Modica, la protesta silenziosa e l’indifferenza assordante…

Circa otto giorni fa, a S. Teresa, un residente del quartiere si è fermato davanti alla Scuola, indossava una tuta bianca e una mascherina antipolvere, di quelle usate dagli operai, e teneva un cartello bianco su cui era scritto:

SINDACO

SALUTE E SICUREZZA

SCONOSCE AGENZIA IARC

TUMORI DA PM 2.0 A PM 10

GRUPPO 1 UGUALE AMIANTO

Ora, è bene fare una breve premessa: l’IARC, ovvero Agenzia Internazionale per la Ricerca Sul Cancro, ha individuato una serie di elementi cancerogini e li ha suddivisi in 4 gruppi. Nel gruppo 1 sono comprese le 113 sostanze con il più alto tasso di rischio cancro, tra le quali il benzene.

Con riferimento specifico al benzene e all’inquinamento atmosferico derivato, il 90-95% della popolazione urbana in Europa è esposto a livelli di PM (materia particolata) 2.5 , superiori a quanto stabilito dalle linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria, l’81% a corrispondenti livelli di PM10, più del 97% a concentrazioni di ozono, e il 94% a concentrazioni di Benzo(a)pirene, sempre superiori alle soglie OMS.

Alla luce di questo breve chiarimento, si comprende che il nostro concittadino stava manifestando contro l’eccessivo livello di sostanze cancerogene disperse nell’aria dal traffico veicolare e che, ogni giorno, ognuno di noi, compresi i bambini, respira in quantità non indifferenti. In buona sostanza stava dicendo che nella nostra città sarebbero stati raggiunti livelli di PM10 e che le Istituzioni, in questo caso il Sindaco, non si sarebbero adoperate per impedirlo o per riportare il livello di PM ai livelli di non eccessiva pericolosità.

E credo anche che la scelta del luogo dove manifestare non sia stata casuale, se consideriamo che ogni mattina davanti alle scuole italiane passa un ingente mole di autovetture e, quindi, si produce uno smisurato quantitativo di materia particolata.

D’altra parte, se vi è mai capitato di andare al Pizzo, di mattina presto, e poi di nuovo la sera, avete sicuramente notato che, dopo una giornata intensa di vita cittadina, il Corso Umberto viene coperto da una spessa nebbia scura, oleosa e persistente.

Ora, quel signore non stava facendo nulla di più che rimanere fermo, con il cartello appeso al collo. Non diceva nulla, non faceva nulla. Era immobile, come una statua, con lo sguardo fisso senza guardare nessuno e niente in particolare.

Ad un certo punto, dopo circa un’ora, sono arrivati i carabinieri, che lo hanno invitato a tornarsene a casa. Egli ha rivendicato il suo diritto di manifestare liberamente e di esprimere il suo pensiero ed è rimasto lì dov’era.

Ovviamente non è successo nulla di più, il nostro amico è stato lasciato libero di protestare con quel contegno assolutamente ineccepibile e senza creare fastidio o intralcio agli altri abitanti del quartiere.

Nessuno di noi si è reso conto che il nostro vicino stava lanciando un urlo di allarme, ci stava chiedendo di aprire gli occhi e di capire che stiamo andando nella direzione sbagliata.

Devo ammettere che molti di noi sono rimasti indifferenti ed anzi lo hanno guardato con un’espressione ironica, come se protestare fosse una cosa stupida o ridicola.

Qualcun altro, invece, non ha tollerato il gesto o forse il contenuto del cartellone, che era rivolto ad uno specifico indirizzo. Forse quel qualcuno (o chi per lui) ha pensato di impedire ad un libero cittadino della Repubblica Italiana di esercitare l’art 21 della Costituzione, secondo cui tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, chiedendo, niente di meno, l’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza.

A questo punto, mi chiedo se internet, facebook, il Grande Fratello e l’Isola di Adamo ed Eva non ci abbiano spappolato il cervello a tal punto da non riconoscere più ciò che è davvero importante da quello che, invece, non ha alcun valore.

Allo stesso modo mi chiedo cosa stiamo facendo come città, per lasciare ai nostri figli un futuro migliore.

Se, di fronte ad un invito a cambiare atteggiamento nel nostro rapporto con il mondo e la sua cura, rispondiamo con il sorriso o, peggio, con la reazione, con chi ce la prenderemo quando la disgrazia colpirà proprio noi o qualcuno a noi caro?

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