Pensieri disordinati su un’aggressione mafiosa…

Nella settimana del 38° anniversario della morte di Peppino Impastato e nelle stesse ore in cui si è celebrato il ricordo di Felicia Bartolotta, abbiamo appreso che proprio una donna è rimasta vittima di aggressione e intimidazione di stampo mafioso.

Il luogo è la provincia di Ragusa, la donna aggredita è un valente magistrato in servizio presso la Procura della Repubblica, gli autori sono soggetti legati alla malavita organizzata vittoriese, il movente del delitto è l’attività di indagine svolta dal magistrato in materia di infiltrazioni mafiose al mercato di Vittoria.

Ancora una volta, dunque, il volto di questo nostro territorio è stato segnato dalla bruttezza, dal volgare atto della violenza, dal barbaro uso della sopraffazione.

Ma tutto questo ci stupisce? In fondo non tanto!

Noi ragusani conosciamo bene l’ambiente vittoriese e per tale motivo siamo soliti vivere la nostra vita senza occuparci troppo di quello che succede in certi ambienti, Per noi è preferibile accontentarsi del quotidiano, senza problemi: comprare una casetta in città, la macchinina status simbol, l’ultimo modello di smartphone, la casa al mare o in campagna, e fare finta di niente, come se malaffare, corruzione, illegalità, clientelismo non esistessero intorno a noi.

Spesso facciamo finta di non sapere o non capire e quando un giornalista viene aggredito, accettiamo il fatto con assoluta indifferenza, magari pensando che quello, in fondo, se l’è anche un po’ cercata! Ma cu cia fa ffari? Ho sentito dire tra un caffè e una sigaretta, tra una pizza e una grigliata di pesce, da chi si sente furbo perché capace di farsi i fatti suoi e vivere senza il minimo problema.

Se però pensassimo, almeno per un istante, che il nostro silenzio, la nostra indifferenza, il distacco volontario, fisico e ideale, da coloro che hanno deciso di contrastare il fenomeno mafioso, ci rendono complici di tutti i crimini, piccoli e grandi che rendono brutta questa nostra terra, probabilmente cambieremmo atteggiamento. Chissà?

Mi vengono bene in mente le parole di Peppino Impastato: se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà…Mi viene in mente anche la canzone di Nicolò Fabi: “hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali, i loschi affari dei palazzinari…hanno vinto i superattici a 3.000 euro al mese, le puttane lungo i viali, sulle strade consolari…ma ha perso la città, ha perso un sogno abbiamo perso il fiato per parlarci, ha perso la comunità…”.

Le due cose sembrano collegate, sebbene a distanza di così tanti anni, perché la nostra incapacità di difendere la bellezza ci ha resi refrattari ad ogni forma di reazione e accondiscendenti ad ogni forma di illegalità. Impastato ipotizzava un mondo ancora possibile mentre Fabi sembra celebrare una sconfitta.

Forse, però, non tutto è ancora perduto! Se prendiamo consapevolezza che non possiamo e non dobbiamo essere passivi fruitori di quello che la vita ci offre e se ci convinciamo che essa non è un’entità a noi estranea capace di dispensare fortuna o sfortuna per il solo fatto che ci facciamo i fatti nostri, se pensiamo di avere la forza, tutti insieme, per frenare e fermare l’orrore di chi vuole scegliere per noi, sopra di noi, contro di noi, se impariamo ad alzare la testa dal falso guscio della rimozione o della negazione, se ci liberiamo delle gabbie mentali che ci fanno piegare davanti al potere, potremmo ancora parlare di bellezza e potremo dire di avere vissuto veramente. E già! Perché altrimenti quello che facciamo non è vivere ma sopravvivere in attesa di una fine senza senso e senza onore. Dobbiamo partecipare attivamente e con convinzione alle giuste lotte per la legalità. Dobbiamo partecipare al lavoro di chi si spende ogni giorno per un un modo libero, perché la vera libertà non è uno spazio vuoto ma è essa stessa partecipazione.

Io sono convinto che in Sicilia abbiamo ancora fiato per parlarci e per parlare, per dire e per gridare che questa terra è bella ed è nostra, di tutti gli uomini e le donne che amano rispettare le leggi, i siciliani e le siciliane che lavorano, che amano, che creano famiglie, che curano la formazione dei figli, essenza e humus della più schiacciante forza progressiva che si possa mai immaginare.

Partiamo da un gesto di solidarietà alla dott.ssa Botti, quindi, gridando: SIAMO CON LEI E NESSUNO LE POTRA’ FARE NULLA DI MALE! E costruiamo ogni giorno, tutti insieme, la grande casa della Bellezza…

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