Sicilia, non è una buona domenica…

Scrivo da Ragusa facendo i conti con le notizie, i numeri e le dichiarazioni delle ultime ore e non è un bel vedere né un bel sentire.

Qui Palermo. Arriveranno, da Roma, ispettori e militari dei NAS dei Carabinieri per fare luce sulla autentica disponibilità di posti letto ospedalieri e di terapia intensiva dopo le ultime, asperrime polemiche. Attenzione però: il  direttore generale del dipartimento Salute della Regione Siciliana, Mario La Rocca, lo scorso 4 novembre, nella chat di WhatsApp con i manager delle ASP ordinava (usando un termine in dialetto) di “calare” rapidamente nelle piattaforme digitali i numeri dei posti letto di rianimazione, “calare” ovvero caricare, immettere, inserire non certo “gonfiare” o aumentare in maniera scorretta e indiscriminata … di conseguenza, al di là dei toni severi e di qualche parolaccia di troppo (ma eravamo comunque in una chat privata) la sua difesa fatta dal presidente della Regione e dall’assessore alla Salute regge. Invece, benché abbia avuto meno risalto mediatico, è più ficcante e pungente la recente denuncia del Cimo (Coordinamento Medici Ospedalieri) secondo cui in Sicilia vi sarebbero 210 “posti letto fantasma” che esistono solo negli elenchi della Regione ma di cui non vi sarebbe traccia nelle corsie!   

In ogni caso tanti, troppi esponenti istituzionali stanno dando vita a reazioni scomposte mostrando una profonda frattura in termini politici e personali ed è davvero un pessimo spettacolo. La situazione siciliana è difficile, le cifre su contagi e decessi da covid 19 da settimane sono sconfortanti: servirebbero un sentimento unitario e uno spirito di servizio comune piuttosto che il “tutti contro tutti” che sta appassionando la nostra classe dirigente.

Qui Catania. Il direttore medico dell’Ospedale Garibaldi di Catania, Sebastiano De Maria, è stato aggredito e malmenato da tre persone che volevano a tutti i costi entrare nell’area Covid riservata e chiusa al pubblico per ovvi motivi precauzionali: per lui dieci giorni di prognosi. 

Qui Ragusa. All’Ospedale Giovanni Paolo II nei giorni scorsi è stato rubato un apparecchiatura per la sanificazione delle ambulanze, un atto criminale di un’infamia più unica che rara e confermato ieri dal responsabile del 118.  

Qui Vittoria. Il presidente provinciale di Federfarma Ragusa, Luigi Bianculli, denuncia esplicitamente di come a Vittoria persone contagiate da covid 19 si rechino nelle farmacie mettendo a grave rischio l’incolumità dei farmacisti e degli altri clienti. Proprio a Vittoria recentemente è morto il farmacista Rosario Guastella che aveva contratto il coronavirus. 

Mi fermo ma l’elenco di episodi simili e altrettanto gravi è lungo. Tira una brutta aria in questa fine di novembre. E’ come se per arrivare al mese di dicembre e al Natale avessimo bisogno di resettare, di riprendere in mano la situazione, di recuperare una visione giusta, decorosa, equilibrata tanto nei comportamenti pubblici quanto in quelli privati per affrontare meglio questa maledetta seconda ondata di pandemia. Ovviamente da un lato si dovrà appurare rapidamente la verità su eventuali scorrettezze e, se necessario, qualche testa (metaforicamente) salti e qualche cretino venga sconfessato o mandato a casa se non degno di stare in posizioni apicali e di responsabilità ma è altrettanto ovvio l’auspicio che le polemiche sterili, inutili, strumentali e insulse debbano cessare. Natale si avvicina, sarà un Natale anomalo e difficile per tutti ma almeno ci si impegni a ritrovare il senso della comunità che è andato smarrito rispetto alla prima ondata di contagi di primavera: si seppelliscano con  i morti, si aiutino e confortino i vivi.

Il parroco della chiesa Maria Santissima Annunziata di Ragusa, Raffaele Campailla, è morto ieri. Aveva 47 anni, non un anziano con patologie pregresse. Padre Raffaele era davvero apprezzato e benvoluto da tutti nella comunità cattolica e nella società laica. Un sacerdote dal cuore generoso e appassionato come bene lo ha descritto la Diocesi di Ragusa (dal cui sito internet è tratta la foto). La notizia del suo ricovero in coma farmacologico aveva suscitato in pochi giorni un’enorme partecipazione popolare con le preghiere sincere di migliaia di persone che hanno sperato fino all’ultimo che si salvasse. Così non è stato.  Bene, se chi ha pregato con il dono della fede o in forma laica perché padre Raffaele guarisse è rimasto deluso, ci viene da sperare che sia lui adesso a pregare per noi affinchè nella provincia di Ragusa, in tutta la Sicilia e ovunque tornino la serietà, la sobrietà e la correttezza nei comportamenti e nelle scelte di chi ha responsabilità pubbliche, tornino la serenità, la benevolenza e il rispetto delle regole nei comportamenti privati e giunga un po’ di sana e necessaria speranza per tutti. Ne abbiamo bisogno. 

Oggi, davvero, in Sicilia non è una buona domenica … speriamo che la prossima, quando mancheranno tre settimane al Natale, vada meglio!

Emiliano Di Rosa

Condividi
43 anni, giornalista da 20 e professionista da 12, una lunga esperienza di cronista parlamentare alle spalle, tanto a Roma quanto a Palermo, assieme alla passione per tutte le vicende politiche che riguardano, in particolare, gli enti locali siciliani.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Aggiungi una immagine