Riflessione sulla “corsa della vergogna”…

“Un piccolo passo per l’Uomo ma un grande passo per l’Umanita’”: E’ Neil  Armostrong a pronunciare queste parole subito dopo aver toccato il suolo lunare e trasmetterle a terra:  e’ il 20 luglio del  1969, e in effetti  sara’ un grande passo tecnologico per l’Umanita’.  Sono trascorsii “appena”  99 anni da quando Edison ha acceso  la prima lampadina e suonato il primo fonografo e Meucci parlato a distanza con il telefono…  e, circa 2.500, da quando  Platone “scopre” l’elettricita’.  L’astronauta dall’oblo’ della navicella puo’  guardare la piccola sfera sospesa divisa dalla guerra fredda. Due anni dopo, il 1971, Jonh  Lennon scrive “Imagine” e il mondo la canta;  Ottobre 2013, 43 anni dopo,  centinaia tra uomini donne e bambini “clandestini “ muoiono annegati  nel tentativo di trovare il loro futuro. Fanno parte di una lunga lista che da decenni si gonfia sempre piu’, e  per lo stesso motivo:  fuggire da terre ostili e accarezzare la speranza  di poter regalare ai figli un riscatto.  La cronaca dei fatti e’ ampiamente nota e tuttora si sviluppano le polemiche relative ai soccorsi, alla loro tempestivita’ eccetera. Ma il punto su cui mi soffermero’, passata  come una “nota di colore” per molti, e analizzata col giusto peso da pochi,  e’ un brevissimo filmato che ritrae una donna, che, mentre si consuma la tragedia, fa jogging  non curante di quel che accade sotto i sui occhi, e sembra non preoccuparsi minimamente dei cadaveri distesi sulla battigia a pochi centimetri da lei. Ecco, se alla fine pietosa di quegli uomini, donne e bambini, posso dare un senso, una logica, seppur crudele e cinica, alla presenza della donna che corre in calzoncini e canottiera no. Proprio non ci riesco. Allora mi concentro, non senza fatica ,a portare in secondo piano l’enorme numero di vittime, e per farlo fraziono la cifra di corpi  adagiati nel bagnasciuga, come la sommatoria di piccoli gruppi di “clandestini”. Insomma la logica algebrica della semplificazione. Perche’ in fin dei conti, poco ci hanno fatto sobbalzare negli  anni precedenti il “limitato” numero delle vittime:  15, 10, 7 a volte addirittura 40. Ma come un veleno preso a piccole dosi ci siamo assuefatti.  Adesso la quantita’ sarebbe davvero letale da far digerire alla coscienza, quindi meglio frazionarli! Si, meglio spezzettarli e considerarli come la sommatoria di 15, 10, 7,etc.  sono importi  piu’ accettabili, sono rata  “piccole” di un debito che accettiamo di pagareper finanziare la nostra “tranquillita’” materiale.  Ma la donna che corre scansando i cadaveri sulla battigia proprio non riesco a frazionarla, a semplificarla. Mi appare come un gigante inscindibile, mi impressiona , mi turba parecchio, mi spaventa.: non posso applicare a lei le stesse regole algebriche, risulta granitica. Allora la esamino nella sua interezza e mi chiedo: che ci fa li’. E’ la nota stonata che rovina un quadro visto e rivisto e che rompe l’”equilibrio” consolidato, a cui siamo ormai ancorati. E’ un taglio su una tela e’ lo sfregio a una statua che abbiamo scolpito, con le leggi che sono l’opposto dell’integrazione e dell’accoglienza.  Che ruolo ha?  Che ci sta gridando?  In che modo non fa “tornare i conti”? Ci penso da giorni…e continuo a chiedermi se e’ davvero casuale il suo incedere imperturbabile, la sua andatura inarrestabile e risoluta: i muscoli delle sue cosce in primo piano, contrastano con quelli degli uomini adagiati in fila, tese e immobili. Non si possono vedere, sono un pugno in un occhio. Sono fuori posto.  Lei corre leggera, come un ectoplasma, non sembra stanca. Al contrario i morti si sono arresi, e forse, piu’ che alle onde alte del mare, all’ottusita’ umana. Puo’ davvero essere casuale questa presenza femminile in quel contesto? Nemmeno il piu’ fantasioso dei registi horror avrebbe osato tanto.  Mi domando: e se qualcuno o qualcosa, attraverso quella corsa inarrestabile, avesse voluto tagliare il  quadro, le nostre coscienze ? E se cosi’ fosse, non mi chiedo chi, ma valutando l’evento da questa ottica vengo risucchiato dentro il video e mi trovo in spiaggia quel lunedi’ mattina: corro e scanso cadaveri  al fianco dell’atleta. Quanti,  nel profondo del nostro Io le siamo accanto? Spalla a spalla con lei mi appare luminosa e inespressiva. Ad un tratto in me, quella figura ingombrante si svela:  e’ l’”Annunciazione!” .  Si, non puo’ essere altrimenti ! Sta spostando il fulcro dell’asse su cui siamo adagiati. Ci fa cadere!  Ora e’ lei a filmare noi, uno per uno, che statici contempliamo la morte.  L’orrore e lo stupore nel vederla correre  impassibile tra i morti si traslano nella mia coscienza di uomo e filmo me stesso provando piu’  orrore e sdegno di prima.  Canticchio “Imagine” per lenire il dolore consapevole di non sapere  a che punto della storia siamo,  se piu’ vicini a Platone o a Edison. Mi chiedo quanto tempo ci divide ancora tra Lennon e un mondo fatto di pace e di vera integrazione umana. Mi conforta quella donna, che adesso benedico per la sua presenza, per aver lacerato la tela. So’ di certo che da oggi niente puo’ e sara’ come prima grazie a lei, ai suoi poci secondi di “apparizione”. Voglio sperare e credere che quel lunedi’ al crepuscolo mattutino abbiamo inventato la lampada al neon, facendo “Un piccolo passo per l’Uomo ma un grande passo per l’Umanita’”.

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