Modica, basta dirlo al Sindaco (usanze italiche da Modica in sù!)…

Oggi mi sforzerò di esporre un concetto non semplice da rappresentare, sebbene strettamente connaturato alle usanze del popolo italiano e agli effetti che esse solitamente hanno prodotto e producono nel tempo.

Partiamo da un esperimento su un fatto banale ed esemplificativo, che ho voluto fare di persona, sapendo che le segnalazioni eseguite presso gli uffici di manutenzione vengono spesso esitate con grande lentezza.

Per circa due settimane si è verificata una perdita d’acqua nella Via Filarota, a Modica Alta. Visto che nessuno è intervenuto ho provato a pubblicare alcune foto su Facebook.

Dopo un paio di giorni, la tubazione era stata riparata e la perdita eliminata, anche se alcune basole di pietra, tolte per eseguire l’intervento, non erano state ripristinate in modo definitivo.  Nell’immediatezza ho pensato che gli addetti alla manutenzione non avevano ripristinato la pavimentazione in attesa di verificare la tenuta della riparazione, ma dopo oltre una settimana mi sono chiesto come mai nessuno fosse più tornato a completare il lavoro. Quindi ho pubblicato un’altra foto, sempre su facebook.

Non ci crederete, dopo nemmeno tre giorni le basole di pietra sono state ripristinate a perfetta regola d’arte.

Questo fatto mi ha confermato quanto riferitomi da alcuni amici e cioè che le segnalazioni o le richieste di interventi manutentivi sono esitate in tempi celeri solo se formulate direttamente al Sindaco o mediante i social, ad esempio sul profilo del primo cittadino.

Ciò premesso, se da un lato l’attivismo del nostro appare encomiabile, perché restituisce risposte celeri alle istanze dei singoli cittadini, tuttavia esso si basa su un modello gestionale distorsivo delle funzioni e dei compiti dell’organizzazione amministrativa e produce un effetto perverso di deresponsabilizzazione dell’apparato burocratico, a tutto discapito del concetto di efficienza.

Questo arcaico modello gestionale presenta diversi profili di criticità, quelli cioè che hanno indotto il legislatore italiano (già dal 1885) a porsi il problema del rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione. In merito si è parlato in passato e se ne parla ancora oggi di procedimento amministrativo, inteso come sistema regole uguali per tutti nel quale la struttura organizzativa e la responsabilità del funzionario preposto consentono al cittadino di pretendere e ottenere l’immediata soddisfazione dei suoi diritti.

In buona sostanza, mentre la storia ci spinge verso un concetto più moderno di efficienza amministrativa, a Modica (ma, devo ammettere, in Italia in generale) si persegue un modello antistorico, fondato sul contatto diretto tra il politico e i cittadini, oggi realizzato anche mediante i social network, e prevalentemente basato su una logica “commerciale” (rectius sinallagmatica), una logica che si fonda su regole che non possono essere uguali per tutti (e quindi inevitabilmente discrezionale), rimessa all’improvvisazione e drammaticamente legata alla sopravvivenza di una certa esperienza politico-amministrativa.

E mentre la realtà contemporanea ha raggiunto livelli di complessità mai conosciuti in precedenza, che possono essere tenuti sotto controllo solo attraverso il rispetto di regole certe e un sistema di organizzazione basato sulla divisione specifica dei compiti nel quale la funzione dell’apparato amministrativo non può prescindere dalle responsabilità della burocrazia (uso il termine nel suo significato letterale e non in quello comunemente inteso), in Italia si persegue ancora e con ostinazione l’usanza, tanto amata dai nostri politici, di sostituirsi alla struttura amministrativa, rinunciando parò al compito precipuo di chi è eletto, che è quello di promuovere gli atti di indirizzo (cioè le scelte fondamentali per il futuro della collettività secondo una specifica visione di lungo periodo) e di vigilare affinché la burocrazia li esegua in modo corretto.

A questo punto non c’è più certezza, trasparenza, oggettività dell’azione pubblica, a tutto discapito del diritto di ognuno, inevitabilmente derubricato nella sfera del beneficio oggetto di concessione al quale corrisponde l’obbligo restitutivo del consenso politico.

Ma non è tutto.

Paradossalmente questo obbligo restitutivo si inverte in strumento di condizionamento dell’agire politico, quando si brandisce il consenso come strumento di pressione per ottenere la soddisfazione delle istanze individuali.

Inevitabilmente, però, in assenza di regole oggettive, le esigenze dei singoli finiscono per contrastare tra loro, determinando un conflitto che genera a sua volta il convincimento dell’abuso. Scatta la reazione e si rivendica la Giustizia di fronte al torto subito, si chiede l’intervento delle autorità competenti e si aprono le maglie del contenzioso giudiziario.

A questo punto tutto si blocca e restano solo le cose incompiute (pubbliche e private).

Chi ne paga le conseguenze?

Tutti, purtroppo!

Alla fine ci si ritrova sempre a dovere ricominciare da capo, dalle macerie, come accade oggi  al Comune di Roma, dove la Serracchiani ha detto che si deve scrivere una nuova  pagina.

Ecco, in Italia c’è sempre un nuovo inizio d percorrere, sempre un nuova pagina da scrivere, sempre una nuova narrazione da raccontare, ovviamente diversa dalla precedente.

L’Italia, di cui Modica è una bellissima esemplificazione,  è il luogo della perenne soluzione di continuità in una perenne immutabile reiterazione delle cattive abitudini: quelle dei politici che fanno quello che hanno sempre fatto e quelle dei cittadini che sanno solo lamentarsi, almeno fino a quando non hanno bisogno di un piccolo favore…ed allora…

Io, detto sinceramente, mi sono stancato!

E voi?

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