Il diritto essenziale
Prima che i costituenti definissero il testo dell’articolo 32 della Carta Costituzionale la discussione si protrasse per oltre due giorni . Durante un intervallo dei lavori un giovane di 28 anni propose di introdurre nell’articolo il sostantivo “individuo” e non “cittadino”. Non si trattava di una sofisticata sottigliezza lessicale. Bensì l’affermazione del principio che nel nostro Paese il diritto di accesso a tutte le cure deve essere garantito a prescindere dell’essere cittadino italiano o meno. Quel ragazzo di 28 anni era Aldo Moro. Anche con questo articolo si conferma la nostra Costituzione come tra le migliori del mondo. E’ bene ricordare che nella più importante democrazia, modello per tutto l’Occidente, fino alla cosiddetta introduzione dell’ObamaCare c’erano almeno 40 milioni di persone che non avevano diritto a tutti i servizi sanitari. Infatti il paese più ricco al mondo può vantare tra le più alte percentuali di persone amputate a causa del diabete. Come è noto il diabete non curato conduce all’amputazione.
Il grande imbroglio
Negli ultimi anni i governi di centrodestra e centrosinistra hanno fatto a gara per demolire il servizio sanitario e consegnarlo ai potentati politici delle diverse regioni. Negli ultimi tempi poi la strategia del grande imbroglio è stata ulteriormente affinata. In questi giorni i trombettieri stanno annunciando che il Governo aumenterà da 130 a 132 miliardi la dotazione per il servizio sanitario. Ovviamente i due miliardi in più non sono parametrati all’aumento dei costi, delle retribuzioni (più contenuto) e soprattutto all’inflazione. Insomma se prima il servizio sanitario pesava per il 6,8 % del p.i.l. , con l’annuncio di nuove risorse scende al 6,3 a fronte di una media europea di circa il 9%. In buona sostanza il quadro generale va peggiorando e quindi chi ha il portafoglio pieno va a curarsi dai privati mentre gli altri possono aspettare .
Mancano i soldi ?
Qualcuno potrà obiettare che mancano i soldi, ma la domanda più corretta è : mancano i soldi o manca la volontà politica ?! In Francia il governo ha avviato una campagna in grande stile di sostegno alla sanità pubblica senza preoccuparsi del deficit . Insomma i francesi comprendono che il diritto alla salute è il diritto fondamentale prioritario rispetto a tutti gli altri .
“A dire il vero fino al 2010 la spesa sanitaria pro capite era grossomodo in linea con la media europea” come recentemente ha affermato il prof. Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe . Poi sono iniziati i colpi di scure. Nel 2023 la differenza di spesa annua pro capite rispetto alla media europea è stata di circa 810 euro (48 miliardi in totale). In soldoni nel corso degli anni i tagli in Italia hanno raggiunto i 360 miliardi circa.
Spalancando la porta alla privatizzazione è aumentato il dislivello sociale e oramai soltanto chi se lo può permettere riesce a curarsi , e a garantirsi una vita dignitosa. Questa frattura della coesione sociale è comune anche al mondo della scuola , al sistema pensionistico con le assicurazioni integrative e con l’edilizia pubblica ormai pressoché inesistente.
L’ipocrisia al potere
Anche durante la pandemia, quando in molti ospedali del Nord si applicavano le regole della “medicina di guerra”, quando si scopriva che i posti letto erano insufficienti, mancavano i ventilatori polmonari , e le mascherine si compravano a peso d’oro, la commedia dell’ipocrisia raggiungeva il suo apice. Mentre i camion dell’esercito trasportavano le salme verso gli inceneritori, e imprese senza scrupoli lucravano sulle forniture sanitarie, qualcuno al governo confermava l’ordine di acquisto per venticinque aerei da guerra F25. Anche adesso, con il centrodestra al governo, la musica è sempre la stessa. Mentre si discute se e quanto investire nel sistema sanitario pubblico, se e quante risorse in più vanno previste per pensioni e scuola, in piena estate Fincantieri ha ricevuto dal governo una commessa di 1,3 miliardi per costruire due nuovi sommergibili .
In un contesto nel quale chi governa considera la spesa sanitaria un fastidioso capitolo di bilancio come si fa a motivare i giovani a intraprendere i percorsi di studi sanitari ? Lo scorso anno ai corsi di specializzazione in chirurgia d’urgenza sono rimasti liberi il 75% dei posti disponibili ! Per quanto riguarda gli infermieri rispetto alla media europea, di 9 infermieri per mille abitanti, nel 2022 l’Italia si è piazzata in fondo alla classifica con 6,3 . Ma il dato allarmante è rappresentato dagli iscritti in scienze infermieristiche sono in numero inferiore ai posti disponibili. Sbandierare l’obiettivo di assumere 20.000 infermieri e 10.000 medici è pura propaganda prima di fondamento. Giustamente i rapporti dell’osservatorio Gimbe fanno rilevare che è prioritario rimotivare il personale sanitario mortificato dalle basse retribuzioni e turni troppo pesanti che compromettono anche la qualità e tempestività dell’assistenza.
Un altro grande imbroglio è rappresentato dai trionfali annunci sui fondi del PNRR destinato a rinnovare le strutture del sistema. Ma se già adesso le strutture ordinarie faticano ad andare avanti come si fa a garantire la funzionalità di nuove strutture aggiuntive a quelle esistenti ?!
Case di comunità (strutture di prossimità aperte 24 ore su 24 e 7 giorni su 7). Ospedali di comunità (strutture intermedie tra gli ospedali “più strutturati” e il territorio. Centrali operative territoriali (coordinamento di tutte le strutture presenti nel territorio per garantire la totale presa in carico dei pazienti. E ,dulcis in fundo, incremento dei servizi a domicilio. In questo guazzabuglio di strutture , alcune disordinatamente distribuite per compiacere il referente politico del territorio, dopo il taglio del nastro metteranno i lucchetti alle porte (come già avvenuto in alcune regioni) perché non ci sono le risorse umane che garantiscono la continuità dei servizi.
Con l’autonomia differenziata andrà ancora peggio
Come è noto l’associazione “sovversiva” denominata C.E.I. (conferenza episcopale italiana) più volte ha espresso preoccupazione e riserve sulla introduzione dell’autonomia differenziata. Aumento delle disuguaglianze tra le regioni con il rischio è che le regioni più ricche possano allontanarsi ulteriormente da quelle meno sviluppate, accentuando le disparità già esistenti, soprattutto in settori cruciali della sanità, trasporti , scuola e servizi sociali. Insomma viene così compromessa l’unità nazionale con la frammentazione del sistema in tanti staterelli . Per restare in tema di servizi sanitari è di tutta evidenza che il primo diritto costituzionale, la tutela della salute, costringerà migliaia di persone a farsi curare nelle strutture delle regioni più ricche (con il rischio del collasso anche al Nord) .
Che fare ?
Fare sentire la voce di chi crede ancora nella democrazia, sconfiggere con il voto referendario il disegno secessionista . Riscoprire il ruolo delle reti civiche e della cittadinanza attiva che non rinuncia all’impegno e trova le ragioni per mettere insieme idee e proposte di forze laiche e religiose, del lavoro e della cultura, dei giovani e degli anziani.
Gianfranco Motta













