Modica, i topini in maschera…!

C’era una volta una città famosa in tutto il mondo per due cose: il suo prelibato oro nero e il “Grande Festival dei Topini in Maschera”. Era questo un evento di caratura internazionale nel mondo dei piccoli parassiti di città. Vi partecipavano praticamente tutti, dalle blatte e le loro sorelline blattelle germaniche, quelle più piccoline ma ugualmente spiritose, agli scarafaggi e affini e, ovviamente i topini, quelli belli grassocci (come cantava il quartetto Cetra nella famosa versione de La Vecchia Fattoria).

I topini erano i veri grandi protagonisti della festa, si preparavano per tutto l’anno confezionando i vestitini e le mascherine più sgargianti ed originali, tanto che nessuno, nel resto del mondo fognesco, riusciva mai a competere con essi.

Gli uomini, dal canto loro, non sembravano affatto interessati a quello che facevano gli animaletti durante il periodo carnevalizio ed anzi tendevano ad occuparsi di ben altre situazioni e ad affrontare la questione con altre e sicuramente più tristi modalità. Una volta, ad esempio, organizzarono una sfilata cui parteciparono tutti gli studenti del paese, tutti vestiti a tema (se non ricordo male il tema era Cappuccetto rosso o qualcosa di simile) e tutti lì a seguire un percorso allestito lungo la strada principale e all’interno del quale c’erano delle stazioni che riproducevano i diversi momenti della storia allo scopo di ottenere catarticamente un insegnamento morale. Vi immaginate, che gran tristezza!

I topini, invece, facevano baldoria, organizzavano carri allegorici e ballavano e cantavano le canzoni brasiliane, si lanciavano la schiuma gli uni contro gli altri, si picchiavano con mazze di plastica debitamente rinforzate e soprattutto sparavano petardi e fuochi d’artificio. La festa, poi, si concludeva con la grande sfilata delle mascherine topigne, in cui ogni partecipante poteva sfoggiare il proprio vestitino. C’era chi indossava la maschera del leone, chi del gatto, chi della stella marina e chi del Gruffolò. I topini femmine (non posso tradurre topino al femminile per non incorrere nella censura) preferivano vestiti più consoni alla loro grazie. Se ne vedevano vestite da Principessa, da Cenerentola, da Elsa e Anna di Frozen e anche delle Winx.

Era proprio una bella festa, alla quale si partecipava con grande allegria e con un’unica finalità: divertirsi!

Come ogni cosa, però, anche il “Grande Festival dei Topini in Maschera” vide il suo epilogo, un tremendo giorno di febbraio, quando un manipolo di uomini brutti e cattivi decisero che la festa del Carnevale apparteneva solo a loro e per questo decisero di annientare tutti i piccoli ed indifesi parassiti che si trovavano in città e soprattutto quelli che avevano avuto la malaugurata idea di vivere anche solo nelle vicinanze delle scuole!

E come ogni storia triste che si rispetti, la cattiveria di quei bruti a due zampe e del loro capo supremo raggiunse il suo apice quando, dalla Residenza di Città, fu levato il grido di battaglia e si stabilì che il grande annientamento di scarafaggi e ratti lo si sarebbe celebrato proprio nel giorno del Grande Festival dei Topini in Maschera, perché solo gli uomini avevano diritto di godersi balli e i frutti dolci dei balzelli! Oltre tutto, ma lo si dice solo per amor di correttezza, questa coincidenza avrebbe consentito agli studenti di godersi meglio e a pieni polmoni l’aria fresca della piazza allestita a festa e di farlo dall’alba fino al tramonto e ancora per altri due giorni interi, fino ad esaurimento scorte! Che bellezza!

Quel giorno, lungo i corridoi e le stanze deputate all’esecuzione della pena riecheggiarono gli stantuffi asfissianti dei disinfestatori e mentre le tenebre calavano tra le stelle filanti rimaste inerti nelle tane prima sfavillanti, dall’altra parte, lungo lo stradone immenso, un paese intero brindava e saltellava, i bambini in maschera sfoggiavano le loro mascherine allegre sotto lo sguardo soddisfatto delle mamme e dei papà.

Quel giorno, nel mondo degli esseri che vivono sotto strada, è ricordato con grande dolore, il dolore misto alla nostalgia di un tempo andato in cui anche i topini e le blattelle, sebbene esseri ripugnanti e molto fastidiosi, ridacchiavano allegramente fra scherzi, sbuffi, finta seta e crinolina.

Ogni anno, nella stessa data in cui certuni sono soliti spezzar le reni a suon di mazza, così per gioco e per diletto, il padrone della fiera si sbalocca dal verone con salace gusto a rinnovare il ratto della festa, con ordini di stanza che durano tre giorni almeno…per la gioia dei novelli pinocchietti…

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