Pozzallo, Polizia arresta scafista: 1.500 euro il costo del viaggio per ciascun migrante

La Polizia di Stato a seguito dell’arrivo di ieri di 104 migranti ha raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico di uno scafista sudanese di diciotto anni.

Secondo i testimoni è lui che ha condotto l’imbarcazione partita dalle coste libiche. Il responsabile del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorreva con altri soggetti presenti in Libia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per averle sottoposte a trattamento inumano e degradante.  

I migranti dopo il loro arrivo sono stati fatti scendere ed ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati e identificati dalla Polizia Scientifica. L’Ufficio Immigrazione della Questura di Ragusa ha avviato le pratiche inerenti la loro posizione in ordine alle norme sul testo unico per l’immigrazione, in particolar modo per due soggetti egiziani presenti tra i migranti.

MODALITA’ DI ARRIVO IN ITALIA

In data 2.9.2019 il dispositivo di sicurezza messo in atto dal Questore di Ragusa in occasione degli sbarchi, per mantenere l’ordine e la sicurezza pubblica, era pronto per accogliere alle ore 9.00 la nave “Cassiopea” della Marina Militare italiana che aveva soccorso 29 migranti libici, tutti legati da vincoli familiari. 

Durante l’attesa dell’arrivo della nave, la Guardia di Finanza informava il dispositivo di sicurezza che la motonave “Eleonore” era entrata senza alcuna autorizzazione in acque territoriali italiane facendo rotta per il porto di Pozzallo. 

Avendo violato quanto disposto dal c.d. decreto sicurezza bis, personale della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza contestava la violazione al comandante e sottoponeva a sequestro cautelare la nave “Eleonore” così come disposto dalle norme vigenti. 

Considerato il sequestro della nave, condotta presso il porto di Pozzallo, venivano fatti scendere tutti e 104 i migranti dal motoryacht e ospitati presso il locale Hotspot di Pozzallo.

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato – Squadra Mobile Questura di Ragusa – con la partecipazione di un’aliquota della Guardia di Finanza ed una dei Carabinieri hanno sottoposto a fermo uno scafista sudanese, in quanto sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza a suo carico. 

Grazie al lavoro senza sosta di un team di poliziotti specializzati per il contrasto dell’immigrazione clandestina è stato possibile sottoporre a fermo l’indagato. Sono state raccolte tutte le dichiarazioni dei passeggeri (con il prezioso ed imprescindibile supporto degli interpreti) che non hanno avuto alcun dubbio rispetto alla condotta dello scafista.

I migranti hanno dichiarato di essere partiti dalle coste libiche dopo un tempo di permanenza di qualche mese presso una connection house. Hanno pagato in media 1.500 euro cadauno per raggiungere l’Europa. Lo scafista ha condotto il natante per 15 ore in quanto è stato soccorso a largo delle coste libiche. 

I testimoni hanno descritto con molta precisione la condotta dello scafista sia nelle fasi antecedenti la partenza che quelle successive fino all’arrivo dei soccorsi.

Dagli accertamenti effettuati grazie ai software in uso alla Polizia Scientifica di analisi delle impronte digitali, gli investigatori hanno constatato che i migranti non erano mai stati precedentemente identificati in Italia.

Se le indagini su uno dei due natanti soccorsi sono concluse, quelle sul secondo arrivo della nave “Cassiopea” sono tuttora in corso. Il lavoro di raccolta di fonti di prova a carico di chi ha commesso il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è particolarmente complesso e richiede molto lavoro agli investigatori impiegati sin dalle prime fasi di arrivo in Italia.

Per quanto concerne la posizione del comandante della nave “Eleonore” e del capo equipaggio, entrambi cittadini tedeschi, la Polizia Giudiziaria ha trasmesso un’informativa a carico dei due alla Procura delle Repubblica di Ragusa. La nota informativa descrive la condotta tenuta dal comandante in ordine all’ingresso in acque territoriali italiane senza alcuna autorizzazione fino all’arrivo presso il porto di Pozzallo. La Procura della Repubblica iblea, esaminata l’informativa di reato, ha iscritto i due nel registro degli indagati.

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