Microcredito alle Imprese, quello che l’Amministrazione non ci spiega…

Se per alcuni la comunicazione è un optional, per la giunta comunale di Modica rappresenta una vera e propria partita a poker, nella quale giocare le carte migliori, anche quelle che non ci sono.

Ed infatti, l’anno scorso, dopo la sottoscrizione di una convenzione con alcuni Consorzi Fidi, il Comune di Modica ha comunicato, non senza una certa enfasi, di avere stanziato il cd “Fondo di Garanzia Microcredito alle Imprese Produttive”, per un importo complessivo di €. 150.000,00.

Il Sindaco disse che il Comune avrebbe dato un sostegno a tanti piccoli imprenditori in difficoltà, tanto che in molti si sono convinti che il Comune si sarebbe fatto carico di garantire i prestiti concessi alle imprese dai consorzi finanziari aderenti al progetto.

Alcuni si chiesero se un ente territoriale potesse realmente sottoscrivere una garanzia debitoria a favore di un privato ed ovviamente, a tale domanda, non mancarono i difensori del primo cittadino i quali liquidarono l’interrogativo come sterile polemica.

Oggi, leggendo le determinazioni del responsabile di p.o. competente, ci si accorge che le cose sono assai diverse da come ce le ha rappresentate dal Sindaco Abbate.

Ed infatti, nel sistema del c.d “microcredito alle imprese” si muovono 4 soggetti: a) i consorzi Fidi; b) gli istituti di credito erogatori di un prestito fino ad € 25.000,00; c) il Comune di Modica; d) l’imprenditore beneficiario del finanziamento.

Ora, sulla base della convenzione, l’imprenditore chiede un prestito alla sua banca, per finalità che vanno dalla ristrutturazione di un debito pregresso all’investimento aziendale. La banca, ovviamente, condiziona la concessione del prestito alla prestazione di una garanzia fideiussoria che, in questo caso,  viene data da uno dei Consorzi Fidi aderenti al progetto, per un importo che oscilla tra il 60% e l’80% dell’importo complessivamente finanziato.

Il Comune, a questo punto, per ciascun finanziamento erogato verserà immediatamente, senza alcun obbligo di restituzione, al Consorzio Fidi che ha prestato la garanzia, una somma pari al 6% o 8% dell’importo finanziato dalla banca, a seconda cioè che la garanzia prestata dal Consorzio copra il 60% o l’80% del prestito.

Ciò significa che, come molti di noi avevano immaginato, il Comune non garantisce affatto i debiti delle imprese, perché se lo facesse realizzerebbe un indebito vantaggio a favore di un privato.

La garanzia, cioè quella che in gergo avvocatesco viene chiamata fideiussione, è prestata da un operatore finanziario, dal Consorzio Fidi, e copre solo una parte del debito complessivo.

Se l’imprenditore non riesce a pagare e il Consorzio sarà chiamato dalla banca ad estinguere il debito, anche solo in parte, il debitore subirà la rivalsa dal garante che, a sua volta, non sarà intenzionato a perdere i propri soldini solo per fare un piacere al Sindaco di Modica.

Dal canto suo il Comune si limita a pagare, in favore del consorzio Fidi e non a beneficio del privato, una somma talmente insufficiente a garantire un eventuale inadempimento da parte del debitore, che non può essere definita in altro modo se non come una commissione.

Facciamo un esempio (concreto perché l’ho tratto da una determina P.O. pubblicata sull’albo pretorio del Comune): un imprenditore ha chiesto alla sua banca un prestito di €. 25.000,00 garantito all’80% da un Consorzio Fidi. Il Comune ha versato al Consorzio la somma di €. 2.000,00 pari all’8% dell’importo finanziato (25.000×8/100=2000).

In buona sostanza il Comune paga al Consorzio una cifra a mala pena sufficiente per coprire le spese di istruttoria mentre il rischio dell’operazione rimane, ovviamente, sul Consorzio, sulla banca e, quindi, sul debitore.

Alla fine l’ente avrà speso fino ad €. 150.000,00 senza alcun effettivo beneficio per nessuno.

Qualcuno potrebbe sostenere che se il Comune non avesse predisposto il fondo per corrispondere anche quel poco 6% o 8% i Consorzi non avrebbero concesso la garanzia.

Rispondo che, nella realtà di ogni giorno, nessun operatore economico si accollerebbe un alto rischio finanziario al quale conseguirebbe l’altrettanto alto rischio di dovere intraprendere, con spese non indifferenti, azioni giudiziarie per il recupero coattivo delle somme garantite e con l’alea di non ottenere la restituzione dell’intero importo anticipato e tutto questo solo per conseguire, senza obbligo di rimborso, la “mancia” pagata dall’ente.

Stiamo parlando di soldi, non stiamo raccontando favole!

In ogni caso, credo che l’aspetto più significativo, in tutta questa vicenda, sia il modo con cui l’amministrazione comunale ha descritto e propagandato questa operazione.

Anziché dire: “abbiamo messo a disposizione €. 150.000,00 a fondo perduto per agevolare le pratiche di concessione delle garanzie da parte dei Consorzi Fidi”, il Sindaco ha detto e continua a dire: “abbiamo istituito il FONDO GARANZIA PER IL MICROCEDITO ALLE IMPRESE”, cioè dice, almeno per chi comprende ancora il significato delle parole, “abbiamo istituito un fondo per garantire, noi come Comune, i debiti delle imprese in difficoltà”.

Ora, questa metodologia comunicativa manifesta, a mio modesto modo di vedere, una cultura politica tipica del passato, una cultura politica made anni ’90 che ha fatto dell’edulcorazione comunicativa la sua arma più efficace, che ha prodotto aspettative sui bisogni dei cittadini, che per anni si è nutrita elettoralmente attraverso la disperata speranza di centinaia di giovani quotidianamente stipati nelle segreterie politiche di questo o di quel senatore, di questo o di quel deputato, di questo o di quell’amministratore.

Fortunatamente, sulla base degli errori del passato, oggi sappiamo che le parole sono pietre su cui fondare il consenso e che la fiducia elettorale, base del mandato democratico, non può essere la sostanza di cui sono fatti i castelli di cartapesta ma la malta per edificare il futuro dei nostri figli…

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