Mafia: omicidio del sindacalista Geraci, due arresti 25 anni dopo

Dopo oltre 25 anni dall’assassinio, del sindacalista Mico Geraci, avvenuto l’8 ottobre 1998, la procura di Palermo ha individuato chi avrebbe commissionato e pianificato, per conto del boss Bernardo Provenzano, l’omicidio. Si tratta di due esponenti della famiglia di Trabia, cittadina alle porte del capoluogo siciliano, gia’ detenuti per altri reati, nei confronti dei quali e’ stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare.

Mafia: l’omicidio Geraci, cold case di Cosa nostra 

La sera in cui Domenico Geraci fu ucciso, il sindacalista avrebbe dovuto avere una cena con alcuni assessori del comune di Caccamo, nel Palermitano, per discutere del loro passaggio dal gruppo consiliare dell’allora primo cittadino Nicasio Di Cola a quello dello stesso Geraci, che si apprestava a candidarsi come sindaco per l’Ulivo nelle elezioni della tarda primavera del 1999. Alle ore 20.50 circa, dopo aver salutato l’amico che lo aveva accompagnato con l’auto, suono’ al citofono della propria abitazione. Fu in quel momento che il killer agi’, sparando contro di lui sei colpi di fucile, ed erano poi fuggiti, inseguiti dalle urla della moglie e del figlio maggiore del sindacalista, che, attirati dal rumore degli spari, si erano affacciati alla finestra. Il killer si infilo’ in una utilitaria Fiat, rimasta ad attenderlo con i fari spenti e il motore acceso. Quei due uomini, ha ricostruito la procura di Palermo muovendosi sugli spunti offeti dalla relazione della commissione parlamentare Antimafia della XVII legislatura (presidenza Rosy Bindi), poi finirono ammazzati a loro volta in uno dei tanti regolamenti dei conti mafiosi di quegli anni. Uno dei due venne ucciso da chi aveva commissionato quell’omicidio, ovvero, secondo la procura, Salvatore e Pietro Rinella, due fratelli ed entrambi appartenenti alla famiglia mafiosa di Trabia.

Le indagini, spiega la relazione della Commissione parlamentare Antimafia, non individuarono immediatamente la matrice mafiosa del delitto, messa in dubbio da “alcuni elementi quali la mano inesperta del killer che dovette sparare piu’ colpi, la circostanza inusuale che l’assassino agi’ probabilmente da solo; la circostanza, altrettanto inusuale – si legge nella Relazione – che l’autovettura usata per il delitto era stata oggetto di furto poche ore prima dell’omicidio”. A complicare il quadro c’era il fatto che Nino Giuffre’, capo del mandamento di Caccamo, di quell’omicidio poco sapeva poiche’ i Rinella ubbidivano direttamente al boss corleonese Bernardo Provenzano, e da quest’ultimo avevano ricevuto l’ordine sanguinario. Giuffre’, in ogni caso, mise insieme i pezzi di un mosaico di eventi, e indico’ la matrice mafiosa delitto. Tra lui e Provenzano, sostiene la Relazione, c’era stato un “difetto di comunicazione” che aveva fatto si’ che il capo mandamento non fosse stato informato della perpetrazione del delitto. Nel giugno del 2005 il procedimento venne archiviato, ma la famiglia del sindacalista ha costantemente insistito per la riapertura del caso. Il 16 luglio del 2014 tocco’ a Giuseppe Geraci, figlio maggiore di Mico, raccontare alla Commissione quel giorno di 25 anni fa: “Quando e’ morto mio padre io avevo diciannove anni. Ricordo che ero fuori casa. Io stesso ho ricordi confusi di quel momento, perche’ vedevo persone che andavano e venivano, vedevo mia madre che teneva mio padre, con il corpo riverso in una pozza di sangue. Chiesi ‘cosa e’ successo?’, poiche’ ancora non avevo la nitida percezione di quanto fosse appena accaduto. Mia madre disse: ‘Gli hanno sparato’. Si senti’ male lei, mi sentii male io. Mio fratello era agitatissimo, anche perche’ lui dall’alto aveva visto consumarsi l’omicidio. E’ stato un momento tremendo. E’ chiaro che col tempo abbiamo dovuto gestire una situazione che e’ stata piu’ grande di noi. Qualcuno fortunatamente ci ha aiutato, pero’ le difficolta’ sono state tante, anche perche’, come spesso capita ahime’ in queste situazioni, subito in paese cominciavano a girare delle voci che attribuivano la natura dell’omicidio a contesti totalmente diversi. Un articolo su Panorama (scrisse) anche delle cose poco opportune, che mio padre era una persona discussa e che avrebbe fatto da tramite tra la mafia e ambienti inquinati della sinistra. Io mi sono dovuto difendere, ho dovuto agire giudizialmente. Dico questo perche’ purtroppo c’era un’opinione molto diffusa e questo faceva malissimo a me e alla mia famiglia, perche’ alla perdita di un proprio caro si univano anche i sospetti di personaggi autorevoli, che anzitutto avrebbero dovuto tutelare noi e la memoria di mio padre. Questo ci dava la misura di quanto ancora la verita’ fosse lontana e di quanto ancora nell’opinione pubblica le convinzioni su questo omicidio fossero diversificate”.

Furono ipotizzati diversi moventi del delitto, dalla la vita politica di Geraci, che si era avvicinato al deputato dei Ds Beppe Lumia; all’impegno antimafia degli ultimi tempi; l’attivita’ svolta nel comune fino alle vicende connesse con l’approvazione del piano regolatore e all’operato di sindacalista presso la UIL in cui si occupava di contributi per agricoltori e allevatori. Geraci aveva gia’ subito intimidazioni. “Il movente mafioso – si legge nella Relazione – si potrebbe verosimilmente profilare in ragione dell’attivita’ politica e sindacale di Geraci che metteva in crisi il contesto politico mafioso del territorio. A pochi mesi dalla sua uccisione, infatti, si svolsero le elezioni comunali a Caccamo e la sua candidatura era la piu’ accreditata per un eventuale successo. Da mesi a Caccamo si organizzavano iniziative sociali e progettuali per preparare questa candidatura con un coinvolgimento inedito di larghi strati della societa’. Un’iniziativa in particolare desto’ clamore nel luglio del 1998 perche’ a Caccamo si organizzo’, forse per la prima volta, una manifestazione antimafia dove furono chiamati in causa boss mafiosi e denunciati gli interessi che ruotavano intorno alla mafia del territorio, anche alla luce di un’importante operazione giudiziaria svoltasi poche settimane prima. A Caccamo era decaduto – per uno strano meccanismo elettorale siciliano dell’epoca – il solo consiglio comunale, mentre il sindaco era rimasto in carica. Il 30 novembre 1997, si erano svolte le elezioni per il solo consiglio comunale, facendo registrare un grande successo per le liste alleate che appoggiavano la candidatura di Geraci” Il territorio di Caccamo era decisivo per Cosa Nostra, poiche’ “raccoglieva intorno a se’ diversi comuni, tra cui Termini Imerese e Trabia sulla costa sino a Bagheria, e i comuni di Cerda e Montemaggiore nella parte della zona montana delle Madonie”. 

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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