Modica, il boom e il tric-a-trac…

Oggi potrei parlare di come, intorno all’amministrazione, si stia stringendo la morsa della questione finanziaria. Potrei commentare in merito all’autolesionistico disegno abbatiano di una campagna elettorale permanente, finanziata dalle assai precarie casse comunali o del metodo inutilmente arrogante con cui Sindaco e giunta sono riusciti, in appena due anni, a stravolgere il bilancio dell’Ente, facendo riemergere, oggi concreto più che mai, il fantasma del dissesto economico.

Ma non parlerò di tutto questo.

Mi permetto, invece, di fare qualche osservazione sul turismo in città, di cui, secondo l’amministrazione, Modica starebbe vivendo uno sviluppo mai visto in precedenza.

Ebbene, mi dispiace deludere coloro che esaltano con entusiasmo i blandi numeri delle presenze turistiche modicane. Purtroppo quello che vediamo tra i vicoli di Modica Alta o nel passeggio di Modica Bassa non è vero turismo.

Ed infatti, basta spostarsi a Scicli o a Noto, in un giorno qualsiasi, per capire cosa si deve intendere per “presenza turistica”. I numeri della città vescovile, in particolare, sono impressionanti ed appaiono di immediata percezione ad occhio nudo.

Se poi non si ritenesse sufficiente guardare alle città più vicine, ci si può spostare verso la riviera ionica dove, nella costellazione di micro-realtà turistiche, Taormina rappresenta il modello più evoluto. Quest’ultima città, elegante e superba, mentre guarda al potente vulcano con lo sguardo appassionato di un amante, accoglie tutto il mondo in un lungo passeggio di volti, di lingue, di stili più disparati e diversi tra loro.

A paragone, ci si rende conto che quello di Modica è solo l’embrione di un’esperienza che deve essere ancora vissuta e sviluppata attraverso la corretta visione del mondo ed un chiaro progetto di crescita.

Ciononostante c’è chi manifesta un atteggiamento provinciale, sostanziando la convinzione che tutto quello che viene fatto è il massimo che si possa fare. C’è un approccio di cieca presunzione, tipico della più crassa ignoranza e identitario di chi non è mai uscito dal proprio guscio mentale, di chi non è abituato a confrontarsi perché non ha preso coscienza dei propri limiti: un atteggiamento che deve essere contrastato e superato, in quanto sintomo di bigotto oscurantismo.

A costoro dico che bisogna guardare al mondo di farlo non con l’insostenibile spirito competizione  (ridicoli i commenti di chi dice che Modica ha superato Perugia e Torino in fatto di cioccolato), ma con la stessa bramosia dell’apprendista, di colui che osserva il maestro per carpirne i segreti, farli propri, somatizzarne l’essenza stessa e replicare e migliorare aggiungendo, alla fine, la propria identità.

Permettetemi di dire, senza voler fare polemica, che il trenino barocco, così come è stato concepito, con quelle narrazioni non coerenti, a volte comiche e scoordinate, con quella eterogeneità di musiche, con gli stereotipi più banali della sicilianità, non è il miglior modo per intraprendere un progetto di accoglienza turistica. A maggior ragione se si considera che proprio il trenino barocco ha escluso una tappa a S. Giovanni e al Pizzo, due tra i luoghi più belli della città.

La Casa Quasimodo è chiusa (perché il Comune ha tagliato i fondi), come chiusa la Chiesa Rupestre (per il medesimo motivo) come chiuse tante belle chiese sparse in città. Marina di Modica non ha visto nessuna progettualità idonea a candidarla tra le spiagge più ambite del comprensorio e il centro storico ha offerto solo qualche passeggiata tra i vicoli (rielaborazione delle mille passeggiate barocche cui siamo abituati oramai da decenni) e qualche ora di ZTL davanti S. Pietro (in questo Abbate ha copiato, sebbene a modo suo, dal programma di Giovanni Giurdanella).

Bisogna ammettere, quindi, che abbiamo un problema e che questo problema coincide con il nostro stesso modo di concepire l’esperienza turistica e la pochezza quantitativa e qualitativa delle iniziative intraprese.

A questo punto mi sorge spontanea una domanda: chi si riempie la bocca sostenendo la tesi di un boom, di cosa parla veramente?

Ah! ecco, ci sono! Di bummi offerte dal comune, in occasione delle feste di quartiere…ovvero la massima espressione di un’esperienza amministrativa che ha fatto del “tric-a-trac” il vessillo più alto, tra le ceneri della nobile Contea…

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