Mafia: “Senza tregua” sui Nebrodi, 23 arresti. Decapitato clan

E’ stata denominata “Senza tregua” l’operazione della polizia di Stato sui Nebrodi che ha inferto un colpo al clan mafioso di Tortorici dei Bontempo Scavo, nel territorio dove e’ scampato a un agguato il presidente del Parco de Nebrodi Giuseppe Antoci.

Gli uomini del commissariato di Capo d’Orlando e della Squadra mobile di Messina hanno eseguito una ordinanza di misure cautelari emessa dal Gip Salvatore Mastroeni, su richiesta dei sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Vito Di Giorgio, Angelo Cavallo e Fabrizio Monaco, nei confronti di 23 persone di cui 16 sottoposte a custodia cautelare in carcere e 7 ai domiciliari.

Fra gli arrestati, Antonio Foraci, ritenuto il boss emergente di Tortorici, in rapporto di affari con potenti famiglie di ndrangheta calabrese. A pochi giorni dal grave attentato ad Antoci, le indagini hanno dunque colpito il clan dedito a estorsioni e violenze nella fascia tirrenica e di due associazioni per delinquere finalizzate al traffico ed allo spaccio di stupefacenti.

L’operazione “Senza tregua”, che segue quella battezzata “Rinascita”, ha voluto stroncare nuovamente la riorganizzazione della mafia tortoriciana. L’indagine e’ partita dall’arresto di quattro giovani durante un tentativo di estorsione ai danni di un nightclub di capo d’Orlando nell’aprile 2013. Nel corso delle prime intercettazioni e’ emersp che il nuovo boss di Tortorici era Foraci, “U calabrisi”.

Nelle successive indagini dei poliziotti di Capo d’Orlando, coordinate dalla Dda di Messina, e’ stato possibile raccogliere significativi riscontri su elementi tortoriciani attivi in estorsioni per conto del Clan Bontempo Scavo e nello spaccio di stupefacenti, disvelando l’esistenza di una struttura mafiosa pienamente operativa nel territorio nebroideo, tanto da collaborare con la potente famiglia Nirta-Strangio della ‘ndrangheta calabrese.

Foraci, affiancato dalla moglie Calogera Rina Costanzo, dal figlio Cristian e dal fedelissimo Giovanni Montagno bozzone, operava sul territorio, mantenendo saldi contatti con altri appartenenti alla stessa associazione mafiosa, sia in liberta’ (Giuseppe Sinagra, detto “finestra”), sia detenuti Massimo Salvatore Rocchetta), portando a termine estorsioni a tappeto. E’ Foraci il riferimento, operativo anche tramite il figlio all’esterno, in una struttura dedita al pizzo e allo smercio di droga.

Frequenti i contatti con la cosca calabrese, anche ai fini di minacce e pressioni nei confronti di una ditta di Sant’Agata di Militello che effettuava lavori in Calabria e in Sicilia, cosi’ come in riferimento ai canali di approvvigionamento di stupefacenti. Durante un colloquio intercettato Foraci jr si vanta che, durante la detenzione del padre, ha costretto un commerciante a corrispondergli la somma di mille euro.

Il boss di avvaleva del giovane ogni qualvolta era necessario: dopo un rifiuto di pagamento, disse al figlio di recarsi nuovamente presso quell’attivita’ commerciale e dargli un vero e proprio ultimatum “Gli devi dire: fino a stasera ho tempo, poi non ne ho piu'”. Nel corso delle indagini sono emerse, anche diverse progettazioni di rapine ai danni di commercianti locali. La Polizia di Stato ha individuato e monitorato un’altra associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanza stupefacente operante nel centro di Capo d’Orlando, capeggiato da Gaetano Calogero Cambria Zurro.

Il gruppo si riforniva di stupefacenti soprattutto attraverso Vincenzo Corda, palermitano dimorante a Sant’Agata di Militello (sottoposto alla custodia cautelare in carcere).

Alla vasta operazione di polizia hanno collaborato i poliziotti delle Squadre Mobili di Palermo e Catania nonche’ dei commissariati della provincia di Messina e dei Reparti Prevenzione Crimine di Palermo e Catania.

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