Scicli, “Ditturi Susino u vuliti u cafè?”. La lettera in redazione…

E’ destinata a fare discutere la lettera firmata – della cui autenticità garantiamo – che è pervenuta alla nostra Redazione.

Dopo aver ricevuto la lettera, abbiamo contattato l’autore, suggerendo che la via maestra fosse quella dell’esposto in Procura o delle dichiarazioni spontanee alla Stessa.

Tuttavia, la persona che firma e sottoscrive la lettera che vi proponiamo, ha preferito rivolgersi alla stampa, e segnatamente a LaSpia.it, che di questi temi si è pure occupata.

Riteniamo sia nostro dovere pubblicare il documento, con il preavviso, per i nostri lettori, che il giudizio di questo giornale è sospeso e la veridicità del racconto destinato ad ulteriori approfondimenti, non solo giornalistici.

 

“In queste ultime settimane non abbiamo fatto altro che sentire storie e racconti di fantascienza sociale, in cui gente che parla di gente, donne che discutono di uomini, situazioni  da film d’altri tempi, calati in un clima omertoso mai visto, neppure nei centri  roventi  dove le mafie hanno mietuto vittime illustri. Eppure siamo a Scicli, piccolissima cittadina patrimonio dell’UNESCO, conosciuta  dagli italiani per  la famosa serie  Montalbano  a lui dedicata, anche la stanza dei bottoni della neo  Sindacatura Susino.

Ma chi sono i mafiosi a Scicli ?

A questa domanda  c’è chi ha parlottato con tremarella,  “sibillato” ma mai dichiarato. “Tutti u sannu, ma picchi  agghia diri  iu i nomi?”.

Gente di chiesa e di casa che non saprebbe come fare a vivere di scorta, per aver detto poi cosa …. quello che tutti sanno  in fin dei conti, no! Potremmo affermare ironicamente.

E ritorniamo alla domanda:

Ebbene io vivo a Scicli da sempre  posso dire, non mi sento una vera popolana ma conosco la gente di questi quartieri dove vivo, comunemente  gli sciclitani sono persone semplici, lavoratori della terra…

<<… tra loro  si annidano,  come nell’erba alta, molte intelligenze,  grandi menti  da scoprire >>, come mi  disse  il compianto Ciccio Belgiorno.

Poi ci sono gli onesti e disonesti e quelli che hanno fatto la storia delle cronache provinciali, qualcuno di loro ha ancora il 41bis  e le restrizioni di legge, l’obbligo di firma e di permanenza.  Ed altri lo hanno già scontato  e che,  quindi, hanno in verità  pagato il loro debito materiale e morale con la giustizia.

Non si fa altro che un gran parlare di malavita e malavitosi, caricandosi sul groppo personaggi che hanno comunque  espiato la propria pena e che  vanno  (o almeno dovrebbero )verso una lenta reintegrazione sociale che forse, in questo clima, mai avverrà totalmente almeno sull’aspetto umano perché continuamente assistiamo a reminiscenza di fatti e misfatti.

Questo non certo per colpa loro o nostra, ma di chi ne dovrebbe almeno garantire  compostezza e riservatezza.  Precisamente mi riferisco a quanto esposto ultimamente nei salotti di piazza e nei privati consigli comunali, oramai non più concessi alla pubblica assise, ma a riservati dibattiti di spettegolamento interno  e qui si continua ad offendere l’intelligenza di tutti, parlando di mafia e di mafiosi.

Nei fatti….mi sovviene chiarissimo alla mente ….

Un sabato pomeriggio di qualche anno fa  c’era parecchia gente in giro con quel fermento che si ha in   piena campagna elettorale per l’elezione al Sindaco  quando trovandomi in un bar del centro e precisamente un  “bar “ di via Mentana,  recentemente  ha cambiato nome e gestione, fui invitata ad assistere ad un ristretto incontro politico.

Il clima era molto disteso nella stanza attigua al locale si parlava di futuro, di lavoro e di opportunità (come cantava qualcuno, “quattro amici al bar”) e qualcuno che diceva “Ditturi Susino  u vuliti u cafè”,  offrendolo come si fa gentilmente con le persone che si conoscono e che ti vengono a trovare a casa tua o “quasi”.

Si concentrava così il discorso sull’aiuto elettorale e sulle possibilità di potercela fare, con la coesione di  tutte le forze politiche e sociali, nulla di male ovviamente in tutto ciò,  se non fosse che questa discussione non avveniva con forze politiche, bensì con persone che niente avevano a che fare con la politica. E che vengono indicati come mafiosi e oltraggiosi di una società onesta e trasparente. Una bella incoerenza visto che fu proprio la famiglia che gestiva il locale, che molti conoscono,  a cui chiese aiuto il neo Sindaco.  Furono esposti  i suoi manifestini sul bancone e immagino distribuiti alla clientela, proprio in quel locale commerciale.

Essenzialmente  non  conosco ne i termini ne i modi degli accordi, perché non fui presente ad altri incontri,  ne si vuole fare i difensori di chicchessia, ma credo sia corretto  ribellarsi all’ipocrisia generale. È nostro dovere morale  riportare chiarezza e trasparenza, soprattutto gli amministratori,  che si prendono la responsabilità di guidare le sorti di un paese e devono scegliere,  a prescindere da tutto, “il bene sociale”. C’è chi sbaglia e chi paga per i propri errori, adesso è giusto che chiunque faccia i conti con la sua coscienza e con la legge”.

(Lettera firmata)

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