“Schifosi, vergognatevi, cornuti”, il Consigliere Spataro insulta e minaccia i giornalisti per difendere il figlio del capomafia

“Schifosi non meritate niente della vita vergognatevi e guardatevi allo specchio cornuti”.

Ci risiamo, dopo gli insulti e le minacce a chi scrive, questa volta Salvatore Spataro, pubblico ufficiale e Consigliere Comunale di Pachino (eletto con i voti del capomafia, Salvatore Giuliano), minaccia ed insulta i colleghi di Siracusa News.

Quale è la loro colpa? Avere pubblicato il comunicato stampa della Polizia di Pachino sulla denuncia a Gabriele Giuliano (LEGGI), figlio del capomafia, che aveva intestato una concessione per “verde agricolo”, trasformata in una villa. Ed è bene ricordare che Gabriele Giuliano, insieme al padre capomafia, Salvatore, è a processo per minacce di morte, tentata violenza privata aggravata dal metodo mafiosi nei miei confronti.

Ma si sa, le mafie non gradiscono le luci e, dopo essere stati buttati fuori dal Consorzio Igp di Pachino a seguito di una nostra inchiesta giornalistica (LEGGI), la cui reazione era stato l’attentato scoperto dalla Polizia dalle intercettazioni, nei miei confronti (LEGGI), oggi gli insulti ai colleghi.

E Gabriele Giuliano commenta, anche lui. Ed insulta, a sua volta, i colleghi di SiracusaNews.

Forse lo sai solo tu che sono stato denunciato a me non risulta quindi ti consiglio di trovarti un lavoro serio! Ciao fenomeno”. Sono le parole del figlio del capomafia.

A Gabriele Giuliano fa eco, ancora una volta, il consigliere comunale Spataro.

Lo schifo che provo a leggere le mensogne che scrive questo schifoso di giornalista mi rabbrividisce la pelle non credero piu ai media e ai giornalisti di merda se qualcuno mi vuol dire qualcosa sono Spataro coonsigliere comunale del comune di pachino Vergogna”.

Le mafie non vogliono la luce, ed anche i Consiglieri Comunali come Spataro, per cui c’è una Commissione d’accesso prefettizia al Comune di Pachino, difendono gli amici. D’altronde l’articolo non riguardava Spataro, ma Giuliano. Quindi perché Spataro doveva insultare e minacciare?

Solo per difendere. Gli amici, appunto. Ed anche i mafiosi che lo hanno votato.

“Fare informazione e giornalismo nella nostra provincia non è mai stato facile, ci siamo sempre difesi da attacchi di tutti i tipi e l’ormai nota vicenda del Sistema Siracusa penso l’abbia dimostrato. Non è la prima volta che veniamo attaccati da un pubblico ufficiale, in questo caso un consigliere comunale di Pachino ha deciso di rimarcare il proprio ruolo istituzionale per sminuire la bontà della nostra notizia agli occhi di altri lettori. Noi facciamo il nostro lavoro e anche questa volta terremo la schiena dritta, davanti al figlio di un boss (a cui in ogni caso è stato concesso diritto di replica) o a un pubblico ufficiale. Chi rappresenta un’istituzione però dovrebbe avere un profilo diverso, il consigliere Salvatore Spataro ha dimostrato di non averlo (e non è la prima volta) e riteniamo non possa più sedere in aula con questo ruolo”.

E’ questo il commento che ho chiesto, in prima persona, ai colleghi di SiracusaNews ed in particolare al direttore, Giangiacomo Farina, dando a lui ed a loro tutta la mia solidarietà.

Ma la solidarietà non basta più.

La domanda è: Si può continuare così? Se il mafioso fa il mafioso, il Consigliere comunale che ne difende gli interessi, può essere accettato? E non è un Consiglio Comunale da sciogliere, questo?

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico “Tommaso Campailla” di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo.
“Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: “Passaggio a Sud Est”. Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l’Agenzia Giornalistica “AGI” ed altre testate giornalistiche”.

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