“In Sicilia di anoressia si può morire”, la storia di Noemi

noemi barresi

“La Sanità regionale siciliana non dispone di centri specializzati e non dà convenzioni ai privati o associazioni. A denunciarlo è Antonella Stival, una madre di Vittoria la cui figlia, Noemi Barresi, è affetta da anoressia grave restrittiva. “Qui, in Sicilia- aggiunge la signora Stival- di anoressia si può, anche morire”.

Il D.C.A. (Disturbo del Comportamento Alimentare), è una patologia in fase crescente tra la popolazione soprattutto giovanile e se non si intervenire sin dai primi momenti in cui la malattia si manifesta si rischia di morire.

“La Sanità siciliana- ci spiega ancora la signora- è priva di Centri riabilitativi nutrizionali che garantiscono ai soggetti malati il ricovero e l’assistenza ai pasti giornalieri. In Sicilia, ci sono dei piccoli ambulatori con mediocre professionalità e per accedervi bisogna aspettare lunghe liste d’attesa, anche di sei mesi. La maggior parte delle persone affette da DCA, però, necessitano, per il loro stato grave di salute, l’immediato bisogno di cure e sono costrette a rivolgersi presso le strutture che ne garantiscono l’immediata presa in carico, collocate nelle altre regioni italiane. Questa loro obbligata scelta, comporta gravi difficoltà economiche e disagi per le famiglie. Pochissimi sono, infatti, i pazienti che economicamente possono accedere a degli ambulatori privati o facenti parte di associazioni, all’avanguardia come il Centro di Riabilitazione Nutrizionale di Oliveri in provincia di Messina, poiché ha un costo minimo di 300 euro settimanali per la durata intensiva di due mesi. Questi ambulatori, essendo privi di qualsivoglia convenzione regionale, non possono assumersi il carico di assistenza di chi non ha disponibilità economiche. Non si capisce, però, perché la Regione Sicilia per ogni malato di Dca che chiede assistenza alle strutture extra regionali dispone la diaria giornaliera di circa 550 euro, quando potrebbe concedere le dovute convenzioni, al fine di garantire il servizio assistenziale dentro il proprio territorio, tagliando del 50% la spesa, direttamente nei Centri di Riabilitazione Nutrizionali privati o Associazioni già esistenti nella nostra regione”.

La signora si rivolge quindi direttamente alle Istituzioni, dichiarando:  “La sensibilizzazione alla soluzione del problema deve essere presa subito in carico dalle nostre Istituzioni, al fine di garantire la vita e la tranquillità sia individuale,  per le persone malate di(Disturbo del Comportamento Alimentare,  che familiare”.

La battaglia di questa madre è iniziata già nei mesi scorsi sul social network Facebook. Qui ha cercato di attirare l’attenzione di esponenti politici e semplici cittadini ed ancora oggi chiede che la problematica venga sollevata il più possibile, al fine di avere la giusta attenzione e riuscire a cambiare l’attuale stato delle cose.

“Da quattro giorni mi trovo a Messina- racconta ancora- perché la mia principessa è stata messa in lista d’attesa in una struttura è stata messa in lista d’attesa, per almeno sei mesi, a Villa Garda, in provincia di Verona. Sono stata costretta a prendere una casa in affitto poiché mi ha chiesto di non allontanarmi da lei in modo assoluto ed in più devo pagare le preziosissime cure di riabilitazione che la formidabile equipe dei medici del Centro Riabilitativo Nutrizionale hanno già cominciato a farle”.

La Madre di Noemi scrive al Vescovo

Ha deciso di scrivere al Vescovo di Ragusa la signora Antonella Stival, madre di Noemi Barresi, la ragazza affetta da anoressia grave restrittiva attualmente in cura in un ambulatorio di Messina. Già nei giorni scorsi la signora aveva denunciato l’assenza, in Sicilia, di centri di ricovero a permanenza per queste patologie. Nonostante esistano degli ambulatori all’avanguardia, inoltre, questi non hanno alcun tipo di convenzione.

Al Vescovo, la signora Antonella scrive: “mia figlia lotta con la sua malattia da ben sette anni e da quasi un anno si è aggravata, tanto da essere in costante pericolo di vita. A giugno è stata ricoverata in una Casa di Cura a Firenze, ma, essendo il reparto accorpato con quello dei disturbi mentali, la ragazza è andata in forte depressione, a tal punto da volersi togliere la vita, quel dono prezioso che Dio ed io, insieme alla buonanima del suo papà, le abbiamo dato. A quel punto l’ho portata a Catania, in una divisione di psichiatria, ma le prescrissero degli psico-farmaci che la facevano solo dormire e digiunare ed ha perso ulteriormente peso (la scorsa settimana pesava 29 chili). Disperata, mi sono messa alla ricerca di qualche altro Centro ed ho scoperto una terapia innovativa, del Dr. Riccardo Dalle Grave, dirigente del reparto dei Disturbi del Comportamento Alimentare di “Villa Garda” a Garda.  Qui,  però, ci hanno detto che bisogna aspettare 6-7 mesi. Intanto, vista la mia insistenza, il medico ci ha fornito il contatto di un suo collega che ha adottato la sua tecnica in Sicilia, a Messina, dove ora curano Noemi. Le tecniche, però, sono a pagamento, dato che si tratta di un ambulatorio privato: 300 euro a settimana, oltre allo psicoterapeuta esterno. La terapia dura due mesi e sono stata costretta ad affittare un appartamento, altri 370 euro mensili, dato che l’ambulatorio è diurno. A Garda, invece, le cure sono gratuite perché la clinica è convenzionata con il Servizio Sanitario. Lo stato di salute di mia figlia, però, non può più aspettare . Sua Eccellenza, Le chiedo, con questo cuore di madre in mano, che mi dia la speranza di poter intervenire, illuminato dalla sapienza di Dio Padre, per far ricoverare Noemi a Firenze, al fine di salvaguardare la vita della mia figliola e anche la tranquillità familiare. L’abbraccio, come una madre riesce fare”.

(Si ringrazia Nadia D’Amato, autrice degli articoli, per la disponibilità a condividerli con i lettori de “La Spia”)

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