Modica: la melagrana, il verme e la faccia buttana…

Anno 2019. Nella melagrana spaccata di Gesualdo Bufalino si è insinuato un verme; la melagrana è Modica, il verme è quello dell’ipocrisia che in questo articolo chiameremo prosaicamente  “facciazza buttana” così da capirci ancora meglio … 

I fatti eclatanti e arcinoti da cui si parte sono l’omicidio di Peppe Lucifora e il gesto estremo di Antonio Aurnia: ne ha scritto pochi giorni fa l’amico e collega Paolo Borrometi, questa riflessione in cinque punti vuole aggiungere qualcosa e nasce da una chiacchierata fatta tra noi due, la classica chiacchierata amichevole e confidenziale di fine anno …

  1. Una città, piccola o grande che sia, per ben vivere necessita di un numero maggiore di uomini e donne onesti, lavoratori, ligi ai doveri personali e di comunità rispetto ai vermi, ai parassiti, alle facciazze buttane, agli strozzini e ai delinquenti. Fin quando i secondi rimangono in minoranza  si va avanti, quando le facciazze buttane prevalgono la collettività si disgrega, implode e una città diventa ghetto. Modica, ancora oggi, così mi risulta, pur tra mille difficoltà va avanti e dunque è la matematica a confortarci e a ricordarci che i “buoni” sono più dei “cattivi”. Ma non basta, serve uno scatto d’orgoglio, serve che il chiacchiericcio diventi denuncia formale; chi si senta oppresso e abbia le “prove” denunci gli oppressori con i mezzi che la legge mette a disposizione. Perché da due tragici fatti di cronaca si è colto, nel 2019, il segnale che le facciazze buttane sono in preoccupante aumento!
  2. A proposito di chiacchiericcio indistinto, di “cuttigghiu” e dei delatori vaghi e subdoli che si improvvisano giornalisti su Facebook e investigatori in piazza Matteotti: a Modica vi sono sempre molti imprenditori onesti che garantiscono contratti e stipendi puntuali a migliaia di lavoratori e che, in particolare nella vicenda di Aurnia, sono diventati bersaglio degli scansafatiche e delle iene da tastiera perché a sparare nel mucchio si fa presto e l’invidia o l’acredine personale possono magnificamente sfogarsi in casi come questo. Non va bene anzi è una vergogna. Senza la spina dorsale degli imprenditori più in gamba anche in questa città, come purtroppo è già accaduto in altre realtà analoghe del Mezzogiorno, mezza popolazione sarebbe già o emigrata al Nord o avrebbe alimentato la manovalanza della criminalità organizzata o, nel migliore dei casi, camperebbe male col reddito di cittadinanza. Antonio Aurnia, così dicono indiscrezioni da fonti attendibili, ha lasciato 3 o forse 4 nomi e cognomi di imprenditori in questa sua sorta di “testamento-denuncia” ma, con tutto il rispetto per il suo gesto estremo e individuale e per la sua storia personale, bisogna che vi siano riscontri concreti prima di mettere qualcuno alla berlina. E soprattutto bisognerebbe conoscerli questi nomi prima di aprire la bocca a vanvera o insinuare con le dita buttando giù due righe a casaccio. 
  3. Ad approfittare del chiacchiericcio indistinto del punto 2) sono proprio le “facciazze buttane” anzi le facciazze più buttane di tutte: sono i tanti che quando Aurnia aveva denaro da investire e spendere pure in progetti avventurosi lo circondavano di “affezione” e “amicizia” incitandolo ad aprire il portafogli; ben sapevano costoro, perché non erano e non sono cretini, che sarebbe invece stato opportuno, a un certo punto, suggerire davvero con affezione e amicizia di fermarsi o quantomeno di rallentare ma non lo fecero affatto, anzi … Costoro, a distanza di qualche anno, nei tre giorni di lutto hanno invaso le piazze modicane reali e virtuali di discussione con ricordi affettuosi, elogi sperticati e lacrime a fiotti nascondendo sotto il tappeto della loro ipocrisia i concetti di dignità, autocritica, pudore e dovuto silenzio. Costoro, a modesto avviso dello scrivente, sono il maggiore pericolo per Modica: piuttosto bravi a scrivere e a parlare, scaltri a denunciare la pagliuzza nell’occhio altrui per  