Quando le mamme crescono… chiedono lavoro a imprese e politica!

Quando le mamme crescono… iniziano a chiedersi perché la politica e le imprese locali stanno in silenzio sulla questione lavoro. Il lavoro che nutre, che fa crescere, che fa dire insieme ad altre cose “io esisto “.
Il lavoro che oggi non è uguale a dignità, ma al contrario, è sinonimo di un esercito di persone stanche, con in tasca i diritti che le imprese, soprattutto le più piccole, non possono e non vogliono prendere in considerazione. Persone stanche di progetti , precariato, incertezze, tempo determinato, cifre misere da prendere in un tempo indeterminato . Persone stanche che hanno un ‘unica certezza, quella di non arrendersi , sebbene chi fa politica e chi fa economia sembra dormire in un tempo in cui nulla è come prima. Solo qualche caso fa eccezione nella nostra città, con l’orologio che segna l’ora sbagliata, ma di cui francamente in molti se ne fregano , perché pensano alle case portate via alle famiglie, perché le tasse e i mutui sono lievitati. Spunta di tanto in tanto qualche impresa che studia, che cresce, che è umana: che ha compreso che le madri e i padri non possono passare la vita a imprecare per il lavoro o per mantenere i figli all’università, ma potrebbero anche ringraziare e produrre meglio, invece che poco e male. Per il resto la città appare morta.
Aperture domenicali con luci che illuminano sipari di un benessere finto, di un andirivieni di gente che entra ed esce senza poter comprare, di madri e di padri che sono educati a presentare prodotti che in pochi possono permettersi, mentre il loro pensiero va ai figli, all’impossibilità di respirare il loro respiro in nome del profitto di qualcuno altro, certo non del loro.
Non c’è innovazione, non c’è ricerca, non c’è confronto. Non c’è alternativa ? Le valige dei padri si moltiplicano, la pesantezza dell’essere madre si triplica, l’incertezza del futuro dei figli cresce in maniera esponenziale. Attenzione, una cosa è certa: continua a esistere il lavoro di dodici ore al giorno ma è solo per quei pochi “fortunati “ che ogni mese, o quasi, ricevono trenta denari per tradire la loro esistenza e quella dei loro figli, cresciuti senza padre o madre troppo impegnati a rendere possibile la sopravvive

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Donna, mamma, e lavoratrice precaria ( da 15 anni ) che ha visto nella maternità, nella relazione di coppia, nella precarietà sociale una strad infinita per crescere e guardare oltre il proprio confine personale. Nella sua vita si intersecano ogni giorno il racconto della storia di Modica e il racconto di fiabe per bambini, la cui fantasia, creatività, innocenza, grandezza va protetta ad ogni costo da una società, una scuola, una famiglia sempre più spesso distratta, impreparata, incapace di mettere al giusto posto le priorità.

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