Sbarco a Pozzallo, arrestato scafista tunisino

La Polizia di Stato, a seguito dell’arrivo nella serata del 2 ottobre di 56 migranti, ha raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico di uno scafista tunisino di 28 anni.

Secondo i testimoni è lui che ha condotto l’imbarcazione, questa volta, partita dalle coste tunisine. Il responsabile del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorreva con altri soggetti presenti in Tunisia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per averle sottoposte a trattamento inumano e degradante.  

I migranti sono dapprima sbarcati a Lampedusa ma  subito dopo sono stati trasferiti via mare all’Hotspot di Pozzallo. 

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato – Squadra Mobile Questura di Ragusa – con la partecipazione di un’aliquota dei Carabinieri ed una della sezione operativa navale della Guardia di Finanza, hanno sottoposto a fermo uno scafista tunisino di anni 28.

La sera di giorno 2.10 sono stati trasferiti 56 migranti, quasi tutti di origini tunisine, presso l’Hotspot di Pozzallo a seguito di un primo sbarco a Lampedusa, pertanto gli investigatori hanno subito dato avvio alle indagini.

Grazie al lavoro senza sosta di un team di poliziotti specializzati per il contrasto dell’immigrazione clandestina è stato possibile sottoporre a fermo, anche questa volta, lo scafista. 

Sono state raccolte le dichiarazioni dei passeggeri (con il prezioso ed imprescindibile supporto degli interpreti) che non hanno avuto alcun dubbio rispetto alla condotta dello scafista che fino a pochi secondi prima parlava telefonicamente con i complici in Tunisia.

Questa volta, così come in altre occasioni, i poliziotti hanno utilizzato uno dei video girati dai miranti così come le foto scattate durante la traversata. 

In uno dei video girati durante il viaggio si vede nitidamente lo scafista al timone di una imbarcazione in legno ed anche mentre effettua il rifornimento di carburante con dei bidoni in plastica.

I testimoni hanno comunque descritto con molta precisione il ruolo dello scafista anche nei rapporti con i correi presenti in Tunisia avendo udito le diverse telefonate.

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