Pozzallo, Polizia ferma uno scafista. I Migranti: “2mila euro per partire”

La Polizia a seguito dello sbarco di ieri ha raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico di:

SNOSSI Fathi, nato in Tunisia il 24/09/1999

Secondo i testimoni è lui che ha condotto l’imbarcazione partita dalle coste tunisine. I responsabili del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorrevano con altri soggetti presenti in Tunisia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto, compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.  

I migranti sono stati ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati, identificati e trasferiti in altri centri.

MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE

Alle ore 13.08 del 27.10.2017, IMRCC di Roma segnalava alla nave OPV VIANA DO CASTELO (nave del dispositivo Frontex militare portoghese) la presenza di una piccola imbarcazione in legno carica di migranti. Alle successive ore 14.40, la nave in argomento intercetta l’imbarcazione e stante le precarie condizioni di galleggiamento,  veniva dichiarato evento SAR. 48 migranti venivano, quindi, trasbordati a bordo della nave militare che, come da disposizioni impartite da IMRCC di Roma, faceva rotta verso il porto di Pozzallo ove giungeva alle ore 10,30 circa di giorno 28.10.2017.

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato – Squadra Mobile Questura di Ragusa – con la partecipazione di un’aliquota della Guardia di Finanza di Pozzallo ed una dei Carabinieri hanno sottoposto a fermo di Polizia Giudiziaria lo scafista tunisino.

Dalle indagini è emerso che l’uomo, a differenza di tutti gli altri fermi ad oggi operati, era il proprietario della barca, per la precisione il figlio di colui che aveva organizzato il viaggio.

In questo caso sono stati stipati in un appartamento in Tunisia e il giorno della partenza sono stati condotti su una piccola spiaggia da dove sono salpati.

Per evitare responsabilità il proprietario della barca ha fatto condurre l’imbarcazione ad un connazionale ma le indagini hanno escluso fosse parte dell’organizzazione avendo anch’egli pagato quasi 2.000 euro come gli altri passeggeri.

Al termine delle indagini, lo scafista è stato associato presso la casa circondariale di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria iblea competente territorialmente.

LA CATTURA

Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, gli investigatori hanno infatti ristretto gli scafisti che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione. Sono ormai quotidiane le udienze di incidente probatorio e quelle che portano alla condanna degli scafisti, rispettivamente per la ulteriore cristallizzazione in sede processuale della prova anche ai fini dibattimentali. Al riguardo molte le sentenze di condanne dell’Autorità Giudiziaria.

Era già stato espulso ed ha fatto rientro in Italia clandestinamente, per questo, quando espierà la pena, sarà nuovamente espulso dal territorio nazionale.

BILANCIO ATTIVITA’ DELLA POLIZIA

Nel 2017 sono 93 gli scafisti fermati in provincia di Ragusa. Lo scorso anno sono stati arrestati 200 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. Inoltre, sono in corso numerose attività in collaborazione con le altre Squadre Mobili siciliane della Polizia di Stato (coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste straniere a quelle Italiane.

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