Seid e il coraggio di farsi delle domande

Abbiamo passato un’intera giornata a discutere se il gesto estremo di Seid Visin fosse o meno legato al razzismo. Anche io, leggendo quelle sue parole (pur precisando che lo scritto fosse di tempo fa) e scrivendo di getto, mi sono fatto trasportare nell’idea che ci fosse una matrice razzista.

Le parole del padre fanno chiarezza (“non si è suicidato per razzismo”), ma lasciano intatto il problema. E vorrei che lo affrontassimo senza casacche politiche o faziosità. Perché le parole di Seid (“Su di me sguardi schifati per la mia pelle”) sono reali e rimangono dure come le pietre.

Non capisco perché, nel nostro Paese, ogni tema affrontato finisce nel difendere (o attaccare, fate voi) questo o quell’altro partito politico.

Si può dire, senza attaccare nessun partito, che questo Paese è diventato meno democratico, aperto e meno accogliente di quanto fosse storicamente?

Provate a farvi un giro sui social e vedrete come il colore della pelle o l’orientamento sessuale siano sempre più alla base di insulti.

Dirlo, ammetterlo, ragionare sul problema non vuol dire attaccare questo o quell’altro politico. Vuol dire analizzare e tentare di affrontare il problema. Vuol dire tentare di comprendere come una donna sopravvissuta ai campi di concentramento, Liliana Segre, si trovi costretta a vivere sotto scorta per le minacce di violenti. Vuol dire avere il coraggio di andare oltre al gesto disperato di Seid e capire perché sentisse “sulla sua pelle sguardi schifati”. Vuol dire tentare di capire il perché (secondo la Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Bambin Gesù di Roma) “i suicidi sono la seconda causa di morte tra i 10 e i 25 anni”.

Vuol dire farsi domande e non avere certezze.

Vuol dire avere il coraggio di affrontarli i problemi, senza nasconderli mettendo la testa sotto la sabbia.

Ricordo a me stesso che la stragrande maggioranza dei cittadini sono convinti che la mafia non esista più. Ed invece è – purtroppo – viva e vegeta.

Porsi domande, analizzare i problemi, denunciare, non vuol dire etichettare una parte politica. È non ammettere che ci sia una strisciante subcultura negazionista, razzista, omofoba, che costituisce il problema. Seid si era posto delle domande, quelle domande – al di là del suo gesto – meritano delle risposte. Risposte scomode perché riguardano noi, il nostro modo di vivere, di incazzarci. E forse ci vergognano un po’. Ecco perché preferiamo nasconderci dietro le casacche politiche. Ed ecco perché Seid, purtroppo, in quella sua denuncia aveva terribilmente ragione.

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Nato a Ragusa il Primo febbraio del 1983 ma orgogliosamente Modicano! Studia al Liceo Classico "Tommaso Campailla" di Modica prima, per poi laurearsi in Giurisprudenza. Tre grandi passioni: Affetti, Scrittura e Giornalismo. "Il 29 marzo del 2009, con una emozione che mai dimenticherò, pubblico il mio primo romanzo: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”. A fine 2012, il 22 dicembre, ho pubblicato il mio secondo libro: "Passaggio a Sud Est". Mentre il 27 gennaio ho l’immenso piacere di presentare all’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica, il mio terzo lavoro: “Blu Maya”. Oggi collaboro con: l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".

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