Piccola analisi sociologica di come gestiamo una disfatta

Continuano in Italia le polemiche sulla precoce eliminazione, e la lettera di ieri di Balotelli infervora ancora di più le parti, tra quelli che difendono il calciatore (anche se l’uomo ha mostrato più volte evidenti fragilità caratteriali, per cui è tosto difenderlo) e chi invece gli addossa la croce per via di prestazioni non certo esaltanti, ma in linea con il resto della squadra aggiungo io. Ma mentre è normale che si accetti che Chiellini  faccia due buchi in difesa contro il Costarica, o che Barzagli si dimentichi di Godin (il più pericoloso di testa sui calcio d’angoli del pianeta in questo periodo), non è giustificabile che Balotelli che doveva essere la stella di questa nazionale, caracolli a centrocampo in cerca di palloni giocabili e zone  meno intasate. Il fatto tecnico ci dice che Balo non è una prima punta nel modo classico, quindi sia normale che faccia così, in più le sue accuse denunciano una discriminazione (addirittura anche razziale?) da parte del gruppo, che sul piano personale lo aveva esplicitamente fatto dopo la partita. L’inconsistenza prima tecnica (3 formazioni diverse in tre partite) e poi di gestione dello spogliatoio di Prandelli mi fa propendere più per una responsabilità sua che non del calciatore milanista, e semmai mette in chiaro quello che è successo: il clan che si era compattato dopo calciopoli nel 2006 e ci aveva portato alla vittoria, credeva di fare la stessa cosa martedì alla fine del primo tempo, scaricando Balotelli e rilanciando il proprio mondiale. Era un rischio che hanno corso, ed hanno perso. Che in Italia si possano addossare le colpe a chi questo piano fallimentare voleva intralciarlo mi sembra sintomatico. Inoltre c’è anche una questione sociologica (che nel calcio è banale, ma non meno vera). Balotelli è (volente o nolente) simbolo di una generazione,di un genere musicale piuttosto che un altro, di un modo di vestire ,  di un atteggiamento verso le cose, verso  il possesso o il potere, o verso il successo; addossare a questo MONDO (spesso forse giustamente ritenuto fatuo)  tutte le colpe del fallimento della nazionale (e traslando del Paese), è la cosa più naturale che tutti gli altri “soggetti”  in questione possano fare, per difende il solito pezzettino d’orto, in una nazione che non cresce perché principalmente non produce più, non investe, non rischia, non cambia look. Così passa che non sia  il Balotelli giocatore che ha fallito, ma il Balotelli giovane-uomo, definito viziato, superficiale, sbruffone, in modo da dare a tutti gli altri l’alibi perfetta per continuare a non invertire la rotta mai, a tenere decine di “comprovati affidabili difensori” , piuttosto che investire veramente sulle future generazioni specie se sono “estranee”, anche a costo di non capire che linguaggi (o che musica, o che “posizione in campo”) prediligano.

 

Nel segno del Diez (contro la Leggenda)

Ma il Mondiale, quello degli altri, continua. Ieri nel segno di una promessa leggenda: Leo Messi. Ha ancora una volta timbrato il cartellino con una doppietta, portato l’Argentina alla terza vittoria su tre, e continuando a distanza il duello con il compagno di squadra Neymar. E’ il loro mondiale, ma di chi lo sarà di più? La Nigeria dal canto suo che è uscita sconfitta sorride per la qualificazione, e serra i ranghi per la sfida alla Francia di lunedì prossimo, e il proprio incontro con il destino.

Appunto la Francia che si è qualificata come prima, ma ieri non ha di certo impressionato (ma forse stava già riposando per li prossimi impegni) contro l’ Ecuador, che non è andato oltre lo 0-0, e quindi saluta il Brasile.

Scintillante invece il 3-0 della Svizzera contro Honduras, con un super Shaqiri in evidenza. Tripletta, porta il pallone a casa, e non dimenticherà facilmente il giorno che fece tre gol al mondiale. Adesso affronteranno l’Argentina e sembrano vittime sacrificali. Il miracolo in questo caso varrebbe davvero la Leggenda.

#tresonolecose

– festeggia alla grande il 27esimo compleanno. dicono siano gli anni della maturità #leggenda

– la Francia (insieme alla Colombia) è la vera outsider, ha giocatori giovani, estrosi, e neri #trovaledifferenze

– la solitudine dei numeri primi #balotelli

 

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Vivo a sudditunisi, dopo aver girato l’Italia per un po’. Sono zio di una regina degli elfi, tifo l’Inter dai tempi in cui perdevamo sempre, ma eravamo invincibili. Voto il Pd quasi per lo stesso motivo. Scrivo di pallone, ma ho un libro nel cassetto dal titolo goloso. Alè.

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