Lo sciopero e la rottamazione (delle Forze dell’Ordine)

Non mi sono per nulla piaciute alcune affermazioni del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sulla protesta delle Forze dell’ordine.

Probabilmente, la mia è una reazione naturale. Guai a chi tocca la famiglia e le Forze di polizia, per me, sono ancora la mia famiglia.
Sono entrato in Polizia il 1° maggio1979 – sì, proprio il giorno della Festa dei Lavoratori – e so bene cosa significa fare questo mestiere. La passione, la voglia di portare a termine le indagini, l’alto senso del dovere ti fanno andare sempre avanti. Quando sei lì, non pensi a quante ore sei costretto a lavorare, sotto la pioggia, sotto il sole incandescente, con il freddo e con il caldo, sei talmente concentrato su quello che stai facendo che, spesso, la carenza di mezzi e personale, la famiglia, le ferie, le malattie e anche lo stipendio, passa tutto in secondo piano. Tu vai avanti lo stesso, perché credi in quello che fai.
Ho visto soffrire, ho visto morire. Ho perso colleghi e colleghe che hanno deciso di togliersi la vita, ma non ho mai visto tirarsi indietro nessuno di loro, davanti al pericolo, per questioni di stipendio.

Nella mia piccola e insignificante posizione, ho sostenuto Matteo Renzi sin dall’inizio, andando in giro per le Feste del Pd, durante le primarie, perse, del 2012, subendo gli strali anche di amici.

Leggevo e ascoltavo frasi, anche altamente offensive, nei confronti di Renzi e dei cosiddetti “renziani”. Ora, incredibilmente, in molti hanno perso la parola o hanno finito l’inchiostro, probabilmente zittiti da una piccola cadrega.
E’ sicuro che non si curerà minimamente della mia presa di posizione – certo, io non sono nessuno -, oppure, potrebbe affermare, con lo stesso tono sprezzante e protervo usato contro l’Amn, “Brrrr, che paura…“.
Continuo a condividere alcune cose dette e fatte dal presidente del consiglio, ma questa sua scomposta e stizzita reazione nei confronti delle forze dell’ordine e della magistratura non la condivido. Il Premier sa bene, visto che è stato un ROTTAMATORE, che per avere un minimo di risalto sui media, i comuni mortali sono costretti a utilizzare termini “forti”.
Se il Presidente del Consiglio vuole fare veramente qualcosa di positivo, inizi a metter mano ad una vera riforma della sicurezza, ROTTAMANDO, una volta per tutte, quella classe dirigente, militare e civile, che ostacola, da sempre, la creazione di un’unica forza di polizia.
Gli appartenenti alle Forze dell’Ordine sono arrabbiati, non da ora, ma da anni. I governi berlusconi e quelli seguenti, hanno affossato il sistema sicurezza. Ora, però, non si fa nulla per invertire la tendenza.
Presto saranno chiusi circa 300 posti di polizia, oltre quelli di carabinieri e finanza.
Il controllo del territorio, in alcune zone del Paese, è divenuto un’utopia.
Le Forze dell’ordine chiedono di essere messe nelle condizioni di poter lavorare in maniera dignitosa.
Chiedere il rispetto dei diritti, scendendo anche in piazza, non è un ricatto e chi rappresenta il Partito Democratico non può considerare in tal modo una sacrosanta rivendicazione.
Il 24 settembre sarò al fianco delle donne e degli uomini delle Forze dell’Ordine che scenderanno in piazza, liberi dal servizio, non per scioperare ma per manifestare.
di Renato Scalia

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