Mafia, il pentito Grigoli: “per il fallito attentato dell’Olimpico portammo a Roma 150 kg di esplosivo”

“Per il fallito attentato allo stadio Olimpico, Cosa nostra porto’ a Roma circa 150 chili di esplosivo. Dentro il cofano dell’auto, c’era anche un sacco contenente dei tondini di ferro, che dovevano servire per creare quanti piu’ danni possibili. Dovevano sembrare dei proiettili. Dovevamo colpire soprattutto esponenti delle forze dell’ordine. Quando lavoravo l’esplosivo, urinavo rosso. Quando lo maneggiavo, mi bruciava la gola”. A riferirlo, deponendo nell’aula bunker del carcere di Rebibbia nell’ambito del processo per la strage di Capaci, e’ stato il collaborante Salvatore Grigoli, il killer di don Pino Puglisi e che si e’ gia’ autoaccusato di una cinquantina di delitti. “A portare l’esplosivo -ha detto Grigoli rispondendo alle domande del Pm Stefano Luciani- erano Gaspare Spatuzza e Cosimo Lo Nigro. Era contenuto all’interno di alcuni sacchi di iuta. Spatuzza e Lo Nigro utilizzavano una moto Ape di colore verde. L’esplosivo era celato in una rete da pesca. Si vedeva che veniva dal mare. Era di colore rosso-giallastro, roccioso e dovevamo macinarlo per polverizzarlo.

Per renderlo farinoso, utilizzammo prima delle mazze e poi una molazza. Lavorai circa 500 chili di esplosivo. La lavorazione e il confezionamento, inizio’ in un rudere di Nino Mangano e poi ci spostammo in un capannone che avevo preso in affitto in Corso dei Mille”.

“L’obiettivo delle stragi del ’92 e ’93 era far si’ che lo Stato scendesse a compromessi con Cosa nostra, in particolare per abolire il carcere duro che dava particolarmente fastidio ai mafiosi. Questo me lo riferi’ Nino Mangano, dopo gli attentati del ’93. Qualcuno prima o poi doveva farsi avanti. I fratelli Filippo e Giuseppe Graviano avevano in mano Dell’Utri e che avessero degli agganci politici questo era risaputo. Del resto noi volevamo fondare un partito tutto nostro Sicilia Libera”.

E’ quanto ha sostenuto deponendo a Rebibbia al processo per la strage di Capaci, il collaboratore di giustizia Salvatore Grigoli. “Cosa nostra venne contattata anche sul caso del rapimento Aldo Moro. Circostanze queste che ho appreso in maniera confidenziale da Mangano, con il quale avevo ottimi rapporti”.

Il pentito ha anche riferito che “i Graviano raccomandarono, tramite Marcello Dell’Utri un ragazzo che voleva fare il calciatore. Si tratta di Gaetano D’Agostino che entro’ a far parte del Milan”. L’attentato all’Olimpico, ha spiegato Grigoli, “falli’ per il malfunzionamento del telecomando. Le stragi del 93, dovevano essere rivendicate dalla Falange Armata, in maniera tale che le autorita’ competenti non risalissero a noi. L’obiettivo era quello di depistare le indagini. Me lo confido’ Francesco Giuliano”.

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