“Mamma, so di essere diverso ma non piangere, io sono felice così”. Disabili dimenticati? “A scuola li lasciano con i pannoloni sporchi”

“Io sono orgogliosa di mio figlio, nonostante sia una strada in salita, ripida, nonostante le umiliazioni alle quali siamo sottoposti, non bisogna perdere mai la speranza. Il mio Matteo mi ha regalato la comprensione che la vita, anche nella diversità, nella disabilità e nel dramma, deve essere dignitosa. Mi ha insegnato a guardare, nonostante tutto, la vita dalle alture e non dal basso. Tutto ciò nonostante chi sia autistico purtroppo è lasciato solo dallo Stato”.
È questo il messaggio di speranza che “lancia” una donna indomita, Sonia Loreto, madre di Matteo, un bellissimo ragazzo autistico.
“A sette anni, avevano da poco scoperto cosa Matteo avesse. Io spesso piangevo e mi disperavo, non trovando pace alle sue sofferenze, quando una sera mio mi figlio mi guardò e mi disse: Mamma ascolta, io so di essere un diverso, ma ti prego non ti disperare più, non piangere più, perché io sono felice di essere come sono”.

sonia e matteoLa storia di Matteo è una storia molto sofferta ma, proprio nella sofferenza, può essere di esempio per tanti.
“Oggi Matteo ha 11 anni e la diagnosi fu fatta a sei. Matteo é un autistico che parla, non ha avuto danni alla parte verbale anche se la comunicazione non si può considerare della sua età. L’assurdità sta nel fatto, se lo si porta davanti alla commissione INPS – denuncia la madre – per ignoranza non viene considerato come autistico, perché parla ma vi assicuro che ha tutte le disabilità”.
Matteo è epilettico e soffre di continue ischemie.

“Mio figlio prende 11 pillole al giorno, ha già avuto due emiparesi sinistra, ma non percepisce la pensione. A marzo anno scorso – racconta Sonia Loreto – ho vinto la causa, il giudice ha deciso che a Matteo toccasse l’accompagnamento ma a settembre hanno disposto una revisione ed ora siamo stati costretti ad andare in appello. Mio figlio si sottopone a continue perizie e ci dicono sempre che lo fanno per cortesia. Siccome parla, per ignoranza, ci continuano a dire che non meriti l’accompagnamento. Ma vorrei dire a questi signori, si vogliono render conto che sia autistico, che ha continue crisi epilettiche, continue ischemie?”.

Così il discorso di Sonia Loreto si sposta dal personale al generico, essendo lei dell’associazione “guardami negli occhi” che nasce a Pozzallo nel 2012 ed è formata da genitori di bimbi autistici, famiglie in stato di disperazione.

“Ci sono famiglie che non si possono permettere neanche un sostegno psicologico, per elaborare il lutto ma non ci danno strumenti e sostegni concreti. Si stanno finalmente svegliando le procure – annuncia la madre di Matteo -, perché ci sono autistici diventati tali dopo i vaccini. Il problema è che non c’è una cura vera e propria, così c’è un commercio spaventoso intorno al bisogno. I nostri figli sono come le galline dalle uova d’oro. Tutto ciò è triste, davvero triste. Noi genitori siamo spennati”.

La critica della madre coinvolge la scuola del ragazzo.

“La Scuola pratica l’integrazione? No, è una bufala. Oggi Matteo è in quinta elementare e per arrivare ad avere le 24 ore che spettavano, abbiamo dovuto fare ricorso al TAR. È una continua lotta per il riconoscimento dei diritti. I primi due anni di scuola sono stati un calvario, perché hanno tentato di allontanarlo dalla scuola. Io non ho mollato, ho resistito. Mio figlio – declama Sonia Loreto – ha diritto a stare a scuola. Il problema è che ci sono persone che non hanno tutte le responsabilità perché non sono formate, non sono preparate ad affrontare queste situazioni.
Anche l’assistenza latita a scuola e questa, forse, è una delle denunce più forti che la signora Loeto fa.
“Meglio non parlare dell’assistenza che è latitante, assente completamente. Ho dovuto fare una lotta perché ci sono ragazzi che non hanno il controllo sfinterico ed hanno il pannolone.
I Bidelli si rifiutano, dicono di non averne le competenze. Ed infatti manca la figura dell’operatore osa. Ma intanto cosa si fa? Si lasciamo i ragazzi così, in balia di se stessi, sporchi? Ho dovuto urlare fino a quando si è trovata una tirocinante – conclude la madre di Matteo -, che presta servizio gratuito. Tutto ciò è assurdo, vergognoso. Perciò ho detto agli altri genitori di rivolgersi al comando dei carabinieri, questa è omissione di assistenza a persona disabile. Scusatemi, ancora una volta, questo è uno schifo!”.

(FOTO CONCESSE PER LA SPIA DALLA MADRE, CON ESPLICITO CONSENSO)

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

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