New economy, new crime, new slaves; ovvero i predatori della dignità…

Nel 2011 erano  poco più di 216.000 , l’anno scorso hanno superato la cifra di 1.300.000 . Sono i cosiddetti vaucheristi cioè quel popolo di lavoratori  che, secondo i dati forniti recentemente dall’INPS, guadagna mediamente 500 euro l’anno (dicasi l’anno !) .

Come è noto attraverso il vaucher  l’azienda dichiara di aver  impiegato per un’ora (7,50 euro di paga e 2,50 di contributi previdenziali)  un lavoratore. E’ fin troppo evidente che attraverso il vaucher alle aziende è stata data fino ad ora l’opportunità di registrare un lavoratore , prima assunto in nero, salvo poi impiegarlo per più tempo evadendo la paga contrattuale e i contributi, senza possibilità delle  ferie, nessuna tutela della malattia o maternità insomma senza diritti.

Calcolando il numero complessivo di lavoratori  che lo scorso anno sono stati censiti dall’ INPS e il numero di vaucher emessi emerge che mediamente un vaucherista ha lavorato 63,8 ore in un anno . Ma c’è di più: basta un’ora di lavoro la settimana per uscire dalle statistiche della disoccupazione (e quindi esultano i governanti e i sacerdoti della new economy)  ma senza maturare alcun diritto pensionistico . A dire il vero in media un vaucherista per avere una pensione di 673 euro mensili dovrebbe lavorare 126 anni di prestazioni a chiamata e raggiungere 150 anni di età.

In ogni caso la cosiddetta riforma che il premier Renzi ha definito “Jobs Act” (per il nostro premier l’anglicismo fa più fico e soprattutto è più opaco)  secondo i dati dell’INPS ha prodotto la riduzione del 33% nelle assunzioni a tempo indeterminato e l’aumento del 31% nei licenziamenti rispetto ai primi otto mesi dello scorso anno. Insomma si licenzia con il Jobs Act per assumere con il vaucher.

Recentemente a fronte dello scandaloso utilizzo dei vaucher (tagliandi anonimi che il datore di lavoro teneva nel cassetto per distribuirne uno a ciascun lavoratore) sono state introdotte nuove norme che tendono alla tracciabilità con l’indicazione del beneficiario e della preventiva definizione della durata della prestazione lavorativa.

Ma i predatori della dignità hanno già da tempo organizzato le contro mosse. Il vaucher costa troppo (7,50 euro al lavoratore e 2,50 all’INPS) e quindi sono già operative le misure alternative per retribuire i nuovi schiavi.

Se ne parla ancora troppo poco  rispetto all’abuso dei cosiddetti “tirocini formativi”. In un anno gli stage a totale carico delle risorse pubbliche (Garanzia Giovani) sono cresciuti da 250.000 (2014) a 350.000 (2015). La Sicilia si colloca in una posizione quanto meno anomala. Nel 2014 gli stage erano 6.340 e nel 2015 sono aumentati del 700% schizzando a oltre 50.000 !   Una esplosione di stage che sembra ricalcare la vicenda dei vaucher e alimenta il sospetto che in molti casi, più che un sacrosanto strumento di formazione per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro, si tratti di una ennesima furbata  per mascherare un lavoro ordinario a tutti gli effetti.  Le organizzazioni sindacali da tempo denunciano che troppi giovani appena inseriti in azienda vengono adibiti ad attività per nulla formative ma soltanto sostitutive delle mansioni assegnate ai lavoratori normalmente assunti. Una forza lavoro gratis che si trasforma in una mancia per imprese senza scrupoli. Non a caso soltanto l’8% dei tirocini si trasforma in contratto di lavoro a tempo indeterminato. Insomma è auspicabile   una maggiore efficienza nei controlli verso le aziende beneficiarie. Inoltre a volte la mancata formazione professionale si associa ai ritardi, di mesi e mesi, nel pagamento degli assegni mensili e ai giovani tocca anche dover sostenere a proprie spese i costi di trasporto per raggiungere l’azienda.

