Processo trattativa “Stato-mafia”, Pm Di Matteo: “omertà istituzionale e Mori premiato”

Secondo la tesi dell’accusa del processo “Stato-Mafia” la “trattativa” ci fu, “il primo ad usare questo termine – ha detto – e’ stato proprio Mario Mori. Il dialogo, che poi sfocia nella trattativa, tra i vertici del Ros e Vito Ciancimino inizio’ nel periodo compreso tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. E mentre i carabinieri nascondevano cio’ che stavano facendo all’autorita’ giudiziaria, parallelamente coltivavano il sostegno politico alla loro iniziativa”. Lo ha detto il Pm Antonino Di Matteo nel corso della requisitoria al processo Stato-mafia. L’accusa ha poi lanciato un affondo nei confronti, ancora, dei vertici del Ros, Mario Mori in testa: “Invece di nascondere quello che sa avrebbe potuto indicare chi furono i mandanti e i garanti politici della loro condotta. Non lo hanno mai fatto – ha aggiunto Di Matteo – e per questo sono stati ricompensati con brillanti carriere e con incarichi ai massimi vertici del Servizi, nella sempre presente logica dell’omerta’ di Stato e istituzionale”. Quegli incontri intorno alla fine del giugno 1992 sfociarono nell’elenco di richieste provenienti da boss Salvatore Riina – il cosidetto “papello” – e che attraverso l’ex sindaco mafioso, Vito Ciancimino, fu consegnato ai vertici del Ros.

Stato-mafia:Di Matteo,dopo scellerata trattativa Ros ossessionati 

“Dopo l’esosita’ e preso atto dell’impossibilita’ di accettazione delle richieste formulate da Riina, l’attenzione dei carabinieri si orienta verso Provenzano. Provenzano sapeva che Ciancimino stava parlando con i carabinieri e i carabinieri sapevano che il referente diretto di Ciancimino era Provenzano”. Lo ha detto il Pm Nino Di Matteo, nel corso della requisitoria al processo sulla trattativa Stato-mafia. Di fatto, argomenta il magistrato, dopo la strage di via D’Amelio la trattativa in corso si evolve in questo modo: Ciancimino, dopo averlo concordato con Provenzano, predispone una controproposta. Ma – secondo l’accusa – dopo la morte di Paolo Borsellino il dialogo Ciancimino-carabinieri ha anche un altro obiettivo: la cattura di Riina, per togliere di mezzo quel terminale troppo scomodo, che pretendeva tutto e subito quello che certamente non si poteva concedere. “Gli odierni imputati – ha affermato Di Matteo – hanno sempre falsamente spostato a dopo la strage di via D’Amelio i contatti e i dialoghi con Vito Ciancimino. E lo hanno fatto per un solo, semplice, motivo: erano ossessionati dal timore di essere considerati, in seguito alla scellerata iniziativa di trattare con la mafia, i responsabili morali del rafforzamento dell’attivita’ stragista di Cosa nostra, voluta da Salvatore Riina, e che causo’ quell’accelerazione improvvisa che porto’ all’omicidio del dottore Borsellino, il 19 luglio 1992, appena 57 giorni dopo la strage di Capaci”.

Stato-mafia: Di Matteo,Ciancimino jr smosso memorie eccellenti 

 “Massimo Ciancimino e’ un personaggio molto controverso, e’ detenuto ed e’ in una situazione gravosa. Non e’ vero che questo processo e’ stato fondato e imbastito sulle sue affermazioni. Tuttavia e’ stato un testimone importante e privilegiato dei rapporti tra Vito Ciancimino e i vertici del Ros dei Carabinieri: e oggi, al di la’, delle sue evidenti e gravi colpe, e’ diventato oggetto di vere campagne di opinione malevole ed esagerate su cui accaniscono coloro che gli hanno mai perdonato il peccato originale delle sue dichiarazioni: avere smosso le acque che dovevano restare immobili e i fatti sepolti nell’ombra dei segreti di Stato”. Cosi’ il Pm Nino Di Matteo, riprendendo stamane la requisitoria nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Corte d’assise, presieduta da Alfredo Montalto. “Le sue prime dichiarazioni – ha proseguito il sostituto della Procura nazionale antimafia – hanno consentito il recupero di memoria da parte di alcuni personaggi che quei fatti avevano vissuto e che fino a quel momento avevano taciuto, anche quando chiamati a testimoniare nei processi. Ad esempio Liliana Ferraro, Claudio Martelli e Luciano Violante”.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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