Processo “Stato-Mafia”. Il Pm Di Matteo, “Dell’Utri cinghia di trasmissione minacce di cosa nostra”

Marcello Dell’Utri “ha fatto da cinghia di trasmissione della minaccia di cosa nostra al governo anche nel periodo successivo all’avvento di Berlusconi a capo del governo. La sentenza ha segnato un elemento di novita’” e inoltre “sembra spostare in avanti in ruolo di tramite di Dell’Utri”.

Lo ha detto Nino Di Matteo, oggi alla Procura Nazionale Antimafia ma Pm al processo di primo grado a Palermo sulla trattativa Stato-Mafia, intervistato a ‘Mezz’ora in piu” su Rai3 a proposito della sentenza di pesante condanna per tre vertici dei carabinieri dall’epoca e per Dell’Utri.

Il reato contestato – ha spiegato Di Matteo – e’ quello di minaccia a corpo politico dello Stato. “I mafiosi hanno minacciato a suon di bombe e richieste, gli uomini delle istituzioni hanno concorso fungendo da tramite – ha detto il pm – tra mafiosi e governo. E ogni volta che lo Stato ha cercato il dialogo con i vertici della mafia ha rafforzato il prestigio di quei vertici mafiosi. Le stragi del ’93 sono state fatte da Cosa Nostra mettendo sul piano della trattativa la capacita’ di intimidazione che quelle stragi avevano sul Paese, in quel caso ha rafforzato l’intento stragista dei vertici corleonesi”.

Di Matteo ha quindi sottolineato che “se Dell’Utri ha veicolato le minacce al governo Berlusconi, un dato di fatto e’ che ne’ Berlusconi ne’ altri hanno denunciato all’epoca quelle minacce. Il dato rimane molto preciso e molto pesante”. E ancora: “nel nostro sistema costituzionale le sentenze vengono pronunciate nel nome del popolo italiano, possono essere non condivise o possono essere criticate ed anche impugnate quando non definitive. Ma le sentenze che riguardano personaggi che esercitano il potere devono essere conosciute”.

Quanto poi a Nicola Mancino, unico assolto al termine del processo di primo grado (era accusato di falsa testimonianza, ndr), il pm ha spiegato che all’ex ministro dell’Interno “non abbiamo mai contestato la partecipazione al ricatto allo Stato, non era un soggetto imputato per quei reati ma solo sulla base di una dichiarazione basata su una dichiarazione di Martelli che riferiva un episodio che Mancino invece negava. Aspettiamo le motivazioni ma mi sembra paradossale da parte di qualcuno far ritenere che l’assoluzione dalla falsa testimonia possa inficiare tutto il resto”.

Condividi
Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine