Napoli, cosa accade? L’opinione di Salvatore Calleri

Ho un rapporto strano con Napoli. La amo ma anche la odio. La considero una città bellissima ogni volta che la sorvolo… Una costa meravigliosa. Poi però appena la vivi, la città mi mette angoscia. Troppo caos. Troppa criminalità. E mi sale la rabbia. Un posto meraviglioso rovinato e degradato. Una culla potenziale del Mediterraneo che oggi non decolla.

Oggi di Napoli si parla. Per la baby camorra dei mitra. I vecchi clan decimati dagli arresti si sono riconvertiti in mediatori narcos internazionali. Garantiscono l’arrivo della droga senza occuparsi più delle piazze di spaccio. Piazze per cui i baby camorristi combattono. Tutti contro tutti. Ed a Napoli si muore.

Tutti hanno una ricetta. Più polizia. Più militari. Più lavoro.
Io forse sono un cinico… Ma mi dispiace non vedo una soluzione semplice a breve. Temo che oramai siamo di fronte a tre generazioni di giovani bruciate dall’essere narcos. Senza alcuna speranza. Ritengo anche che proporre il solito dualismo + lavoro – baby camorristi sia solo utopistico.

Di lavoro a Napoli ce n’è poco ed i dati economici non prevedono grossi mutamenti in tal senso. Eppoi non penso che i baby camorristi vogliano lavorare. Guadagnano di più in un giorno da camorristi che in un mese di lavoro onesto.

Cosa fare quindi? Sinceramente non lo so, ma sicuramente un provvedimento servirebbe a ridurre il danno: aumentare la pena base per chi viene trovato in possesso di un’arma da fuoco non autorizzata ad almeno 6 anni con un minimo di 8 per le armi da guerra e di 10 per chi custodisce gli arsenali.

Così forse tutti i piccoli camorristi se ne starebbero più calmini usando per i regolamenti di conti dei temperini…
Le morti calerebbero e le carceri scoppierebbero… ma non si può essere sempre buonisti.

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