Operazione Antimafia della Finanza, sequestrate le aziende di Rizzoli (Gruppo Mezzacorona): Feudo Arancio e Sambuca erano dei mafiosi Salvo

Sequestrati dalla Guardia di Finanza di
Trento vigneti e fabbricati, del valore di oltre 70 milioni di euro,
di una ’cantina’ siciliana: Feudo Arancio e Sambuca di Sicilia al Gruppo Mezzacorona.

Chi scrive ha dedicato un intero capitolo, nel libro “Un morto ogni tanto”, ricostruendo le compravendite e le parole dei collaboratori di Giustizia (che riguardavano, fra gli altri, Fabio Rizzoli), oggi la notizia che lo Stato, con l’operazione della Procura di Trento, guidata dal Procuratore Sandro Raimondi, e della Finanza trentina ha fatto chiarezza.

I militari del Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria hanno eseguito il sequestro preventivo, emesso dal gip di Trento su richiesta della Dda, in stretto coordinamento con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, al termine delle indagini in materia di infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nell’economia trentina.

Il provvedimento di sequestro è stato eseguito su terreni e fabbricati
di due tenute siciliane di proprietà di uno dei più importanti gruppi
nazionali a livello internazionale nel settore vitivinicolo. Si tratta
di un complesso aziendale, del valore di oltre 70 milioni di euro, che
si estende nelle province di Agrigento e Ragusa con oltre 900 ettari
di vigneti e numerosi fabbricati.

Sono in corso numerose perquisizioni presso i domicili di quattro
indagati, Fabio Rizzoli, Luca Rigotti, Gian Luigi Caradonna e Giuseppe Maragioglio, ritenuti responsabili, in concorso, del reato di riciclaggio
aggravato dall’aver agevolato l’organizzazione criminale cosa nostra,
presso gli altri luoghi nella loro disponibilità.

Le indagini, attraverso ricostruzioni societarie, esame
documentale, accertamenti bancari, acquisizioni informative svolte con
il supporto di alcuni ufficiali di polizia giudiziaria dell’aliquota
della Polizia di Stato della Procura della Repubblica di Trento, e
acquisizioni testimoniali anche da numerosi collaboratori di
giustizia, hanno permesso di appurare che tra il 2000 e il 2005 è
stata attuata una operazione commerciale, attraverso la quale sono
state acquisite le due tenute siciliane dalla precedente proprietà
mafiosa per ottenere i terreni e gli edifici pertinenziali
precedentemente individuati come funzionali ai progetti di sviluppo
del Gruppo trentino.

Il quadro indiziario raccolto dagli investigatori del Gruppo di
Investigazione sulla Criminalità Organizzata (G.i.c.o.) di Trento ha
permesso di: delineare gravi indizi di responsabilità anche a carico
di soggetti del gruppo societario trentino che, con due operazioni
contrattuali collegate tra loro, hanno acquisito beni immobili in
Sicilia, inizialmente di proprietà dei cugini Salvo, Ignazio e
Antonino detto ’Nino’, della famiglia di Salemi del mandamento di
Mazara del Vallo, pervenuti ai venditori attraverso il reato di
associazione a delinquere di tipo mafioso commesso dai propri danti
causa. Dopo la morte dei due cugini Salvo la gestione formale dei beni
è stata affidata a prestanome mentre quella reale, su ’delega’ di
cosa nostra, ad un palermitano e all’allora capo mandamento di Sambuca
di Sicilia, previa autorizzazione di un boss latitante; appurare che
le cessioni delle due tenute al Gruppo trentino si sono perfezionate
grazie all’operato congiunto di un commercialista e di un
imprenditore, entrambi siciliani, quest’ultimo fornitore nonché socio
di minoranza del Gruppo trentino.

E infine dimostrare che per la componente mafiosa lo scopo del reato
di riciclaggio è stato quello di liberarsi di beni immobili ricevuti e
gestiti attraverso attività criminali per sottrarli a misure cautelari
reali e per investire il ricavato, così ripulito, in ulteriori imprese
delittuose. Di fatto, tenuto conto che la provenienza mafiosa dei beni
sarebbe stata sempre identificabile e ricostruibile anche a distanza
di molti anni, la loro trasformazione in denaro contante ha consentito
a cosa nostra di anonimizzarne l’origine. Secondo un collaboratore di
giustizia si tratta di ’un classico di messa a posto’ utile a
garantire posti di lavoro, nonché denaro per i professionisti e le
aziende contigue alla mafia.

In una nota, Mezzacorona “respinge con forza gli addebiti e ribadisce la totale estraneità del Gruppo a collegamenti e attività mafiose in Sicilia. Abbiamo sempre agito correttamente e seriamente”

“Ti prenderanno per pazzo, ma poi capiranno…” Qualche giorno dopo la pubblicazione del mio libro “Un morto ogni…

Posted by Paolo Borrometi on Friday, March 20, 2020
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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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