Modica, storie di ordinaria disperazione: la povera che rovista…

Le mani si muovono sicure, con movimenti calibrati mentre l’occhio è vigile, pronto ad intercettare l’utilità nella necessità, a dare l’ordine per la conquista del bottino da assicurare nella borsa pronta. 

Si trova di tutto lì dentro…e non solo cibo (FOTO ARCHIVIO). 

Da lì tutto può risorgere, da un purgatorio consumistico verso il paradiso della nuova povertà che si trasforma in responsabilità della parsimonia, una responsabilità cui nessuno di noi è più abituato e che nessuno di noi è ormai disposto ad accettare, perché è più facile morire di rabbia in fila per un Iphone, che accontentarsi del Quanto Basta. 

A questo punto l’ordine si inverte e il vero folle sembra essere colui che vive infelice circondato da oggetti inutili.

No, non sto parafrasando Arthur McCarthy, ma sto parlando della realtà che ogni giorno si celebra in diverse zone della città, la nostra bella e gloriosa Modica, la stessa città zampillante e floreale che celebra il cioccolato nello stesso momento in cui, da qualche altra parte, qualcuno rovista tra i rifiuti alla ricerca di qualcosa, fiducioso di sopravvivere grazie alla delirante incoscienza altrui.

Se ci capita di assistere dal vivo alla scena, proviamo a non voltare lo sguardo dall’altra parte, perché non è patetico tentare di resistere ai morsi della fame, ma fare finta di non capire e di non vedere quello che la vita ci pone davanti.

Il Comune ha celebrato in pompa magna la decisione di pagare affitto e luce ai cittadini che sono indietro nei pagamenti. 

Chissà se abbuonerà tasi, tarsu e imu? 

Che importa? Non è né la strada giusta per affrontare il problema né la sua soluzione. 

Bisogna prendere atto che a Modica è in atto una gravissima emergenza sociale, generata anche da comportamenti scellerati e dalla scellerata smania consumistica degli ultimi 40 anni.

Ci scontriamo con le ceneri di un sistema capitalistico sovvertito, destrutturato, demolito dal sistema finanziario (altro che comunismo!), un sistema non più capace di mantenere quegli equilibri, i pesi e contrappesi attraverso cui si è mantenuta stabile, sia pure flebilmente, la democrazia economica e politica europea.

Quelle mani dentro un cassonetto dei rifiuti sono la prova lampante della fine di quel sistema e rappresentano l’inizio di una nuova era, una nuova fase in cui la disuguaglianza delle opportunità ha già raggiunto livelli critici, rispetto ai quali non sembriamo ancora preparati.

Forse, allora, occorre chiedersi: Perché? Come? Ed è necessario dare risposte certe e farlo in fretta, prima che la situazione precipiti del tutto. Anche nella nostra città.

Siamo all’inizio di un nuovo olocausto, contro il quale esiste un solo rimedio, la solidarietà collettiva.

Modica gode delle dimensioni geografiche, politiche, economiche, culturali, per affrontare questa nuova sfida e per vincerla. Basta solo tornare alla vita del quartiere, dove tutti si conoscevano e tutti si aiutavano vicendevolmente e dove, ad esempio, (storia vera accaduta ai miei nonni) ci si sposava in periodo di cibo razionato a causa della guerra ma si festeggiava comunque, perché ognuno dei vicini portava il suo prezioso carico di felicità e lo donava alla nuova famiglia. Alla fine, qualche biscotto di mandorla si arrivava a mangiarlo e si beveva pure un bicchiere di passito, giusto per esagerare, e si godeva del calore umano, assai più splendente del più prezioso regalo da lista cool.

Dobbiamo rispondere alla nuova povertà con la nuova solidarietà. 

Dobbiamo restituire la dimensione umana al nostro vivere quotidiano, perché la società in cui viviamo ha perso le radici e rischia di avvizzire senza il suo naturale nutrimento. 

Si torna al passato per resistere nel futuro? 

Certamente! 

D’altra parte…la storia non è fatta di corsi e ricorsi?

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