Migliaia di cuori che pulsano per una speranza di vita: “Noi siamo Mauro”

Manifestazione per Mauro 2

Tremila o quattromila cuori che battevano all’unisono, in un unico cuore. Il cuore di Mauro, il cuore di Modica, il cuore di chi non si arrende alla logica del “nun se po’ fa”, ma rilancia, urlando a squarcia gola: “Ammazza anche me”. Questa frase che, a primo impatto potrebbe risultare negativa e pessimista, oggi nella “piccola” ma storica città della Contea, è risuonata come un monito per chi Governa. “Basta fare leggi per le banche, basta tutelare gli interessi dei più forti, anche perché se i più deboli si stringono insieme, se il popolo riesce a capire che è più forte di un “comitato scientifico”, quello è il momento in cui chi Governa deve avere paura!”. Una sorta di rivoluzione pacifica, in sostanza una rivoluzione dei diritti da tutelare, quella che stamane a Modica hanno posto in essere i tantissimi ragazzi delle scuole cittadine, di qualsiasi ordine e grado, con poche attenuanti per chi non c’era: ha perso una grande, enorme occasione di libertà. Oggi Mauro, questo ragazzone di 23 anni tutto cuore, era in Piazza Matteotti, anche se fisicamente non c’era. Ma lui era lì. Erano le sue le gambe, piccole o grandi, di bambini o genitori, di ragazzi o di donne, di ogni persona che è riuscita ad urlare il suo nome, il proprio nome, a squarcia gola. Mauro oggi chiede una speranza e combatte una battaglia che, a giudicare dai visi e dalla determinazione di queste nuove generazioni, ha già vinto. Mauro sta lottando, sta scavando un solco di sofferenza e dignità, Mauro è riuscito a far risvegliare coscienze che apparentemente risultavano sopite. Un “miracolo” i cuori che battevano insieme, le braccia che si univano, le mani che si stringevano. Mai era accaduto a Modica ciò. O forse si, nelle grandi occasioni, che non sono le fatiche sportive a farci sentire Italiani, ma le imprese di uomini. Come quando finì quella seconda guerra mondiale e la gente si riversò in piazza, con lo stesso ardore, con aumentata passione, oggi uomini e donne hanno riacquistato e riscattato la propria civiltà, partecipando ad una battaglia storica: quella alla vita! “Mauro potresti essere Tu, potrei essere io, potrà essere tuo figlio o mio figlio”. Per questa ragione è fin troppo stucchevole lottare per lui, bisogna rivoluzionare il modo di pensare, tutelando i propri diritti. Quelli sanciti dalla Costituzione Italiana e letti, con voce da bambino ma intensità da uomo, da Giuseppe, soltanto 10 anni e cuginetto più vicino a Mauro. Un inno alla vita, quello innalzato al cielo da parte delle zie di Mauro, Delfina e Patrizia Carta. Un grido di dolore e di speranza, quello conclusivo della sorella, Simonetta Terranova. Manifestazione per Mauro 3Il loro racconto, “quel maledetto vaccino che Mauro fece”, questi principi cardine hanno scaldato una mattinata ottobrina, con sole e calore agostano. E poi gli interventi dei ragazzi delle scuole, di chi, non va dimenticato, rappresenta la speranza della propria Nazione. Chi sarà la classe dirigente del domani, perché quella di oggi, totalmente assente in Piazza Matteotti, ha confermato di avere perso, ancora una volta! Nessun rappresentante istituzionale, fatto salvo il primo cittadino di Modica Ignazio Abbate, l’assessore Rita Floridia ed il Presidente del Consiglio Comunale, Roberto Garaffa, ci ha messo la faccia, oggi. Ma, in fondo, meglio così. D’altronde se Mauro chiede di curarsi oggi, è proprio perché questa classe dirigente gli ha negato le cure. Quelle cure “compassionevoli” che rappresentano una speranza. Quel metodo “Stamina” che viene inneggiato come una manna dal cielo. Quel nome, Prof. Vannoni, individuato come un Messia. C’è chi non ci crede? Bene, mi domando, e che male c’è nel dare una speranza, comunque? È scientificamente provato che non facciano male, se non faranno bene, almeno avremo regalato una possibilità di sognare a chi ci spera. Con la forza e la determinazione di essere “Mauro”. Un ragazzo, un uomo come chiunque, soltanto un po’ più fortunato. Si, non ho sbagliato, più fortunato. Perché nel Suo nome, oggi un’intera collettività ha riscattato sé stessa, gettando un ponte verso la “vita”. Una vita che, oggi e domani, si chiamerà Mauro e guai a chi la tocca. Perché chiunque toccherà la speranza di questa vita e di altre 25 mila come lui, che aspettano le stesse cure, si farà male. Molto male. Parola di cinquemila cuori all’unisono, che piangono, soffrono, lottano, insomma: vivono!

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