Mentre a Pachino sparano, i veri boss fanno affari…

A Marzamemi, meravigliosa frazione balneare di Pachino in Sicilia, c’è la mafia che conta, ed è arrivato il momento di dirlo.
So bene che per aver detto queste cose mi vorrebbero morto, ma non è adesso che possiamo fermarci. Non adesso possiamo stare in silenzio.
Lì a Marzamemi, fra il meraviglioso mare blu abitato nella bella stagione da migliaia di turisti che la raggiungono da tutto il mondo, ci sono i boss più importanti di cosa nostra.
A pochi passi, a Pachino, il macello: sparatorie, tentati omicidi, attentati mafiosi ed uno dei clan più spietati che resistano in Sicilia. Ed il comune è sciolto per mafia, nella continua convinzione degli (ex) amministratori di essere stati “oggetto di una congiura politica”.
Vorrei tanto che la gente possa comprendere ciò che accade, io ci ho provato scrivendolo – con dettagli, nomi, cognomi e società – nel mio libro “Un morto ogni tanto”. Ma per chi continua a far finta di nulla, scrivo questo post.
A Marzamemi si è stipulato il “patto” della mafia che conta.
Come scrivo da tempo, il clan Giuliano, violenta appendice del clan Cappello di Catania, è ciò che serve alla mafia palermitana e trapanese per coprire i propri affari.
E’ qui che trovano riparo, tutti insieme, i più violenti capimafia della storia corleonese e trapanese. È qui che gli affari mafiosi diventano imprenditoria. È qui che la politica va, non a raccogliere i voti ma, ancor peggio, a cercare benevolenze di quella “cosa nostra”.
Vino, locali commerciali, pesce, ristoranti, pomodorino, tutto all’ombra della mafia e alle spalle dei tantissimi imprenditori per bene presenti (ma spesso distratti).
La mafia qui è diventata invisibile per chi vuol far finta di non vederla. Eppure passeggia con i propri cani con le movenze sicure. Fa affari, tanti.
Ed a pochi chilometri si spara, tanto, tantissimo. E quegli spari servono ai boss che comandano (quelli veri) per distrarre l’attenzione dei cittadini, di noi giornalisti e degli inquirenti.
Ma i boss che contano sono lì. Organizzano summit, cene in barca con i più importanti imprenditori nazionali e internazionali, decidono le sorti di molti politici, per poi scaricarli quando non servono più. Almeno tre deputati regionali negli ultimi anni, quattro deputati nazionali, un ex presidente della Regione ed un paio di ministri sono passati da queste latitudini a fare la questua.
Va benissimo andare a fare il bagno nella meravigliosa Marzamemi, andare a cena nei meravigliosi ristoranti e godere di quel panorama naturale eccezionale. Ma leggete ciò che accade, leggete il mio libro, capitene i nomi ed i cognomi, non fate finta di nulla.
Questa è la vera mafia, oramai sganciata dagli affari della droga spicciola, dedicata ai veri affari.
E fra i nomi che cito, boss storici che hanno scelto queste latitudini per ritrovare la propria pace: da Leonardo Greco a Simone Castello (il postino di Bernardo Provenzano), fino alle tracce del fantasma Matteo Messina Denaro.
Tutti qui a svernare. Tutti in pace. Tutti insieme.

Io non taccio! Io non rimango in silenzio, nonostante la paura. Perchè c'è chi spara e chi continua a fare affari e la…

Geplaatst door Paolo Borrometi op Woensdag 20 maart 2019

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

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