Panarello, guarita dal Covid torna a processo: “Ci sono 2 testimoni, non vennero mai sentiti. Io ho detto il vero”

“Intendo rispondere, non ho la voce alta, sono da poco uscita dal Covid. Voglio parlare e rispondere” dice subito al giudice Veronica Panarello. E nel corso del processo, il colpo di scena con “l’accusa” agli inquirenti di avere sottovalutato il fatto che lei stessa aveva citato due persone che avevano visto l’ex suocero in macchina quando, dopo che il povero corpicino di Lorys era stato abbandonato al Mulino vecchio dove era stato poi trovato, lei era rientrata a Santa Croce. Veniamo con ordine.

L’udienza davanti al giudice monocratico Elio Manenti per la calunnia di cui è accusata Veronica Panarello nei confronti dell’ex suocero, Andrea Stival, inizia puntualissimo. La Panarello sta scontando trent’anni di carcere per l’omicidio del figlio, Lorys Stival, commesso il 29 novembre del 2014 a Santa C roce Camerina, nel Ragusano. Lei è in collegamento dalle 15,55 dal carcere di Torino, dove è reclusa, in attesa dell’inizio dell’udienza. Una volta avviato il collegamento, il difensore della donna, Francesco Villardita, viene autorizzato a parlarle in via riservata. Andrea Stival non è in aula ma è rappresentato dall’avvocato Francesco Biazzo. Il processo trae origine da quanto il gup Andrea Reale condannò la donna in primo grado a trent’anni di carcere inviando, a lettura di sentenza, gli atti alla Procura per procedere appunto per calunnia. La Panarello aveva chiamato in correità nell’omicidio di Lorys Stival anche l’ex suocero, Andrea Stival, risultato completamente estraneo ai fatti. Alle 16.10 inizia l’udienza. Il pubblico ministero produce al giudice la sentenza comprensiva di motivazioni emessa dalla Suprema Corte di Cassazione, nel procedimento a carico di Veronica Panarello per il delitto di omicidio del figlio, emessa il 21 novembre del 2019 depositata il 13 gennaio 2020. Nessuna osservazione dalle parti e il giudice ammette la produzione documentale.

 Si ricorda in particolare che Veronica è imputata per calunnia per le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio davanti all’Autorità giudiziaria, il 19 febbraio del 2016. “Ricorda quanto dichiarò quel giorno?” le dice l’avvocato Francesco Villardita. “Certo che ricordo tutto ciò che ho dichiarato e non solo quel giorno: lo dichiarerò sempre”. “Lei disse che il suocero fu coinvolto nell’omicidio di Lorys ed ebbe parte attiva in quel fatto di sangue e che era presente nella sua abitazione il giorno in cui Lorys venne ucciso dice ancora il legale”. “Si certo lo confermo, lo confermo in pieno”. Poi conferma la sua relazione sentimentale con l’uomo, il fatto che Lorys li vide insieme in atteggiamenti amorosi e aggiunge: “confermo, dopo questo episodio, lui non accettava che la cosa fosse stata scoperta”. Il punto, secondo al Panarello è che “se io non sono riuscita a dimostrare ciò che ho detto, non è vero che ho calunniato. Non mi sono mai tirata indietro, mi sono assunta le mie responsabilità, e se dire la verità è calunniare, allora in tutta Italia ogni persona che dirà la verità potrebbe essere accusata di calunnia”. La Panarello con voce decisa continua a dire: “Ho fatto il nome della persona che era presente quella mattina, in quell’appartamento. Eravamo io e lui io perché non mi sono tirata indietro. Il signor Stival era dentro quell’appartamento insieme a me. Anche se non sono riuscita a provarlo. Qualunque prova è sempre stata ritenuta non valida. Io in casa non avevo telecamere ma lui c’era era presente”. Um serie di versioni diverse, le ricorda il difensore ma lei non ha dubbi: “Dall’inizio e per un lungo periodo non ricordavo quello che fosse accaduto: collocavo gli spazi di quell’attimo con ricordi precedenti a quella giornata. Ho accompagnato mio figlio a scuola? Sì, era quello il mio ricordo, non mentivo. Poi, quando mi è stata data possibilità di andare al cimitero sulla tomba di mio figlio, nel tratto di strada mi è emerso un ricordo e con l’andare del tempo i ricordi si sono aperti e quando ho ricordato tutto non è stato nemmeno facile dirlo”. E dichiara di avere avuto paura: “Io ero detenuta, lui in libertà, avrei potuto avere ritorsioni sull’altro mio figlio. Mi assumo la responsabilità. Ho detto il falso quando ho detto che era stato un incidente ma poi mi sono resa conto che non era giusto. Ho sbagliato anche io. È giusto che pago, e sono in carcere. Però è anche giusto che paghi chi quella mattina era con me”. L’avvocato Biazzo le ricorda che tutto quanto dichiarato nei confronti di Andrea Stival si è rivelato inconcludente tanto che la sua posizione è stata archiviata e lei è appunto a processo per calunnia ma la Panarello non demorde, anzi: “Ho letto ogni pagine dalle sentenze. Avvocato Biazzo anche voi avete avete avuto la possibilità anche di vedere i firmati, i tasselli” e poi arriva la dichiarazione. “Nell’auto in un determinato tratto di strada c’erano due persone che avevano salutato Andrea Stival. Perché non è stata mai analizzata questa cosa? Perché non è stato ritenuto interessante approfondirla?” chiede la Panarello. A quel punto interviene il suo difensore, Villardita. “Lei ha fatto riferimento a due persone che avrebbero salutato suo suocero che era all’interno della sua autovettura. E’avvenuto prima o dopo l’evento morte di suo figlio? E la donna risponde: “Dopo. Ricordo benissimo. L’ho detto anche alla Polizia, la Procura non lo ha mai valutato: ho sempre detto che c’erano queste due persone che hanno salutato Andrea. Io con queste persone non avevo a che fare, conoscevano solo lui”. E indica il luogo del presunto incontro quando avrebbero salutato con la mano il suocero. Il legale le chiede se ha qualche elemento per identificarle. “Di una persona so il nome perchè in quel periodo da poco aveva piccola attività ambulante, di vendita di pesce e l’altro non so come si chiami ma so dove viveva, a poca distanza da casa mia”. E poi altri dettagli, e aggiunge: “mi dissero che era irrilevante

Ricordo anche che stavano gettando delle vecchie porte e finestre in legno”. Ciò che ora sta descrivendo al giudice lo colloca dopo l’omicidio e dopo che il bimbo era stato portato al canalone morto? “Si in fase di rientro a Santa Croce e la mia auto la guidava Andrea Stival”. Ed è proprio in quel momento che Stival, secondo la Panarello, salutò i suoi conoscenti. La prossima udienza è fissata per l’11 giugno. No comment da parte del legale di Veronica Panarello che in udienza ha ritenuto più che interessanti questi elementi. 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine