Per gli studenti italiani la Mafia è più forte dello Stato

È una questione di Stato. «La mafia limita la libertà di ogni giovane e ne condiziona il futuro, ma per il 40% dei ragazzi manca il coraggio di denunciarla e contrastarla». Vito Lo Monaco è il presidente del centro studi Pio La Torre, l’associazione culturale con sede a Palermo che prende il nome dal sindacalista e deputato del Pci assassinato da Cosa Nostra il 30 aprile del 1982. L’istituto siciliano, per il 12esimo anno consecutivo, ha realizzato un sondaggio su Stato e mafia tra gli studenti italiani. Con risultati scioccanti: per il 90% degli interpellati esiste un forte rapporto tra mondo politico e clan, mentre per il 42% la mafia è più forte dello Stato. L’indagine, pubblicata sul sito www.piolatorre.it e diffusa dalle testate siciliane, è stata condotta tra 2.722 studenti delle 100 scuole superiori italiane che partecipano al Progetto educativo anfimafia. I dati più significativi riguardano il rapporto tra la mafia e la politica, forte per il 90%, abbastanza forte per il 51%, molto forte per il 38% e inesistente per lo 0,7%. Oltre il 67% dei giovani, due su tre, ritiene che lo Stato non faccia abbastanza per sconfiggere la mafia, che per il 42% degli studenti è più forte dello Stato contro il 24% di chi li pone sullo stesso piano e il 18% di chi assegna il primato alle istituzioni. Alla domanda se si ritiene che la presenza della mafia possa ostacolare la costruzione del proprio futuro, il 30% ha risposto sì, molto, e solo l’1% per niente. «La corruzione della classe dirigente è una concausa della continuità dell’organizzazione mafiosa», ha spiegato Lo Monaco. «È un fenomeno criminale e una cultura che viene percepita dai giovani, dal Nord al Sud, come negativa e con differenti sensibilità tra i figli di famiglie più colte o meno colte, con genitori laureati o no. La sua esistenza viene percepita in modo diverso, al Centro Nord e al Sud, ma ugualmente negativa». Al quesito su quanto i giovani pensino che la mafia sia diffusa nella propria regione, il 55% dei ragazzi intervistati ha risposto abbastanza, il 25% molto e il 17% poco.

«È evidente che lo Stato, tramite una politica antimafia dotata di uno strumentario che nel suo complesso non ha eguali al mondo, stia ottenendo una vittoria dietro l’altra, sebbene la guerra non sia certo terminata», ha sottolineato il docente di sociologia della Luiss di Roma, Antonio La Spina, che alla fine di aprile, in concomitanza col 37esimo anniversario dell’assassinio di La Torre, ha illustrato i risultati del report insieme con Lo Monaco e con altri sociologi e accademici.

«Ci si aspetterebbe che tali successi fossero ben noti al cittadino comune, così da confortarlo e stimolarlo a fare la propria parte nell’impegno per la legalità, la civiltà, una vita democratica non inquinata», ha aggiunto La Spina. «In effetti, volta per volta, le notizie vengono date, così come le operazioni di polizia, i sequestri, i processi ricevono una copertura mediatica. Ciò è fuor di dubbio. Ma purtroppo non è sufficiente». «I giovani intervistati mostrano di avere le idee chiarissime», ha detto l’ordinario di sociologia dell’Università di Pisa, Alberto Vannucci. «Nelle troppe aree grigie dove politica, corruzione, imprenditoria, professioni e criminalità si incontrano e si ibridano risiede la vera potenza delle mafie, e dunque in quei contesti risiede il vero nodo da sciogliere per qualunque politica efficace di contrasto del fenomeno mafioso».

(FONTE: ITALIAOGGI)

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