Pescara, mafia e affari dietro la sparatoria. Il sopravvissuto piantonato in ospedale

Piantonato a vista. Con tre uomini piazzati 24 ore no stop davanti alla porta della rianimazione. Nel servizio si alterneranno poliziotti, carabinieri e finanzieri. E ogni mezz’ora, un paio di volanti passerà davanti all’ospedale di Pescara per controllare che tutto sia a posto.

Lo ha deciso ieri il prefetto, Giancarlo Di Vincenzo, d’accordo con il procuratore capo Giuseppe Bellelli e il sindaco Carlo Masci, dopo un vertice con i capi delle forze dell’ordine. «Perché lunedì sera — ragiona un investigatore — malgrado il killer del Bar del Parco, quasi sicuramente un italiano, abbia sparato in mezzo minuto otto colpi di calibro 9, non può ancora dire di aver portato a termine la missione. Walter Albi è morto, ma Luca Cavallito è ancora vivo». E se dovesse farcela («Le sue condizioni sono lievemente migliorate», fanno sapere dall’ospedale) potrebbe dare lui stesso una svolta alle indagini, indicando agli inquirenti la pista per arrivare ai mandanti. Il killer, insomma, potrebbe anche tornare per il colpo di grazia: ecco perché la vigilanza armata in ospedale.

Intanto, ieri è spuntato un altro video, estratto dalle telecamere del bar, in cui si vede l’uomo col casco che tira fuori la semiautomatica mentre raggiunge a piedi il locale: 10 minuti prima ha fatto già un sopralluogo, è passato in moto sfilando lentamente solo per vedere dove erano seduti Albi e Cavallito nel dehor. Sembra un uomo robusto, dalle immagini. «Ma potrebbe anche essersi infilato qualche maglione per non farsi riconoscere», suggerisce la nostra fonte. Poi ha anche preso i cellulari delle vittime per depistare, ma questo non impedirà di risalire alle chiamate. Albi e Cavallito quella sera sono stati traditi da qualcuno che stavano aspettando seduti al tavolino del bar, con 12 pizzette già pronte sui vassoi.

«Qualcuno con cui erano entrati in affari», scommette chi indaga. Il papà di Cavallito, Dario, ieri ha parlato di un albergo sul porto turistico che suo figlio e l’architetto volevano realizzare: «Più di qualcuno a Pescara ora è preoccupato. Come si può pensare di costruire un albergo senza i contatti giusti? E con quali fondi?», riflettono gli investigatori. Oltretutto Cavallito, che nel 2012 fu catturato insieme a una banda di Cerignola con 200 panetti di hashish in un’auto, pare non abbia mai interrotto i rapporti con certi ambienti. E la mafia di Cerignola, uno come il questore di Pescara, Luigi Liguori, la conosce bene avendo fatto per anni il capo della Mobile di Bari e lavorando a stretto contatto con l’ex pm Gianrico Carofiglio, che quelle famiglie ferocissime pugliesi ha descritto nel romanzo «L’estate fredda».

La mafia pugliese, ma anche la ‘ndrangheta, riciclano il denaro sporco dei traffici di droga investendo nei territori. Così, Albi e Cavallito potrebbero essersi buttati in un affare più grande di loro. E in questi casi, un killer, la mafia lo trova sempre.

(FONTE: CORRIERE)

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