nascondere la trave che gonfia i loro di occhi, una sorta di prestigiatori che fanno il gioco delle tre carte ai modicani e contano i like e i cuoricini a fine giornata sui loro post e le strette di mano raccolte al Corso nell’elogiare i defunti. Del resto l’avvento e il proliferare dei social, l’evoluzione-involuzione della politica, la disgregazione di alcuni modelli culturali e il rafforzamento di altri hanno modificato il concetto di “popolarità”. In tanti traggono un esagerato giovamento e compiacimento dal numero di like e cuoricini che in serata contano sul proprio post su fb e sulla frase del giorno twittata in mattinata piuttosto che dai commenti e ammiccamenti virtuali sulle proprie foto caricate su instagram. Ma se tutto ciò può “passare liscio” quando si tratta di una foto di scacce e pastizzi piuttosto che della generica e spesso inutile reprimenda alla “casta” o ancora del vestito scintillante e del nuovo taglio di capelli, quando ci sono i morti di mezzo bisogna fermarsi! Vi sono fatti, scelte, storie, contesti e uomini e donne per cui si deve agire, parlare e scrivere (e pure “postare” e “twittare”) mettendo avanti i “vecchi principi” di lealtà, amicizia, rispetto della verità e onorabilità e lasciarsi alle spalle la novella e spasmodica ricerca del dover piacere al maggior numero possibile di persone/utenti/profili/lettori. Nel dubbio se rischiare o no di essere “impopolari” ricordate che un grande giornalista, Indro Montanelli, chiamò la sua rubrica di corsivi “Controcorrente” e che la popolarità e una bella cosa solo quando si è nel giusto. Le facciazze buttane possono godere di breve popolarità ma nel medio e lungo periodo danneggiano gli altri, vale in tutto il modo questo ragionamento, oggi vale moltissimo a Modica.  
  4. L’omicidio efferato di Peppe Lucifora sarebbe legato al denaro altro che giochi erotici. E il giro di soldi dietro a quest’uomo (pure in questo caso facciamo riferimento a indiscrezioni puntuali da fonti attendibili) sarebbe tale da aprire uno squarcio molto simile a quello che ha inghiottito Antonio Aurnia. Dunque se i sospetti e gli indizi sono più d’uno e c’è nella nostra città un grosso giro di prestiti privati a interesse è il momento giusto per aprire un dibattito pubblico trasparente, audace e sincero per evitare che si aprano altri squarci, altre ferite e vi siano altre vittime. Se no ci condanniamo a campare per scrivere qualche post su Facebook o per strizzare d’occhio all’amico quando notiamo il presunto strozzino che mangia la pizza al tavolo vicino al nostro. E basta. Per aprire un dibattito pubblico serio e audace serve ben altro … servono cervelli, cittadini, autorità e sentimenti che vogliano fare “politica” ovvero intendano gestire la “polis” Modica, analizzarne le criticità e trovare soluzioni ai problemi. Fatevi avanti! 
  5. Di aste giudiziarie si parla da anni. Vogliamo spiegare e ricordare un paio di concetti fondamentali senza sparare nel mucchio? E’ inutile prendersela con il “compratore”, gli eventuali avvoltoi sempre lo precedono nella catena della rovina economica. Il compratore acquista un bene all’asta, il sistema che ha portato, spesso con un ribasso osceno, quel bene alla vendita finale è composto da ben altri soggetti e in cima, signori cari, c’è quello che si chiama “legislatore”! Di promesse, idee, proclami e impegni a cambiare radicalmente le leggi che regolano mutui, prestiti, sequestro dei beni posti a garanzia e vendita di questi ultimi nelle aste giudiziarie ne abbiamo visti e sentiti a bizzeffe da qualche anno … In concreto però nulla! E allora ci sono partiti e movimenti a cui rivolgersi perché a Palazzo Chigi, Palazzo Madama e Montecitorio siedono, a costituzione vigente, coloro i quali possono allontanare gli avvoltoi e evitare altri cadaveri, magari modificando la legislazione che regola, in generale, i rapporti tra i cittadini e le banche e, in particolare, la gestione del recupero dei crediti. Funziona così o perlomeno così dovrebbe funzionare …

