Processo Stato-mafia, legale Mori chiede ‘ne bis in idem’ e proscioglimento

“Il 30 gennaio 1994 il ministro guardasigilli, Giovanni Conso, dispose la proroga il 41 bis per centinaia di mafiosi, alcuni dei quali di primissimo piano come Bernardo Brusca, Mariano Agate, Vito Buscemi, Pippo Calo’, Salvatore Cappello, Salvatore Cucuzza, Raffaele Cutolo, Giacomo Gambino, Michele Greco ‘il papa’, Francesco, Giuseppe e Salvino Madonia, i Vernengo. Sono gli stessi giudici che hanno assolto Mori e Obinu a escludere, nelle motivazioni, il reato di minacce al governo scrivendo che non vi sono evidenze che Conso abbia ricevuto impulsi esterni relativi alle revoche”. Lo ha detto l’avvocato Basilio Milio, legale dei carabinieri Mario Mori e Antonio Subranni, nel corso della sesta ed ultima udienza dedicata alla sua arringa al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Corte d’assise presieduta da Alfredo Montalto. Il legale ha chiesto per Mario Mori il “ne bis in idem”. Per Mori e per Antonio Subranni ha inoltre chiesto il proscioglimento perche’ il fatto non sussiste o non averlo commesso. In ulteriore subordine, perche’ l’azione non poteva essere iniziata.

Torna spesso, il legale, sulla sentenza di assoluzione (ormai definitiva) di Mori e Obinu: “Perche’ il pm in oltre 50 ore di requisitoria non ha mai citato una sola parola di questa sentenza? Una sentenza di assoluzione, lo ricordiamo, ma secondo i pm – ha proseguito Milio – i giudici di primo grado hanno creduto alla ricostruzione dell’accusa. E pero’ non la citano anzi vi dicono – ha detto rivolgendosi ai giudici della Corte d’assise – che non siete obbligati a recepire quel giudizio. Follia, secondo Einstein, e’ ripercorrere gli stessi fatti aspettandosi risultati diversi: una tecnica in cui la procura di Palermo e’ specializzata”.

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