Ragusa, archiviato il caso Guarascio: “Non ci fu istigazione al suicidio”

Il Giudice per le indagini preliminari, Giovanni Giampiccolo ha archiviato come richiesto dal procuratore Carmelo Petralia, il “caso Guarascio”. Giovanni Guarascio era un operaio di 64 anni, che il 14 maggio 2013 morì a Vittoria, dandosi fuoco per impedire lo sfratto e per difendere la propria casa poi venduta all’asta. Una complessa vicenda con tre indagati per i quali il Gip ha disposto l’archiviazione dopo avere esaminato anche la richiesta di opposizione della famiglia Guarascio: le tre posizioni sono quelle di Orazio Sciagura, difeso dall’avvocato Carmelo Scarso, che acquistò all’asta la casa di Giovanni Guarascio, l’avvocato Daniele Drago – difeso dai legali Enrico Cultrone e Daniele Scrofani – ed il commercialista Giuseppe Cassarino – rappresentato dall’avvocato Santino Garufi, coinvolti nell’operazione di vendita all’asta della casa, sulle cui procedure, non è stata ravvisata irregolarità. Per il gip non c’è stata istigazione al suicidio o aiuto al suicidio, per il fatto che Guarascio morì dandosi fuoco “a distanza di circa un anno dall’aggiudicazione dell’immobile, dopo quattro rinvii dell’esecuzione del decreto di trasferimento”. Il giudice ha ritenuto inammissibile l’opposizione della famiglia che sosteneva la turbata libertà di incanti citando anche la decisione del Tribunale del Riesame del 2014 che dissequestrò l’abitazione di Guarascio – che era stata affidata in custodia con facoltà d’uso alla vedova – “restituendola” all’acquirente, non ritenendo sufficienti gli elementi per fondare il sequestro dell’immobile. Martina Guarascio, candidata alle ultime Regionali in Forza Italia, a gennaio dello scorso anno aveva dichiarato che la sua famiglia aveva “fatto pressione tramite i legali per avocare il caso da Ragusa e trasferirlo alla procura generale di Catania, senza riuscirci”. 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine