Modica, la sostenibilità e le scelte responsabili

Ieri sera tornando a casa e percorrendo il quartiere di via Fabrizio, mio figlio Leonardo mi chiede: “papà, ma era necessario tagliare tutti gli alberi? Così ci viene il raffreddore e non possiamo metterci all’ombra, e poi papà, se non ci sono gli alberi chi assorbe l’acqua che cade dal cielo?; per carità ogni padre pensa che suo figlio sia il genio in terra ma lui, a 5 anni e due mesi, in tre frasi ha esattamente riassunto con parole di una semplicità disarmante quelli che oggi sono i problemi principali legati ai cambiamenti climatici, quegli stessi problemi che sono completamente ignorati da chi gestisce il verde urbano e che porteranno delle conseguenze negative per la salute degli abitanti e per la salute del microcosmo Modica in primis e del pianeta di conseguenza.

Ovviamente l’oggetto del dibattere si riferisce al taglio indiscriminato di alberi effettuato in vari quartieri di Modica, alla potatura drastica di alcuni alberi secolari nel centro storico ed alla gestione del verde presente nei vari costoni rocciosi che circondano la città.

Due sono i problemi evidenziati da… Leonardo: Il rischio idrogeologico e la salute pubblica.

Per quanto riguarda l’aspetto legato al dissesto idrogeologico, i tagli effettuati, soprattutto in corrispondenza di costoni rocciosi, hanno provocato un indebolimento dei versanti interessati. Sarebbe stato più opportuno uno studio accurato delle essenze vegetali da sostituire con quelle espiantate, poco adatte, in modo da stabilizzare i versanti piuttosto che la soluzione utilizzata di tagliare senza sostituire e lasciare il versante nudo e soggetto a fenomeni di ruscellamento superficiale, con rischio di frane e smottamenti.

Ma se il rischio idrogeologico legato alla eliminazione di apparati radicali che esercitano l’importante funzione di stabilizzazione del versante, che purtroppo si è tante volte materializzato con perdita di vite umane e danni immensi di carattere materiale in occasione di lunghe piogge, rappresenta un grave problema da affrontare con estrema urgenza, di estrema gravità sono i danni provocati alla salute pubblica derivanti dal mancato assorbimento di particelle tossiche emesse dagli scarichi dei veicoli in transito.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ogni anno vi sono oltre 2 milioni di morti premature da attribuire all’inquinamento dell’aria nelle città. In Italia, nel 2012, l’esposizione all’Inquinamento generato dal traffico ha causato la morte di 84.400 persone . Il particolato (PM-polveri sottili) è il principale componente non-gassoso dell’inquinamento atmosferico , e comprende una mistura di elementi quali metalli pesanti, carbone, policiclici aromatici, ecc. (lorenzini et al., 2006; European Environment Agency, 2015; Mori et al 2015). Ogni anno, in media , nel nostro Paese si calcolano 8220 morti attribuibili a concentrazioni di PM10 superiori al 20 mg/m3 , valore che equivale al 9% della mortalità per tutte le cause (incidenti esclusi) per le persone di oltre 30 anni di età (Martuzzi et al., 2007).

Considerando che molti autori avevano già evidenziato come gli alberi e le siepi sono in grado di rimuovere una grande quantità di sostanze nocive dall’atmosfera , tra cui le polveri sottili (PM) e l’ozono, è disdicevole verificare come si conducano ancora interventi di gestione del verde urbano dannosi per le stesse piante, per l’ambiente e la salute pubblica.

Inoltre, meriterebbero di essere valutate e quantificate anche le conseguenze negative al paesaggio, al valore Immobiliare, all’erosione del suolo, all’aumento del rumore o il danno, in termini educativi, e la perdita di biodiversità.

A Roma si calcola un risparmio per costi energetici di circa 2 milioni di euro/anno, oltre a circa 3 milioni di euro imputabili alle cure sanitarie (prevenzione della mortalità per patologie respiratorie o cardiovascolari), associati alla rimozione dell’ozono da parte delle piante (Manes et al., 2012).

Dalla letteratura si rileva che ogni metro quadrato di superficie fogliare assorbe da 70 mg a 2,8 g di particolato all’anno, ed il valore medio di rimozione degli agenti inquinanti è di 10,8 g/m2/anno (Nowak et al, 2006). Il beneficio annuale di riduzione dell’Inquinamento atmosferico apportato da ogni albero è stato calcolato in 2.376 euro/ anno ed Il sequestro del carbonio in 2 ,97 Kg carbonio/ albero/anno (Attorre et al, 2005), mentre secondo Gratani & Varone (2006) il sequestro di carbonio è di 84-111 Kg/anno per alberi di piccole dimensioni, e 151-185 Kg/anno di CO2 per gli esemplari di maggiore dimensione,

Verosimilmente, l’entità della perdita dei servizi ecosistemici diminuirà nel corso degli anni futuri, compatibilmente con la ricrescita della vegetazione e con le modalità di gestione che verranno adottate.

E’ comunque da ritenere rilevante che alcuni danni avranno carattere permanente, o comunque interesseranno periodi temporali medio-lunghi.

E’ sulla scorta di tali risultati della ricerca scientifica che si è affermato il principio che il taglio di un albero è da considerare una soluzione drastica, la cosiddetta “ultima spiaggia”. Quello che in progettazione viene definito “valutazione delle alternative”, quindi si suppone che siano state valutate tutte le possibili soluzioni alternative al taglio, ovvero il mancato taglio. Se sì, ci piacerebbe conoscere le motivazioni reali di ciascuna operazione e la valutazione delle alternative, piuttosto che assistere ad un cambiamento radicale della percezione del paesaggio che, addirittura secondo alcuni studiosi, privo di verde avrebbe effetti depressivi in chi giornalmente è costretto ad osservarlo perché costretto al transito.

Concludo prendendo spunto da un mio precedente articolo sul verde urbano dicendo che questo lo farei in trerighe sennò pare un altro articolo:

“La gestione del verde urbano così come la conservazione dei beni culturali, le chiese e tutti i nostri monumenti, è diventato un elemento centrale nella gestione amministrativa della città, che deve diventare sempre più verde e sempre meno grigia, è necessario dotarsi di strumenti di valutazione e di programmazione del verde, come il “regolamento del verde urbano” ed il “censimento arboreo”, legge 10 del 2013.

Per chi continuasse a credere che il verde urbano non rappresenta un argomento importante o degno di nota riguardo la gestione di una città vorrei aggiungere che la città di Lubiana, capitale della Slovenia, ha quest’anno vinto il premio di capitale verde europea occupando i tre quarti del territorio della città con piantumazione di oltre 2000 alberi, la realizzazione di 5 nuovi parchi,  con passi avanti sulla gestione dei rifiuti e sulla mobilità sostenibile, questi sono gli argomenti che nei prossimi decenni saranno centrali e potranno realmente e prioritariamente contribuire ad innalzare la qualità della vita delle persone.

Abbiamo la possibilità di entrare a far parte delle eccellenze ma dobbiamo convincerci che non esistono settori della complessa attività di governo locale che possano essere affidati all’approssimazione ed alla incompetenza. Non per niente attraverso direttive e regolamenti l’Europa ha creato proprio nel settore del verde pubblico pregevoli ed efficaci criteri di intervento.”

Spero infine che mio figlio Leonardo, quando sarà grande potrà avere la possibilità di tornare a correre lungo via Fabrizio, come ho fatto io da piccolo, immerso nel verde di un filare di alberi; ad oggi questo privilegio gli è negato a causa della incomprensibile gestione del verde urbano priva di programmazione e basata sulla improvvisazione del momento.

Per l’Associazione “Oltre lo spreco”.

Dario Modica (con il contributo fondamentale di Leonardo Modica).

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Dario Modica, laureato in scienze naturali, si occupa di ecologia, ambiente e territorio, vive fra Modica e Palermo per lavoro.
Si occuperà di argomenti legati alla sostenibilità ambientale, e curerà la rubrica per conto dell’ associazione “Oltre lo spreco” di cui è il rappresentante.
Sostiene la Smart City e spera di dare il suo contributo affinché Modica vada in quella direzione.

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