Quel “Comune” in più della Provincia di Ragusa…

In provincia di Ragusa è presente una comunità, con oltre 22.000 cittadini, che non ha alcuna voce di rappresentanza politica, non ha mai eletto propri consiglieri comunali e non ha un sindaco.

Eppure sono cittadini che pagano le tasse, i loro figli frequentano la scuola , con i loro contributi previdenziali sostengono il sistema pensionistico e sanitario. Di converso, per molti di loro non c’è un luogo dignitoso dove riunirsi per pregare o una biblioteca pubblica per le letture preferite. Solitamente hanno una discreta conoscenza dell’inglese, certamente superiore alla media di molti concittadini, ma non sempre comprendono le sfumature linguistiche e i doppi sensi della lingua italiana. Persone regolarmente censite all’anagrafe ma quasi invisibili per molti concittadini e assolutamente sconosciuti alla politica.

Molti sono operai agricoli e secondo i dati disponibili presso la CGIL rappresentano circa il 41% del totale dei braccianti che vengono assistiti dal sindacato. Nessuno di loro, o quasi, ricopre incarichi dirigenziali nelle associazioni professionali nonostante uno su dieci guidi una piccola impresa (circa 2.200 aziende registrate alla Camera di Commercio).

Ovviamente stiamo parlando degli stranieri regolarmente registrati che equivalgono alla popolazione di un medio centro : insomma il tredicesimo comune della provincia !!

Solo gli sciocchi possono credere che l’immigrazione si concentri sulla figure delle badanti. Una fetta dell’economia ragusana dipende direttamente dal lavoro degli stranieri.

E la società ragusana si rende conto dei mutamenti profondi che la stanno attraversando ?

Le tendenze demografiche e migratorie relative alla provincia di Ragusa, ma comuni ad altre province, lasciano intravedere scenari fino a pochi anni addietro imprevedibili. Basta analizzare alcuni dati:

* Tra il 2010 e il 2014, a fronte di un aumento degli abitanti, la popolazione attiva (15-64 anni) è rimasta invariata. E’ prevedibile che mantenendo questa tendenza al 31 dicembre 2019 potremmo registrare dati di segno opposto. In particolare è possibile che alla fine del 2019 gli abitanti della provincia ammontino a 320.000 circa, mentre la popolazione attiva si sarà ridotta ulteriormente rispetto al 2010 e non raggiungerà i 2/3 del totale.

* Il rapido invecchiamento della popolazione locale, la riduzione di natalità fra gli italiani e la costanza del flusso migratorio degli ultimi anni lascia prevedere una presenza di oltre 26.000 stranieri, regolarmente censiti, pari ad oltre il 12% della popolazione attiva dell’intera provincia. Con punte di gran lunga superiore in alcuni comuni.

* Il trend relativo alle nuove generazioni di origine straniera e la crescente incidenza rispetto al totale complessivo della popolazione giovanile non può essere sottovalutato. In alcuni centri della provincia i figli degli extracomunitari oggi rappresentano percentuali del 25/30 % della intera popolazione infantile. E’ evidente che già adesso occorre affrontare temi di straordinario rilievo (integrazione scolastica , prospettive di lavoro, valori religiosi, libertà di culto, ecc.).

Va ribadito che queste previsioni sono imperniate sui dati relativi agli anni recenti e quindi non tengono conto della accelerazione dell’ondata migratoria degli ultimi mesi. Non c’è più tempo da perdere. Viviamo processi irreversibili che costringono ognuno di noi a immaginare in modo nuovo la vita delle nostre città in cui convivono culture, religioni, lingue, razze diverse legate dai principi della reciproca comprensione e dal rifiuto della intolleranza.

In una società più complessa, in rapida trasformazione, i temi dei diritti essenziali (lavoro, salute, istruzione), del rispetto della dignità di ogni persona e delle regole del vivere civile non possono restare in secondo piano. Purtroppo la politica che amministra le nostre città è tutta concentrata ad osservare il proprio ombelico e non si rende conto degli scenari prossimi venturi.

Tocca ai cittadini attraverso le associazioni di volontariato, i sindacati, le organizzazioni religiose e culturali, le forze politiche responsabili ricostruire le ragioni della convivenza.

Sia chiaro non stiamo lanciando un generico appello alla solidarietà. Il principio è un altro: stessi diritti, stesse regole, stessi doveri per tutti a prescindere dal paese di origine, dalla razza, dal credo filosofico o religioso.

Gianfranco Motta

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