call-center-6751Nelle nuove trincee del precariato si sta già affermando la “gig economy” (già celebrata da Hillary Clinton nel proprio programma economico)  cioè un modello dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative. Domanda e offerta vengono gestite online attraverso piattaforme e app dedicate. I cosiddetti lavoretti  vengono così elevati a prospettiva per il futuro dell’economia ! In Italia l’esempio più recente è rappresentato dalla protesta dei fattorini,  gestiti da Foodora, adibiti alla consegna del cibo a domicilio .  Foodora ha trovato un modo nuovo per assumere e licenziare: non c’è contratto, non ci sono diritti, assunti e licenziati tramite smartphone . È solo un’applicazione. Con una piccola differenza: il voucher è di 7 euro e mezzo, quell’azienda paga 2 euro e mezzo. “…E’ il cottimo 2.0 : imprese, app e tecnologie altamente innovative che si trascinano dietro le stesse vecchie forme di sfruttamento. Un fenomeno che appare ancor più allarmante alla luce dei dati sulla povertà che ormai riguarda sempre più i giovani” è quanto afferma la Federconsumatori in una nota di qualche giorno addietro.

Nella mappa delle nuove schiavitù certamente un posto di rilievo è rappresentato dai lavoratori dei call-center (la vicenda Almaviva costituisce il caso più eclatante ma non il solo) costretti a partecipare alla tragica asta al ribasso dei salari e dei diritti.

Gli schiavi hanno fame

I predatori dei diritti sociali e della dignità delle persone non hanno limiti. Operano indifferentemente al Nord come al Sud e in questo viaggio nella giungla delle nuove schiavitù un posto speciale lo occupano i lavoratori invisibili . I vaucher costano troppo e soprattutto recentemente sono state introdotte nuove norme che dovrebbero impedirne l’abuso. Ecco allora che si ricorre al  cibo in cambio della paga. A fronte dei 10 euro di costo del vaucher  spunta l’alternativa del buono pasto (avete letto bene buono pasto ! ) a 5 euro e 29 centesimi. Con questo sistema non si lascia nessuna traccia della prestazione lavorativa e per di più i predatori possono perfino scaricare dalle tasse le spese di acquisto dei buoni. Il fenomeno è ben più vasto di quello che appare.

recco-ticket-restaurantNella civilissima Toscana la Cgil ha già avviato alcune vertenze in difesa di lavoratori e lavoratrici addetti a mansioni di lavapiatti e addetti alle pulizie negli esercizi commerciali.

Cercando qua e la nella rete capita di leggere episodi certamente indicativi delle dimensioni del fenomeno.

L’edizione barese della Gazzetta del Mezzogiorno ha riportato un comunicato della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale per protestare in merito alle condizioni di lavoro di alcuni operatori del 118. In particolare l’Asl per sopperire ad alcune carenze   si avvale  di  alcuni cosiddetti volontari  che vengono retribuiti con buoni pasto .

In alcune chat ad esempio si scambiano informazioni dove rivolgersi per essere utilizzati come   maschera nelle rassegne teatrali o trovare gli esercizi della riviera ligure o romagnola che barattano la paga con buoni pasto. Qualcuno pensa che si tratti di un fenomeno prevalentemente giovanile (il cosiddetto lavoretto estivo) ma non è così. Chi subisce è disperato ha bisogno di mangiare e accetta qualsiasi ricatto pur di mettere qualcosa in tavola.  Lavoratori ultra cinquantenni che hanno esaurito l’accesso agli ammortizzatori sociali, persone separate,  lavoratori saltuari e part  time involontario.

Insomma la cultura della competizione senza etica  non tollera dignità qualità e condizioni di lavoro accettabili. I lavoratori possono anche essere  accessori invisibili.

Gianfranco Motta

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Ha ricoperto per quattordici anni l’incarico di segretario provinciale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Ragusa . Dal 1993 al 2000 presidente della Camera di Commercio e successivamente, fino al 2010, presidente del Consorzio dell’area Industriale. Nel 1994 è stato il primo presidente di una Camera di Commercio in Italia a costituirsi parte civile in un processo di mafia. Nel 2000 ha sottoscritto il primo protocollo di legalità sugli appalti in Sicilia. E’ tra i fondatori dell’associazione antiracket di Ragusa. Attualmente dirige il dipartimento sviluppo territoriale della CGIL di Ragusa. E’ volontario della Protezione Civile.

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