I sette presunti scafisti rimangono in carcere. Non confermate le frustate

Il gip del Tribunale di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, ha accolto la richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Serena Menicucci, confermando la misura cautelare in carcere per i sette scafisti ritenuti responsabili dello sbarco avvenuto lunedì sulla spiaggia di Sampieri, causando 13 morti. I capi d’imputazione a carico dei sette scafisti, 5 siriani e 2 egiziani, sono favoreggiamento all’immigrazione clandestina e omicidio colposo. I sette immigrati rimangono dunque nel carcere di Modica.
Non viene confermato, invece, quanto dichiarato da un testimone oculare, un uomo che lunedì si trovava sulla spiaggia di Sampieri per fare jogging: aveva raccontato agli inquirenti di aver visto, in lontananza, un uomo dalla pelle scura frustare i migranti per incitarli a gettarsi in mare. L’uomo descritto dal testimone non può essere identificato tra gli scafisti perché tutti di pelle chiara, ma “abbiamo motivo di pensare – dice il procuratore Carmelo Petralia, – che si possa trattare di uno degli stessi migranti, che dava una mano agli scafisti”. Il testimone non è comunque in grado d’identificare l’uomo, per via della distanza. Non hanno ancora trovato degna sepoltura i poveri resti dei tredici migranti morti sulle coste del ragusano, che piangiamo a Lampedusa la tragica fine di centinaia di profughi provenienti da scenari di guerra in regioni del mondo dove vige la follia e la logica della persecuzione”. Lo afferma una nota del Siulp Sicilia, il sindacato di polizia. “Bisogna una volta per tutte – dichiara il segretario generale regionale Siulp Sicilia Renato Azzinnari – chiedere con forza un intervento dell’Unione Europea per inviare nel canale di Sicilia una task force per evitare che tragedie del genere non si verifichino mai più. Le coste siciliane rappresentano il confine meridionale dell’Europa”. “In queste ore – aggiunge – il vice premier Angelino Alfano si sta recando a Lampedusa per rendersi conto di persona di quanto e’ accaduto. Con lui il Capo della polizia Alessandro Pansa. Speriamo che questa volta il governo si renda conto che per fronteggiare questa emergenza planetaria non basta il coraggio e l’abnegazione degli appartenenti alle forze dell’ordine (si ricordi l’intervento col pedalo’ di alcuni poliziotti sulle coste siracusane o il tuffo a mani nude del maresciallo dei carabinieri a Ragusa) senza mezzi idonei e affidati al loro spirito di intraprendenza”. Sono state intanto ultimate le operazioni di recupero, trasporto, rimorchio ed alaggio del “barcone” utilizzato per lo sbarco dei migranti avvenuto sulla spiaggia Renelle-Trippatore a Sampieri lunedì mattina. La caretta era rimasta insabbiata a circa 5 metri dalla riva del mare, costituendo un potenziale pericolo per la sicurezza e la pubblica incolumità di persone, bagnanti ed un pericolo per l’inquinamento marino, causato da possibili sversamenti degli olii residui, carburante, morchie, oli di sentina ed olii esausti ancora rimasti a bordo dell’unità. La zona era stata interdetta al pubblico perché sono ancora in corso le operazioni di controllo per il possibile rinvenimento di altri immigrati. La Capitaneria di Porto di Pozzallo, con la collaborazione del Nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Palermo, dei gommoni della Protezione Civile del Comune di Ragusa nonchè del fondamentale ed esseziale servizio garantito dal rimorchiatore “CITTA’ DI AUGUSTA” della società “AUGUSTEA S.p.A.” – è riuscita a coordinare, al meglio, tutte le difficili operazioni di recupero e rimorchio dell’unità spiaggiata, fino al definitivo alaggio ed immediato deposito in un’ idonea area all’interno del porto di Pozzallo. Nello stesso momento in cui erano in corso le operazioni di recupero del barcone la Capitaneria è intervenuta a circa 45 miglia a sud est di Siracusa per soccorrere 130 migranti di nazionalità siriana, intercettati in navigazione su un ulteriore “barcone” diretto verso le coste siciliane, immediatamente affiancato per effettuare il trasbordo sulle motovedette intervenute di tutti i migranti, poi sbarcati nel porto di Siracusa. Intanto sono stazionarie le condizioni di salute del giovane clandestino scappato dopo lo sbarco ed investito da un’auto pirata. L’immigrato rimane in prognosi riservata al “Garibaldi” di Catania mentre sono in corso ancora gli interrogatori degli altri clandestini ospiti al Centro di Prima Accoglienza di Pozzallo per dare un’identità ai 10 cadaveri trovati sulla spiaggia. Solo tre sono stati identificati perché avevano addosso i documenti.

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