‘Ndrangheta ‘clonata’ in Svizzera e Germania, blitz nella notte: 10 arresti

Dieci ordinanze di custodia cautelare, a carico di altrettanti indagati per associazione di tipo mafioso e concorso in associazione di tipo mafioso, sono stati eseguiti nella notte scorsa dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, in collaborazione la polizia tedesca nel corso dell’operazione “Rheinbrücke“, naturale prosecuzione dell’operazione “Helvetia” che a sua volta avrebbe fatto luce sulla presenza in Svizzera di alcuni esponenti della ‘ndrangheta calabrese.

I reati contestati sono aggravati dalla transnazionalità poiché commessi in Italia e Germania da un gruppo criminale “organizzato” ed impegnato in attività illecite in più di uno Stato. Gli inquirenti spiegano che i destinatari del provvedimento avrebbero difattiesportato il modello ‘ndranghetistico in Svizzera ed in Germania, dove l’organizzazione criminale sarebbe stata “clonata” con la realizzazione di strutture analoghe a quelle tradizionalmente tipiche del territorio calabrese e con evidenti e stretti legami di dipendenza con l’organismo di vertice della nostra regione.

Le indagini sono state avviate nel gennaio del 2012 consentendo di individuare le persone inserite in un contesto di ‘ndrangheta ed appartenenti alla “Società di Singen” e di accertare l’esistenza di altre “locali” omologhe nelle città tedesche di RielasingenRavensburg edEngen. Si sarebbe anche approfondito il rapporto che lega queste consorterie con quelle reggine e che confermerebbero, dunque, l’esportazione del “modello ‘ndranghetistico” nelle altre nazioni.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

L’attenzione investigativa è stata posta sulle emergenze che provenivano da oltre confine e in particolare su alcuni gruppi criminali stanziati sul confine svizzero-tedesco (con riguardo alle città di Singen e Frauenfeld) in netto contrasto tra loro. In particolare, le indagini avrebbero accertato che nella città tedesca di Singen (posta al confine con la Svizzera) era attivo un “locale” di ‘ndrangheta capeggiato fino ad una data epoca daBruno Nesci, in stretto collegamento con la “società” di Rosarno e il “crimine” di San Luca, dunque, sottoposta a quest’ ultimo; “locale” in forte contrasto con quello svizzero di Fraeunfeld, capeggiato daAntonio Nesci.

Sono stati individuati anche i presunti associati, i ruoli e le cariche e, soprattutto, è stata verificata la“dipendenza” dal “Crimine” calabrese, per il tramite di Bruno Nesci, la cui figura era stata riconosciuta sia in Calabria, dove era “accreditato” presso il “Crimine” tramite Domenico Oppedisano, sia in Germania.

Significativa della funzione baricentrica di Nesci sarebbero i contatti pregressi, già registrati durante l’indagine “Il Crimine” dalle quali era emerso il suo ruolo apicale. Nesci difatti è stato condannato in Appello, il 27 febbraio del 2014 a 8 anni e 4 mesi di carcere perché ritenuto colpevole di associazione di tipo mafioso proprio a seguito di quella operazione. Venne allora valutata a suo carico la “posizione direttiva” rivestita nell’organizzazione, la sua frequentazione con Domenico Oppedisano (82 ann), nella qualità di“capocrimine” presso il cui terreno di Rosarno si sarebbe recato diverse volte, nonché il ruolo ricoperto nella compagine di appartenenza che lo rendeva – per gli inquirenti – diretto referente anche delle locali radicate in Germania.

I RUOLI E LE FUNZIONI NELL’ORGANIZZAZIONE

L’attività investigativa avrebbe così consentito di rilevare, oltre agli elementi attinenti la presenza consolidata e l’operatività ultradecennale in terra tedesca dell’organizzazione, personaggi con relative doti e cariche ricoperte e cioè: Antonio Critelli con la funzione di capo locale del locale di Rielasingen; Domenico Nesci(dettp Mimmo) (cl. 68) con la funzione di “vice” capo locale del locale di Rielasingen; Salvatore Cirillo con la funzione di “mastro di giornata” del locale di Rielasingen; Achille Primerano in qualità di appartenente allocale di Rielasingen, e in grado di conferire cariche e doti.

In una intercettazione: Raffaele Albanese: Solo una cosa ho trascurato, che quando gli ha detto Peppe ad Achille: “donategli qualcosa”, io gli dovevo dire: “io sono al completo!”, indicandolo come uno dei“carichisti”, detentore esso stesso del “Vangelo” o della “Santa”, per come dimostrato con sentenza “Crimine”;

Raffaele NesciDomenico Nesci (Micuzzo) (cl. 61), Vittorio IencoRaffaele Giacomini, quali componenti della società con la qualità di partecipi attivi alla locale di Rielasingen, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici della associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio; Raffaele Primerano Maria Giovanna Nesci come intranei alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale del locale di Fabrizia, in concorso con Giuseppe Antonio Primerano ed altri allo stato non identificati, con la qualità di partecipi attivi alla locale di Fabrizia, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici della associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio, svolgevano un ruolo nelle dinamiche tra la locale di Rielasingen, la locale di Frauenfeld e la locale di Singen, scambiando comunicazioni su importanti questioni associative con i principali esponenti delle suddette articolazioni dell’associazione.

Le investigazioni hanno contribuito a fornire una sostanziale conferma all’esportazione del modello ‘ndranghetistico in altre nazioni; tale organizzazione infatti è stata “clonata” realizzando una struttura analoga a quella tradizionalmente tipica del territorio calabrese, con evidenti stretti legami di dipendenza con l’organismo di vertice in Calabria, pur conservando una certa autonomia, relativamente alle classiche forme di manifestazione mafiosa, al punto che una delle estrinsecazioni più tangibili dell’esistenza stessa di cellule associative, l’esistenza delle “locali” e delle “società” e il cursus honorum all’interno di queste, necessitano del riconoscimento e del beneplacito degli organi direttivi centrali calabresi.

Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 50 Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell’8° Nucleo Elicotteri, mentre in Germania l’esecuzione è stata curata dalla polizia del Land (LKA) Baden-Württemberg supportata da unità della polizia antisommossa per il rilevamento di oggetti di prova con un dispiego di forze di circa 200 uomini.

(FONTE: CN24TV)

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