Mafia: studenti mobilitati a Palermo,”Sostenere giornalismo libero”

Nel giorno del compleanno di Mario Francese, il cronista del Giornale di Sicilia ucciso a Palermo quarant’anni fa da Cosa nostra, il 26 gennaio 1979, numerosi studenti stamane si sono ritrovati in prefettura, su iniziativa del prefetto del capoluogo siciliano, Antonella De Miro. Giovani delle classi superiori a confronto sul valore insostituibile dell’informazione. A dialogare con loro il giornalista siciliano Paolo Borrometi e il collega messicano Anabel Hernandez che hanno raccontato attraverso le proprie storie e il proprio impegno, nella trincea dell’informazione d’inchiesta e della narrazione di realta’ complesse e oscure, l’importanza della notizia e della verita’. “Qui parliamo di liberta’ di stampa ai ragazzi”, ha detto il prefetto De Miro, “e come bisogna essere giornalisti con la schiena dritta per raccontare la verita’, la storia. Una democrazia richiede la partecipazione, la partecipazione richiede la conoscenza delle cose, dei fatti. L’informazione e’, dunque, “un valore imprescindibile per una democrazia e per il progresso anche culturale della societa’”. Per questo, ha sottolineato il prefetto, “e’ fondamentale che i ragazzi imparino a informarsi e quanto sia importante perseguire e sostenere una informazione libera”.

“Ho voluto dedicare l’iniziativa – ha proseguito il prefetto De Miro davanti ai ragazzi del Liceo Scientifico Galilei, del Liceo Scientifico Croce e dell’Iiss Ascione, accompagnati da numerosi docenti – al giornalista Mario Francese, ucciso da Cosa nostra per avere raccontato con grande acutezza la trasformazione della mafia da agricola ad imprenditoriale, l’avanzata dei Corleonesi, pagando con la vita il prezzo del suo impegno nella ricerca della verita’”. Ha quindi presentato ai ragazzi il giornalista siciliano Paolo Borrometi, gravemente minacciato dalla mafia e costretto a vivere sotto scorta, e la giornalista messicana Anabel Hernandez, la quale dopo la pubblicazione del suo libro inchiesta La terra dei narcos ha dovuto lasciare il suo Paese e trasferirsi negli Stati Uniti. Oggi vive in Italia. Presente il figlio di Mario Francese, Massimo che ha ringraziato il prefetto per l’iniziativa dedicata al padre nel giorno del suo compleanno, felice di poterlo festeggiare con dei ragazzi. Ha quindi ricordato come sia stata impegnativa la ricerca della verita’ sull’omicidio del padre, sulla cui morte erano caduti 20 anni di silenzio e sulla quale e’ riuscito a far luce il figlio minore, consegnando il frutto delle sue ricerche ai magistrati. Paolo Borrometi, ha raccontato l’impegno di un giornalista normale che vuole soltanto poter scrivere la verita’, le minacce e le aggressioni subite dalla mafia di Ragusa e Siracusa, alleata del clan Cappello di Catania, i cui affari imprenditoriali nella filiera agroalimentare sono stati pregiudicati dalle sue inchieste. Ha spiegato ai ragazzi come soffra la limitata liberta’ fisica determinata dal vivere sotto scorta tuttavia ampiamente compensata dall’avere guadagnato, con la sua scelta di perseverare sempre nella ricerca della verita’, la liberta’ di pensare, di scrivere e semplicemente di fare il proprio dovere. Anabel Hernandez ha parlato agli studenti della sua esperienza di giornalista in Messico, in particolare delle sue inchieste sul legame del cartello della droga di Sinaloa, tra i piu’ potenti al mondo, con il Governo ed i poteri istituzionali messicani, disvelato nel libro La terra dei narcos. La giornalista ha ricordato che il Messico e’ il Paese dove negli ultimi anni, pur non essendovi una guerra dichiarata, e’ stato ucciso il piu’ alto numero di giornalisti, 14 soltanto l’anno scorso. Ha quindi evidenziato come il consumo di droga alimenti il traffico internazionale i cui guadagni, in tempi di globalizzazione, penetrano attraverso i circuiti finanziari nelle economie legali. Hernandez ha cosi’ posto il tema della responsabilita’: “I giornalisti con la ricerca della verita’ danno uno strumento, il resto lo deve fare la societa’ con le sue scelte. La verita’ ricercata dai giornalisti in un Paese dove non c’e’ giustizia, consente alla societa’ di prendere decisioni responsabili, realmente orientate al cambiamento”.

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