Sanità, assolto in Appello Ignazio Civello, l’ex primario che operò Papa Giovanni Paolo II

Assolto in Appello dai reati di concussione, falso e lesioni gravissime, l’ex primario di Chirurgia dell’ospedale “Civile” di Ragusa, Ignazio Civello, professionista che fece anche parte dell’equipe che operò papa Giovanni Paolo II. 

La Corte ha inoltre espressamente revocato tutte le statuizioni civilistiche relative ai risarcimenti, al rimborso di spese legali ed alle provvisionali.

Assistito dagli avvocati Michele Sbezzi del Foro di Ragusa e Giovanni Grasso del Foro di Catania si sono appellati alla sentenza di ottobre 2016 (collegio giudicante composto da Vincenzo Ignaccolo, a latere Ivano Infarinato e Eleonora Schininà) che condannò l’ex primario per concussione, falso e lesioni gravissime, a sette anni e sei mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali, alla esclusione dall’attività lavorativa pubblica, interdizione perpetua dai pubblici uffici, e risarcimento danni e spese legali e processuali nei confronti di Asp, Confconsumatori e una parte civile per un totale di 56.000 euro oltre al risarcimento per un’altra parte civile da liquidare in separata sede con provvisionale di 30.000 euro. L’inchiesta venne condotta dai Nas nel 2011 e venne denominata “Alpi Iblee”, “alpi” ad indicare il regime di attività libero professionale intramoenia. La vicenda in origine secondo quanto riportavano i carabinieri riguardava “numerosi casi di concussione ai danni di altrettanti pazienti, indotti dal predetto primario a richiedere le sue prestazioni a pagamento con la falsa prospettazione, in caso contrario, di lunghissime liste d’attesa e della non certezza di essere operati dal medesimo” e la “alterazione delle liste d’attesa, dando la precedenza a quei pazienti che erano transitati dagli studi privati del medico”. Erano tre i capi di imputazione sui quali il collegio si è pronunciato con sentenza di condanna nei confronti di Civello: falso continuato, per avere attestato nei fogli presenza, orario lavorativo presso l’ospedale di Ragusa, trovandosi invece altrove; per avere indotto al pagamento per l’esecuzione di un intervento di coledocotomia in regime di “alpi” per un costo di 7.328,73 euro altrimenti non dovuti, ad un paziente ricoverato nel reparto di Chirurgia, “per potere godere di migliori attenzioni sanitarie – si legge nelle motivazioni – anche in vista di possibili infezioni post operatorie”; per avere indotto a pagare 2.003,95 euro per ricorrere al regime “alpi”, i congiunti di un altro paziente che avevano scelto solo il ricovero in “stanza paganti”, rappresentando loro di “potere fruire di un trattamento particolare con un’assistenza speciale dal punto di vista medico”. L’ultimo capo di imputazione per il quale il professore Civello è stato condannato riguarda le lesioni personali gravissime procurate asportando l’unico rene di una paziente “nel corso di un intervento chirurgico per l’asportazione di una metastasi al sesto segmento epatico, proceduto senza fornire ai parenti della stessa, le prescritte informazioni e senza avere fatto previamente sottoscrivere all’interessata il prescritto consenso informato”.

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