n.b. La “facciazza buttana” è espressione magnifica e fulminante del nostro dialetto, racchiude in sé l’ipocrisia, la doppiezza, la sfrontatezza e la spavalderia di chi si è infilato nella nostra melagrana e uno ad uno ne sta infettando e mangiando i chicchi. E’ il volto (metaforico) del corpo estraneo alla nostra comunità, va individuato e (sempre metaforicamente) schiacciato da verme qual è. Il 2020 potrebbe essere l’anno giusto per schiacciare il verme, senza paura. Per certi versi questo verme è il nemico più pericoloso, può far più danni degli affaristi senza scrupoli, degli “avvoltoi”, degli scansafatiche e degli altri “cattivi”. Perché denuncia solo quel che gli conviene, tace sulle proprie miserie e può trovare sponda, like, strette di mano e consenso tra i più semplici e ingenui mentre liscia e lucida le penne e le piume agli avvoltoi. Senza presunzione ma con dedizione alla propria città ci sarà tempo e modo di approfondire per il sottoscritto e per l’amico e collega Paolo Borrometi che ringrazio per lo spunto di questa riflessione. Lo si farà anche correndo il rischio di risultare “impopolari”. Perché vogliamo una città “in forma di melagrana spaccata” ma una melagrana rossa, sana, matura, profumata e gustosa. Senza vermi. Buon anno a Modica e ai modicani.  

Emiliano Di Rosa 

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43 anni, giornalista da 20 e professionista da 12, una lunga esperienza di cronista parlamentare alle spalle, tanto a Roma quanto a Palermo, assieme alla passione per tutte le vicende politiche che riguardano, in particolare, gli enti locali siciliani.

4 COMMENTI

  1. Ho preso una casa a Modica tre anni fa e l” ho trovata una citta” sana e accoglientee con gente sincera. Se adesso sta cambiando bisogna riportarla a una citta” dove vivere onestamente e senza ipocrisie visto che questa dote ( l” ipocrisia ) esiste ormai ovunque. Bisogna fare tuttu cio” che e” possibile per tornare alla serenita” e alla limpidezza dei gesti e della mente , bisogna ritornare a Vivere con altruismo e sincerita”
    Buon lavoro per il 2020

  2. A me da Modicano puro tutto ciò dispiace e disturba, modica è una città di gente per bene e laboriosa per la maggioranza, sicuramente Paolo ne sa più di me, purtroppo i due fatti sono avvenuti ravvicinati ed hanno sconvolto il tranquillo tran tran quotidiano. Io Aurnia lo conoscevo siamo stati insieme un paio di serate era persona buona e corretta, un perfetto Modicano, per quello che so non iinvocherei mafia Modicana che non esiste a lui l’hanno fregato rapporti con i catanesi che l’hanno fottuto, francamente incolpare modicani è eccessivo, il suo gesto è stato eccessivo ed anche iimmotivato tranne per il suo orgoglio personale, in ogni caso aveva di potere vivere magari in modo più contenuto e si cresceva le sue splendide bambine con cui l’ho visto giocare ed amare, a modica si dice a menti è un filu ri capiddi, però non scomodiamo mafia locale che non esiste o è poco significativa,rispettiamolo per il grande Antonio amico di tutti, facciamo meglio e se ci asteniamo da commenti impropri è meglio e lo rispettiamo per come merita.

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