Operazione “Free fuel” della Polizia nel ragusano: 16 arresti. Furti per oltre 3 milioni di euro

La Polizia di Stato – Squadra Mobile – su delega della Procura della Repubblica di Ragusa ha dato avvio lo scorso anno ad una complessa attività d’indagine, al fine di appurare da dove potessero provenire gli ammanchi di carburante di un’azienda della provincia iblea che aveva presentato denuncia di furto per oltre 1 milione di litri annui.

Ieri la Squadra Mobile di Ragusa ha catturato 15 soggetti su ordine della Procura iblea nei territori di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta.

GENESI

Le complesse indagini della Squadra Mobile di Ragusa hanno avuto inizio dalla denuncia dell’amministratore delegato di un’azienda della provincia iblea che commercializza prodotti petroliferi. Il socio, nonché amministratore dell’azienda, denunciava il furto di oltre 1 milioni di litri di carburante annui, dato che non gli permetteva di poter mai abbassare il prezzo del carburante a favore dei clienti e nel contempo, lo costringeva a licenziare alcuni dipendenti per via di questi danni subiti.

L’INDAGINE

Come spesso accade agli investigatori della Polizia di Stato, bisogna prima studiare il fenomeno criminale per poter comprendere i meccanismi messi in atto dai delinquenti, così raccogliere elementi indiziari a loro carico utili alla Procura della Repubblica per il loro deferimento.

In questo caso la materia da dovere studiare era particolarmente difficile per i non per gli addetti ai lavori, quindi gli uomini della Squadra Mobile hanno dovuto esaminare ogni singolo elemento della filiera del carburante.

L’indagine, proprio perché l’azienda non riusciva a capire da dove provenissero ammanchi così cospicui, è partita dall’esame di ogni passaggio che effettua il carburante prima di arrivare ai consumatori finali.

Un primo appostamento è stato fatto presso i distributori di carburante ed inizialmente nulla di anomalo era emerso, poi sulle autobotti, temendo che gli autisti potessero deviare lungo il percorso prestabilito scaricando illecitamente del carburante ed anche in questo caso non era emersa a prima vista alcuna anomalia.

Poi, si pensò di verificare presso le raffinerie, ma li i controlli sono abbastanza ferrei e quindi veniva scartata questa ulteriore ipotesi.

Dopo un paio di settimane di indagine, gli investigatori, nonostante i continui ammanchi, non comprendevano la metodologia utilizzata dai malfattori che ovviamente erano del tutto ignoti agli inquirenti.

L’azienda dal canto suo continuava a registrare ammanchi e per di più investiva ingenti somme di denaro, sia nel controllo dei prodotti che nella manutenzione, temendo di avere delle perdite nei diversi punti vendita, cosiddetti distributori.

Dopo ancora qualche settimana, veniva effettuato un primo riscontro dell’attività investigativa, difatti nel territorio di Modica e Scicli, uno degli autisti monitorati, scaricava illecitamente del carburante presso un’azienda che non aveva effettuato alcun ordine.

La domanda che subito sorgeva agli investigatori era, ma come poteva scaricare carburante per 2.000 litri senza che l’azienda se ne accorgesse, poiché a qualche altro distributore quell’ammanco doveva risultare.

Eppure, questo sistema criminale sembrava infallibile, i ladri riuscivano a rubare e poi a rivendere senza farsi accorgere dall’azienda proprietaria del carburante o da quella incarica del solo trasporto dalle raffinerie ai distributori.

Lo studio del fenomeno permetteva di appurare che i passaggi necessari per fare arrivare il carburante ai distributori finali sono i seguenti:

LA DITTA INCARICATA DEI TRASPORTI SI RECA CON AUTOBOTTE IN RAFFINERIA;

L’AUTOBOTTE CARICA IL PRODOTTO E VA A SCARICARE NEI PUNTI VENDITA;

L’AUTOBOTTE FA RIENTRO IN RAFFINERIA PIU’ VOLTE AL GIORNO PER POI USCIRE A SCARICARE PRESSO I DISTRIBUTORI.

Durante questi passaggi i ladri intervenivano, quindi bisognava seguire accuratamente le autobotti e capire dove fosse la falla.

La Procura della Repubblica di Ragusa, considerati i primi riscontri, autorizzava l’intercettazione audio e video dei movimenti effettuati all’interno del camion adibito al trasporto carburante e sul perimetro delle autocisterne dove sono installati i bocchettoni per il rifornimento.

Nonostante questa sofisticata attività tecnica, gli autisti si accorgevano delle telecamere, in quanto avevano alcuni stratagemmi per capire se qualcosa fosse stato manomesso a bordo.

Questa loro accortezza, ha permesso agli investigatori della Squadra Mobile di Ragusa di capire che la strada investigativa imboccata, fosse quella giusta, difatti da li a poco venivano autorizzate le intercettazioni telefoniche.

