“Io, padre separato, dormo in macchina. Sogno che mio figlio mi voglia bene a prescindere…”

Cassa integrazione per colpa della crisi che ha colpito l’impresa dove lavorava, un matrimonio fallito alle spalle ed un figlio di 5 anni che si vergogna a vedere perché non ha pochi euro neanche per comprare un gelato. È questa la storia di un padre separato, quelli che oggi sono considerati i “nuovi poveri” e che, però, hanno vergogna di esserlo.

Marco, 34 anni siciliano, è un padre innamorato del proprio figlio, ma non più “amato dalla vita”.

Da cinque mesi vivo all’interno della mia auto, qui dormo e mangio, è l’unico posto dove posso permettermi di stare. La vita mi ha voltato le spalle – racconta Marco – e vivo soltanto per mio figlio, altrimenti avrei già posto fine ai miei giorni”.

In questi anni Marco le ha tentate tutte, si è arrangiato con altri lavori, anche nelle cucine dei ristoranti di Milano. Fino al suo ultimo impiego, in nero, da muratore. Due anni fa. Da allora più nulla, soltanto nera disperazione e piccoli lavoretti, mal pagati, accettati solo per sopravvivere.

Questa mia condizione non è stata accettata da mia moglie. Ognuno ha il suo modo di reagire ai problemi – racconta con un filo di voce”. Così arriva la separazione, sbattuto fuori da casa, quelle quattro mura tanto agognate ed appena finite di pagare con un mutuo.

Non so più cosa fare, cerco di arrabattarmi con piccoli lavoretti per arrivare a racimolare le 400 euro che devo riconoscere per il mantenimento di mio figlio. Per carità, so bene che devo darle, prima di tutto viene la sua salute. Per me va bene così, se non fosse che non riesco neanche a vederlo. La mia ex moglie dice sempre al nostro piccolo che io vivo da barbone, così cerca di allontanarlo sempre più. Ogni tanto si convince ad incontrarmi, ma io non ho davvero i soldi neanche per le caramelle. Come faccio? Vorrei solo poterlo vedere ed amare, come tutti i padri”.

La vergogna della propria condizione equivale a non vivere, va a braccetto con il morire lentamente, consegna la persona ad una lenta agonia.

Quella di Marco è soltanto una delle tante storie di padri separati che ogni giorno si sentono defraudati di un diritto “naturale” come quello, appunto, di svolgere il difficile ruolo di genitore. Divorzi e separazioni e, in mezzo, figli contesi da adulti perennemente in lite. Situazioni spesso “al limite”, con genitori impegnati a farsi del male pur di avere l’ultima parola o ridotti in assoluta povertà come in questo caso.

Come dicevo prima io non condanno la mia ex moglie, ma lo Stato che ci abbandona. Ci vorrebbe – commenta Marco – una legislazione diversa, infondo io vorrei soltanto vivere dignitosamente per poter vedere mio figlio. soltanto questo. Invece soffro la sua mancanza. Il cuore mi si sfalda di dolore e le notti insonni, all’interno di quei sedili della mia piccola auto, passano a vegliare il mio dolore ed a pensare a quel sorriso meravigliosa della mia creatura”.

Storie di esistenze precarie, di padri disperati che gridano “rivogliamo i nostri figli”. Padri defraudati dell’affetto, ridotto spesso a rituali deprimenti, e privati anche di ogni effetto economico . In Italia sono 4 milioni e secondo l’Eurispes l’80 per cento di loro non riesce a vivere del proprio stipendio (quando c’è), tanto che 800 mila sono sotto la soglia della povertà.

Spesso si finisce davanti alle mense di carità, in cerca di un piatto caldo, in fila, insieme ai vagabondi, per sostenere gli obblighi economici della separazione.

Si. Inizialmente me ne vergognavo, così non mangiavo per giorni. Sono stato costretto a rovistare nei cassonetti. Poi mi son fatto coraggio e sono andato alla mensa della Caritas. Pesavo 87 chili quando venni buttato fuori di casa; oggi ne peso molti meno. Sono una larva umana, ma credetemi non mi interessa, voglio solo avere la dignità di vedere mio figlio, l’unica cosa bella di questa esistenza”.

Vorremmo fargli gli auguri, ci giriamo attorno, alla fine ci riusciamo.

“Grazie. Sa, essere padre è comunque un dono meraviglioso. Lo è a prescindere, anche in una condizione del genere”.

Infine l’appello di Marco, commovente ed atroce.

Spero che mio figlio un giorno capisca e non si vergogni di me; spero che tanti padri come me possano avere la forza di non mollare. Sogno uno Stato ed una società che si occupi degli ultimi, io vado avanti, fino a quando potrò, con quattro stracci e mille lavori ma senza più sogni. Anzi – conclude Marco -, un solo sogno: di abbracciare il mio piccolo e di dirgli che se io non sto vivendo, è per far stare al mondo lui”.

 

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

2 COMMENTI

  1. Mi piacerebbe poterne sapere di più per poter magari in qualche modo aiutare questa persona, penso sia inutile stare a parlare tanto, iniziamo ad aiutarci almeno per quel poco che possiamo! Se qualcuno sa qualcosa in più mi contatti matteopagani21@libero.it

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