Mafia: scontro in Commissione Antimafia sulla protezione dei pm di Palermo

E’ scontro aperto all’interno della Commissione parlamentare Antimafia tra il vicepresidente della Commissione, Claudio Fava, e il Movimento 5 Stelle da una parte, e il Pd dall’altra.

Il motivo del malessere sono, per Fava ed i parlamentari 5 Stelle, le mancate azioni del presidente del Consiglio e del Governo per fronteggiare in modo efficace la criminalità e quindi anche proteggere i magistrati palermitani da mesi sotto minaccia. In particolare, Fava e i 5 Stelle – proprio ieri l’Antimafia ha ascoltato in audizione i magistrati della Dda di Palermo: Leonardo Agueci, attuale procuratore facente funzioni, Vittorio Teresi, procuratore aggiunto, Nino Di Matteo e Francesca Mazzocco, sostituti procuratori – accusano Renzi sostenere i magistrati a parole ma di non fare poi seguire le azioni necessarie nella lotta alle mafie: dalla nomina del capo del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, senza responsabile da sei mesi, alle nomine per il comitato direttivo dell’Agenzia per i beni confiscati, alla decisione del Csm di rinviare la nomina del procuratore di Palermo, “proprio nei giorni in cui quella Procura e quella città sono sotto attacco della mafia”.

“Qualcuno spieghi al presidente Renzi – afferma Fava – che la lotta alla mafia non si fa con i comunicati di solidarietà e le generiche affermazioni di principio ma con le scelte operative, con i comportamenti sul campo e con l’assunzione delle proprie responsabilità”. I parlamentari 5 Stelle, che pure sostengono di non voler fare sterili polemiche ma solo di chiedere fatti, vanno oltre.

“Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, in qualità di capo dei Servizi – osserva Giulia Sarti, deputato M5S e componente dell’Antimafia – deve fare luce su una serie di personaggi dell’Aisi che andrebbero rimossi se sono veri gli indicibili accordi con il Dap che avrebbero permesso di far entrare in carcere agenti dei Servizi. E che fine hanno fatto anche quei personaggi del Sisde che lavoravano al tempo del generale Mori e al Ros ai tempi delle stragi del ’92? Il premier per primo deve fare luce, noi siamo qui a chiedergli di esercitare i suoi poteri e dare i segnali necessari”. Infine, i 5 Stelle chiedono “che fine hanno fatto i sette disegni di legge dello scorso agosto che facevano parte del cosiddetto “pacchetto Orlando” per la lotta alla criminalità.

Il Governo dia risposte e si assuma le proprie responsabilità”, concludono i 5 Stelle. A difendere l’operato del Governo e ad attaccare Fava ci pensa il capogruppo Pd in Commissione Antimafia, Franco Mirabelli. “Le dichiarazioni di Fava contro la presidenza del Consiglio, sono sbagliate e strumentali. Il vicepresidente dell’Antimafia ha un ruolo istituzionale che dovrebbe consigliargli di evitare di trattare il tema del contrasto alle mafie per fare propaganda e soprattutto dovrebbe sapere che la sua insistenza a dividere su un tema così importante è dannosa e indebolisce l’antimafia”, afferma Mirabelli. Il quale ricorda a Fava che il Governo che ha approvato il 416 ter contro il voto di scambio, “ha appena depositato una propria proposta di modifica del codice antimafia che cambierà l’Agenzia dei beni confiscati e le stesse procedure per accelerarne il riutilizzo e che nei prossimi giorni sarà definitivamente approvato il provvedimento che istituisce il reato di autoriciclaggio. Infine come sa Fava – conclude l’esponente del Pd – il procuratore capo di Palermo che vorremmo designato al più presto è una nomina del Csm e non del Governo. Molto c’è ancora da fare ma questo Governo e questo Parlamento parlano coi fatti concreti e non con le polemiche”.

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