Dalle prime intercettazioni, per quanto gli accorgimenti degli autisti fossero decisamente di alto livello, gli investigatori riuscivano ad apprendere che molti di loro fossero coinvolti nei diversi furti ma non si riusciva ancora a capire come.

Pedinati elettronicamente, i diversi autisti che partivano dalle zone del ragusano, erano soliti andare, subito dopo aver fatto rifornimento alle raffinerie di Augusta, presso una grande officina di TIR, denominata proprio “Tir Service” di proprietà di Bellistri e Cacciola; nello stesso piazzale vi era anche un autolavaggio denominato “autolavaggio industriale” di proprietà dei fratelli Castrogiovanni, tutti oggi tratti in arresto.

La chiave di volta è di sicuro da individuare nella scelta di aver installato una telecamera che riprendeva le operazioni all’interno della “Tir Service”. Dopo le prime ore di osservazione elettronica, si apprendeva che all’interno dell’azienda di manutenzione camion veniva perpetrato il furto dalle autobotti e la ricettazione ad altre decine di acquirenti, molti dei quali noti professionisti della zona di Augusta così come tanti insospettabili. Gli autisti delle autobotti, dipendenti di una delle aziende di trasporti specializzate in trasporto carburanti, dopo aver rifornito la cisterna presso la raffineria, passavano dalla “Tir Service” e/o presso “l’autolavaggio industriale” per camion, entrambi presenti nello stesso sito ad Augusta in c.da Ogliastro. Una volta giunti presso queste due aziende, scaricavano il carburante che avevano all’interno dei serbatoi dello stesso camion, ovvero quelli che servono per alimentare il motore della motrice. I serbatoi contengono fino a 2.000 litri, quindi un ammanco di 200 o 400 sono sempre giustificabili come maggiorazione consumi. Altro sistema era quello di prelevare il carburante dalle stesse cisterne, perché proprio per i trasportatori vi è una tolleranza dovuta all’evaporazione ed all’aumento del volume in base alle temperature, quindi “giocando” su questa tolleranza riuscivano a rubare altre centinaia di litri all’insaputa dei commissionari del carburante e dei titolari delle aziende di trasporto.

L’operazione illecita veniva commessa da più autisti aventi sede a Ragusa, difatti gli stessi avevano costituito una compagine criminale di alto livello. I correi, una volta caricato il carburante, si informavano sull’eventuale presenza degli incaricati dell’azienda vittima del reato, addetti al controllo.

Si sentivano sempre telefonicamente o tramite radio ricetrasmittente al fine di monitorare la posizione dei controllori che erano stati assunti proprio per arginare i furti, ma invano, considerato che la rete criminale permetteva sempre di eludere i controlli.

Altra tecnica utilizzata era quella di avere la compiacenza di qualche distributore di carburante in provincia di Ragusa così come in tutta la Sicilia orientale, al quale scaricare carburante in più, trafugato sempre dai serbatoi del camion che in teoria avrebbero dovuto essere sigillati. Consegnati i 300 litri (a titolo di esempio) in più al distributore, quest’ultimo pagava il carburante ad un prezzo molto più basso e lo rivendeva a prezzo di mercato, con guadagno per tutti i complici.

I prezzi del carburante trafugato ed illecitamente venduto, variavano da 0.70 ad 1 euro per poi rivendere il tutto ad un prezzo di poco superiore, conveniente per tutti anche per gli acquirenti finali, come detto insospettabili residenti delle province di Ragusa e Siracusa. In altre occasioni sono stati trafugati ingenti metri cubi di gas, stipati in bombole e travasati con metodi pericolosissimi.

I diversi sistemi utilizzati sono stati ampiamente documentati dalle immagini di intercettazioni video fatte nei luoghi utilizzati per trafugare il carburante rivenderlo.

Dalle indagini durate 6 mesi circa, è stato possibile raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni 15 arrestati e di altri 65 soggetti che sono stati denunciati in stato di libertà in quanto responsabili “solo” dell’acquisto del carburante presso la “Tir Service” o “l’autolavaggio industriale”. In pratica i clienti dei ricettatori, seppur rispondano anche loro del reato di ricettazione che prevede una pena che va dai 2 agli 8 anni, avendo avuto un ruolo meno grave degli organizzatori del sistema “Free Fuel”, sono stati denunciati in stato di libertà.

I denunciati, sono quasi tutti residenti nel siracusano e costituiscono un gruppo eterogeno, in quanto vi sono tutte le classi sociali e molti insospettabili che, dietro la loro posizione sociale, ordinavano grossi quantitativi di carburante pagandolo ad un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato. Il sistema, soprattutto nel piazzale dove insistono le due attività commerciali inserite a pieno titolo nell’attività illecita, era talmente rodato da diventare del tutto normale per gli impiegati delle imprese coinvolte.

