Processo “Stato-mafia”: agende Ciampi nel processo, depositate agli atti

Depositate e acquisite agli atti del processo Stato-mafia le agende di Carlo Azeglio Ciampi. Un passaggio che avviene dopo la decisione della Corte d’assise presieduta da Alfredo Montalto, del 13 ottobre scorso, quando era stata sciolta la riserva sulla richiesta formulata dall’accusa, ritenendola dunque ammissibile limitatamente al periodo compreso tra 28 aprile 1993 e il 10 maggio 1994, quando Ciampi ricopriva la carica di presidente del Consiglio.

E giudicando “ammissibili” anche eventuali appunti – presi da Ciampi – relativi a colloqui avuti con il presidente della Repubblica. Era stato lo stesso Ciampi – sentito dai pm di Palermo il 15 dicembre 2010 – a mettere a verbale che “molti degli argomenti di cui mi chiedete erano oggetto di miei appunti su mie agende personali in uso mentre ero presidente del Consiglio”. La Corte ha considerato l’utilita’ se non l’indispensabilita’ dell’acquisizione delle agende custodite dall’archivio storico della Presidenza della Repubblica, ritenendola ammissibile limitatamente alle parti relative ad appunti sulla sostituzione del capo del Dap, Nicolo’ Amato, sulle nomine di Adalberto Capriotti, sulla mancate conferme del 41 bis e piu’ in generale su fatti attinenti al fenomeno mafioso.

Appunti presi mentre Ciampi era presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica era Oscar Luigi Scalfaro. “L’acquisizione deve ritenersi ammissibile – era il passaggio chiave dell’ordinanza della Corte – poiche’ i documenti non riguardano minimamente l’attivita’ che Ciampi avrebbe poi svolto nella qualita’ di presidente della Repubblica, soltanto dopo molti anni, dal 18 maggio 1999 e sino al 2006, cosi’ che, con riferimento all’autore dei documenti, puo’ certamente gia’ escludersi la sussistenza delle preclusioni ricavabili dalla sentenza della Corte Costituzionale con riferimento alla riservatezza delle comunicazioni informali del Capo dello Stato”. Acquisito anche il verbale di sommarie informazioni dell’audizione di Ciampi davanti ai Pm di Palermo, redatto il 15 dicembre 2010.

Il presidente emerito era stato ascoltato sei anni fa in quanto presidente del Consiglio in carica nel 1993, su temi che hanno riguardato anche il 41 bis, le mancate proroghe e le revoche disposte per circa trecento boss e picciotti, detenuti col regime del carcere duro e tornati – proprio nel periodo delle stragi di Roma, Firenze e Milano – a un sistema di detenzione ordinario, senza restrizioni particolari. In questo contesto si dimise Amato, allora capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, pure lui ascoltato nelle scorse settimane dai pm palermitani.

Le vicende della presunta trattativa fra Stato e mafia erano state affrontate con particolare riferimento alle dichiarazioni dell’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso, che aveva detto che i mancati rinnovi erano stati una sua iniziativa personale, per eliminare il clima e le condizioni in cui era maturato la decisione dei boss di ricorrere alle stragi. Ciampi aveva ricordato i contenuti di una sua intervista, in cui aveva evocato il timore che, nella notte del 28 luglio 1993, quella degli attentati contemporanei al Padiglione di arte contemporanea di Milano e alle basiliche di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro, a Roma, potesse scattare un colpo di Stato, anche perche’ i telefoni di Palazzo Chigi rimasero del tutto isolati per alcune ore. E nelle sue agende Ciampi riportava – come disse allora ai Pm che lo ascoltavano – quando accade in quella giornata e le sue riflessioni in merito.

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