Nello e Ignazio si contendono la paternità della nostra rovina…

La Regione Sicilia ha approvato un emendamento, a firma dell’on. Nello Di Pasquale, attraverso cui le royalties derivanti dalle estrazioni petrolifere nella costa ragusana saranno destinate per il finanziamento della legge su Ibla e per finanziare interventi di rivalutazione dei centri storici dei comuni appartenenti al Libero Consorzio.

A margine di questa notizia è scoppiata una polemica tra il primo cittadino modicano e il deputato regionale ragusano, perché Abbate, dopo la pubblicazione della notizia, ha prontamente rivendicato come sua la paternità di questo risultato, definito dallo stesso sindaco, una conseguenza dei suoi incontri romani con il sottosegretario Vicari.

L’on. Di Pasquale ha replicato ad Abbate che il Governo nazionale non ha poteri decisionali in materia e ha invitato il sindaco a studiarsi bene le regole sulla potestà esclusiva della regione prima di dire castronerie.

In buona sostanza l’on. ragusano ha voluto affermare con determinazione il suo merito rispetto ad un fatto che egli ritiene essere molto positivo.

Ed è qui che sia Abbate che Di Pasquale si sbagliano! Nel ritenere, cioè, come fatto assodato la presenza delle trivelle petrolifere sulle coste ragusane e nel considerare i proventi in denaro delle trivellazioni/estrazioni una risorsa per il territorio.

Al contrario, i soldi, dannatissimi soldi, che le società petrolifere pagheranno al territorio per ottenere l’estrazione del petrolio, non saranno mai sufficienti a ripagarci del danno prodotto da tale attività sul nostro ambiente!

I nostri politici, come al solito, non guardano più in là del loro naso, ritenendo che fare cadere dal cielo una certa quantità di denaro possa fare felici i loro elettori. Non si accorgono che il prezzo pagato nel lungo periodo dal territorio per ottenere questo immediato vantaggio economico sarà di gran lunga più alto di questi effimeri benefici oggi così tanto enfatizzati!

Maria Rita D’Orsona, una docente universitaria ed attivista ambientale, tiene da diversi anni un blog   molto seguito nel quale ha spiegato le tante ragioni per le quali l’Italia dovrebbe opporsi recisamente alle trivellazioni petrolifere.

In un articolo, apparso di recente su Il Fatto Quodidiano, la D’Orsona ha esemplificato queste molteplici ragioni di tutela del nostro territorio in dieci punti essenziali, che di seguito sintetizzo:

1. tutela del paesaggio e della naturale vocazione turistica italiana, sicuramente compromessa dalle trivellazioni.

2. il petrolio estratto dalle coste italiane è di scarsa qualità e deve essere immediatamente “ripulito” in loco (con tutto quello che questa attività può comportare).

3. il trasporto di petrolio impone infrastrutture invasive e porta rifiuti.

4. l’estrazione impone attività maleodoranti e che inquinano l’aria.

5. l’estrazione inquina l’acqua e compromette la vita della fauna marina.

6. l’estrazione è un fattore di rischio maggiore per un territorio ad alto rischio sismico e già colpito da una conclamata compromissione idrogeologia.

7. le trivellazioni e la conseguente estrazione sono attività a rischio incidenti, con tutto ciò che da tali evenienze ne può derivare.

8. l’attività di trivellazione e di estrazione attira sempre l’attenzione di speculatori senza scrupoli.

9. le royalties sono troppo basse perché sono dettate proprio dagli speculatori.

10. il bilancio costi/benefici: il caso Basilicata come precedente per capire che questo gioco non vale la candela.

Ora, io lascio a Nello e Ignazio la deplorevole contesa sulla paternità della nostra rovina. Lascio a loro la colpa di avere accettato, come un dato di fatto indiscutibile, l’attività delle trivellazioni e le ferite che il nostro territorio sarà costretto a subire. Lascio a loro la realpolitik che impone la scelta di non scegliere sul nostro futuro e che corrompe le coscienze attraverso la promessa del vile denaro. Lascio ai due politici il compito di incantare gli elettori, come le sirene di Ulisse, con  la fallace promessa dei facili finanziamenti a beneficio dei centri storici.

Mi permetto solo di osservare che le nostre città sono già belle più di quanto non possano diventare in futuro ed incantano i turisti per come sono oggi!

Mi permetto di ricordare ai nostri ambiziosi politici che le nostre città hanno bisogno di qualcosa che i soldi da soli non possono garantire: attenzione, cura, amore, delicatezza e sopratutto uomini capaci ancora di sognare.

E’ vero che per tutelare E PRESERVARE le nostre bellezze architettoniche ed urbanistiche ci vuole una gran quantità di denaro, ma non è altrettanto vero che, pur di avere questo denaro, si possa accettare ogni cosa e men che meno la “prostituzione” del nostro territorio.

Le royalties sono come le vincite al gioco d’azzardo: sono soldi facili.

I soldi facili sono come la droga e la droga, come si sa, porta sempre all’autodistruzione.

Pensiamoci, prima di dare per scontato tutto quello che facciamo…

Buon San Valentino a Tutti!!!

PS invito l’onorevole e il sindaco di Modica a leggere il romanzo Libertà di Jonathan Franzen, per comprendere che anche una buona ragione può cagionare danno e sofferenza sotto la mannaia della speculazione delle grandi aziende del petrolio…

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