Le modalità di rifornimento dei clienti erano inusuali ma consolidate. Gli arrestati che operavano nel piazzale ad Augusta, rifornivano (vedasi video telecamere intercettazione) con un innaffiatoio per le piante, le autovetture di piccole dimensione, mentre i grossi quantitativi venivano ceduti con dei fusti riempiti ad hoc con grossi di tubi di conduzione.

Al termine delle indagini, la Squadra Mobile di Ragusa ha deferito per associazione per delinquere finalizzata al furto, ricettazione e contrabbando di carburante, ben 19 persone ed altre 61 sono state denunciate in stato di libertà per ricettazione. La Procura della Repubblica di Ragusa ha richiesto i provvedimenti restrittivi ed il GIP ha concesso 15 misure cautelari, trasmettendo gli atti alla Procura della Repubblica di Siracusa per competenza territoriale.

LE CATTURE

Ieri 60 uomini della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobili di Ragusa e Siracusa (che ha prestato piena collaborazione agli investigatori iblei titolari delle indagini), a bordo di, 25 autovetture, 2 moto ed 1 elicottero, fin dalle prime luci dell’alba, hanno dato esecuzione alle 15 misure cautelari emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Ragusa su richiesta della Procura della Repubblica iblea. 5 sono state eseguite nei territori di Ragusa, Vittoria, Modica, Scicli e Pozzallo; 6 sono state eseguite ad Augusta (SR), 3 sono state eseguite nel calatino (CT), tra Mineo, Grammichele e Caltagirone ed una a Torino, luogo dove uno degli indagati aveva trasferito la residenza.

Durante il blitz, gli uomini della Squadra Mobile di Ragusa hanno tratto in arresto anche CARNEVALE Fabio, nato a Siracusa il 05.06.1984, il quale stava rifornendo la vettura di una signora. Nelle more del controllo, giungeva un’altra donna di professione architetto intenzionata a rifornire la sua autovettura.

Nessuna difficoltà, se non logistica, è stata registrata dagli operatori della Squadra Mobile. Di concerto con l’Autorità Giudiziaria, è stato deciso di eseguire le misure cautelari sul luogo di lavoro, per poi perquisire le abitazioni di ognuno dei destinatari. Tale scelta è maturata dal fatto di scoraggiare eventuali altri addetti del settore carburanti, dal compiere reati che creano enormi danni economici che si ripercuotono su tutti, in primis sui consumatori finali.

Una volta eseguito l’arresto, tutti i soggetti sono stati condotti presso gli uffici della Squadra Mobile di Ragusa dove sono stati notificati gli atti a loro carico, si è proceduto al fotosegnalamento da parte della Polizia Scientifica e sono stati notificati anche gli avvisi di garanzia.

I SEQUESTRI

Sottoposte a sequestro preventivo le aziende “Tir Service” di proprietà di due degli indagati, al fine di evitare che il reato potesse essere reiterato dai soggetti rimasti in libertà e “l’Autolavaggio Industriale” per gli stessi motivi, ovvero per evitare che altri potessero perpetrare altri reati, considerato l’elevato volume d’affari.

Durante le perquisizioni sono stati sequestrati a casa di uno degli arrestati, 300 litri di carburante ed a casa di un altro oltre 2.000 euro.

GLI ARRESTATI

Il G.I.P. presso il Tribunale di Ragusa ha emesso l’ORDINANZA DI APPLICAZIONE DI MISURA CAUTELARE a carico dei sotto indicati 15 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo dei reati p. e p. dagli artt. nr. 81, 110, 624 e 648 C.P.:

  1. AGOSTA Salvatore, nato a  Modica il 23.01.1972;
  2. BELLISTRI Luca, nato a Augusta (SR) in data 30.05.1977;
  3. CACCIOLA Sebastiano, nato a Catania in data 27.01.1971;
  4. CAPPUCCIO Giuseppe, chiamato Pino, nato a Augusta in data 19.06.1963;
  5. CASTROGIOVANNI Ivan, nato a Siracusa in data 06.07.1991;
  6. CASTROGIOVANNI Marco nato a Siracusa il 15/08/1974;
  7. CUDDÈ Giovanni, nato a Caltagirone in data 11.01.1978;
  8. IACONO Claudio, nato a Floridia in data 26.10.1957;
  9. IEMMOLO Michele, nato a Modica in data 24.11.1955;
  10. NOVELLO Michele, nato a Caltagirone (CT) in data 05.04.1976;
  11. PUPILLO Daniele, nato a Siracusa il 27.08.1985;
  12. RINALDI Saverio, nato a Siracusa il 05.09.1964;
  13. SARACENO Antonino, nato ad Augusta (SR) il 03.11.1976;
  14. SPADARO Salvatore, nato a Messina in data 3.12.1970;
  15. VENUTO Andrea, nato a Augusta in data 18.02.1994.
  16. CARNEVALE Fabio, nato a Siracusa il 05.06.1984

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine