Personalità al limite: viaggio “nell’oceano borderline”

Cosa significa essere “borderline/al limite”? Ne sentiamo parlare tanto, in modo quasi gergale ma spesso senza avere le idee chiare in proposito. Il disturbo borderline di personalità è fra i più diagnosticati ma anche fra i più contestati nella diagnosi proprio per la sua caratteristica di rappresentare un ponte fra la nevrosi (problematiche quotidiane, comuni ai più) e la psicosi (disturbi mentali gravi, come la schizofrenia). Come dire che se non si è abbastanza “folli” da essere diagnosticati psicotici o abbastanza “normali” da essere diagnosticati “sani nevrotici”, ecco che la categoria borderline appare come giusta via di mezzo, in oscillazione continua fra apparente normalità e follia.

E’ questa infatti la caratteristica principale di questi pazienti, il loro sconfinare per tutta la vita su entrambi i territori, alternando periodi di relativa normalità, in cui si mostrano sufficientemente equilibrati, a periodi in cui il funzionamento psichico appare fortemente compromesso, con violente crisi di rabbia, tentativi di suicidio, emozioni caotiche e incontrollabili e con marcati e repentini cambiamenti dell’umore, tanto da creare caos oltre che a se stessi anche alle persone a loro vicine. Potremmo infatti definire questo disturbo come un “disturbo della regolazione delle emozioni”, di cui ne soffre circa il 2% della popolazione, più frequentemente il sesso femminile. L’esordio avviene di solito in adolescenza o nella prima età adulta, ma per poter realmente parlare di disturbo borderline è ovviamente necessario ricevere una diagnosi accurata da professionisti della salute mentale.

Quando avviene il passaggio da un territorio all’altro? Si passa dall’apparente normalità alla “psicosi” soprattutto in risposta ad eventi relazionali spiacevoli come, ad esempio, un rifiuto o una critica da parte degli altri. Queste sembrerebbero condizioni che potrebbero magari far dispiacere o arrabbiare molti di noi…in realtà la reazione emotiva di chi ha questo disturbo è molto più  immediata, marcata e duratura rispetto a quella delle altre persone.

Le persone con disturbo borderline di personalità agiscono senza riflettere: esplosioni di rabbia, litigi molto violenti, abuso di sostanze, abbuffate di cibo, gioco d’azzardo, promiscuità sessuale (cambiano repentinamente o spesso partner sessuale), spese esagerate. Possono anche essere autolesionisti, procurandosi dei tagli o delle bruciature o tentando il suicidio come già detto.

Contraddittori, tumultuosi e coinvolgenti/invadenti: non hanno vie di mezzo, per cui oscillano rapidamente tra l’idealizzazione dell’altro e la sua svalutazione. E’ sufficiente un errore per far si che chi fino a quel momento era considerato “meraviglioso” diventi subito l’esatto contrario, la persona quindi peggiore del mondo. Inoltre proiettano spesso le loro caratteristiche negative sugli altri, sembrando loro le vittime, quando ne sono spesso i carnefici, comportandosi poi in modo diverso nel giro di poco tempo.

Com’è la vita insieme a queste persone? Hanno capacità genitoriali? I borderline trascinano nel loro vortice tutti, amici, partners e famiglia, vortice dal quale è molto difficile uscire e dal quale loro non permettono l’uscita, poiché temono disperatamente l’abbandono.Lo sforzo più doloroso e difficile di chi sta accanto ad un paziente borderline credo sia l’accettare di essere ferito. A loro dico che la violenza e l’aggressività ricevuta, soprattutto verso i familiari, a volte, anche se non sempre, può rappresentare una richiesta disfunzionale di accudimento e di cura, richieste non in grado di essere soddisfatte da chi sta accanto a loro.

Riguardo alle competenze genitoriali, nel caso di disturbo borderline della personalità sembra ci siano influenze eventuali sullo sviluppo della personalità dei minori accuditi da un genitore con questo disturbo. Nei casi ad esempio di divorzi con affidi condivisi, viene riscontrato come spesso il genitore borderline operi per escludere l’altro genitore dai rapporti con i figli, come per punirlo, o per punire i figli stessi, triangolandoli.

Il paziente borderline  necessità di un trattamento psicoterapeutico mirato che, in molti casi, prevede l’abbinamento ad una cura farmacologica. E’ questo l’aiuto più importante che possono ricevere.

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Nata a Ragusa e vissuta a pochi passi dal mare… cresco a Pozzallo. Dopo la maturità classica mi trasferisco nella bella Palermo, iscrivendomi al corso di laurea di psicologia, la grande Passione. Palermo è certamente una città per me del cuore, dalla quale ho preso il suo meglio, cercando anche di donarle il mio di meglio: la spensieratezza, la gioventù, la curiosità intellettuale, la vitalità. Oggi sono specializzanda in psicoterapia familiare e sistemica del CTR di Catania e radicata nell’ibleo, dove svolgo la libera professione con un’unica certezza per me e per chi confida nel mio sostegno: “Non è mai troppo tardi per essere felici”.

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