Solite domande post vacanze…

A volte, quando sono a bordo della mia vespa e vado in giro per Modica, forse a causa della  lentezza che il poco dotato (e vecchio) motore a due tempi mi concede, cerco di immaginare come fosse questa città…prima.

E quando dico “prima”, dico molti, molti anni prima che io e voi nascessimo!

Attraversando il Corso Umberto penso che sotto di me esistono l’alveo e piccoli ponti di collegamento tra una parte e l’altra delle due sponde e mi chiedo, ogni volta, cosa potrebbero mai pensare i turisti se si trovassero davanti non questa, ma quella Modica, la “Venezia del Sud” ormai sepolta sotto i segni oleosi e indelebili delle nubi di smog?

E Già! Perché oggi i visitatori rimangono incantati ugualmente della sua bellezza, arrivando anche a perdonare l’inciviltà delle autovetture onnipresenti e l’assenza di adeguati strumenti di mobilità. Figuriamoci, allora, se trovassero l’essenza stessa della modicanità, liberata dai mostruosi palazzoni nel centro  storico e scrostata da tutte le conseguenze barbare degli errori politici e amministrativi di molti uomini del secolo scorso, ma anche di alcuni di quello presente, ai quali non dovrebbe essere concesso alcun indulto.

E poi penso: ma perché immaginare quella bellezza solo per i turisti? Perché non pensare a quella bellezza come cura contro le cattive giornate di noi modicani? Perché non immaginare una Modica originaria, pulita, ordinata, aperta, nella quale crescere nuove generazioni di cittadini, i nostri figli, e tenerli lontani dalla rassegnazione?

Quest’estate ho avuto modo di parlare con un imprenditore che conosce bene il suo lavoro, perché ha iniziato con la manicola e il cappello di carta in testa. Egli mi diceva che il suo sogno sarebbe riaprire la volta del Corso Umberto e ripristinare l’alveo e i ponti, creando un sistema di ricircolo delle acque per ricreare l’atmosfera del vecchio torrente. Sosteneva che tecnicamente la cosa è possibile e non costerebbe tanto e noi modicani ne trarremmo benefici in tutti i sensi.

Io gli ho detto di avere fatto una simile proposta in uno dei miei Tazebao e che qualcuno, su facebook, mi ha preso per pazzo ed ha proposto di mandarmi in Cina (chissà poi perché proprio in Cina? Boh!).

Lui mi ha risposto che questa cosa la farebbe lo stesso, se solo ne avesse la possibilità, mandando a quel paese gli idioti che non sanno sognare, perché bisogna avere il coraggio di fare grandi cose, anche quelle che sembrano folli, se si vuole cambiare veramente la realtà.

In effetti non aveva tutti i torti! Ci siamo fatti convincere che interventi da pochi euro sono grandi opere per la città e, a conferma di ciò, ci vantiamo che un paio di alberelli sono stati piantati al Pizzo, a Modica Alta, “per rendere ancora più bello un angolo molto suggestivo della città”.

Ci vantiamo di un paio di alberelli per abbellire un luogo che ha bisogno di interventi mirati di manutenzione straordinaria: dalla sabbiatura della pavimentazione e dei parapetti in pietra alla tinteggiatura dell’inferriata, dalla rimozione delle erbacce lungo la parete che si affaccia su Modica, allo spostamento dei pali dell’Enel e dei fili elettrici. Solo dopo avere fatto queste importanti opere e dopo avere sostituito le brutte panchine esistenti con nuove, adeguate per stile e decoro e solo dopo avere curato l’illuminazione artistica, sarebbe utile provvedere con la piantumazione degli alberelli.

Dalla teoria alla pratica: si è deciso di partire dalla fine, spendendo poco o nulla, ovviamente senza nemmeno l’idea di tornare indietro e procedere con le opere più urgenti e necessarie.

Questa è la cultura “dell’arrabbattare”, “dell’apparicciare”, del fare poco ma fare qualcosa, nella logica secondo cui fare qualcosa è sempre meglio di non fare nulla.

In virtù di questa logica assistiamo all’inaugurazione di una bambinopoli a Marina di Modica che, diciamoci la verità, è assai modesta. Mia figlia, dopo avere esaminato i pochi giochi offerti, con un certo rammarico l’ha definita una “neonatopoli”, perché lei, già ad 8 anni, non può farci più nessun gioco. E sapete cosa mi ha chiesto? Di portarla  alla bambinopoli di Rosolini, “dove c’è veramente come divertirsi!”.

A Rosolini!!!???

E allora: cosa manca ai nostri amministratori per comprendere che bisogna “scommettere” guardando lontano?

Cosa bisogna dire per far comprendere a chi di dovere che Modica ha bisogno di scelte straordinarie e non di spicciola manutenzione di terz’ordine?

Quale preghiera bisogna rivolgere per fare comprendere agli inquilini di S. Domenico che Modica ha bisogno di ben altro che le mere “apparicciate”, fatte solo per dare la parvenza di un dinamismo inesistente?

Come bisogna agire per far capire che la critica non è segno di odio ma di amore per la città, nel tentativo di stimolare una reazione in chi governa, per alzare la posta in gioco a beneficio di tutti?

Dov’è la svolta tanto promessa?

Quale storia stiamo scrivendo?

Verso quale direzione stiamo dirigendo il nostro futuro?

Scerbatura?

Feste di paese?

ZTL al servizio di pochi e dove non passa nemmeno un cane?

Sagre?

Concerti di quartiere?

E poi cosa ci resta, oltre la sporcizia sulla piazza?

1 commento

  1. Sono un ingegnere che vive (ma non opera) a Modica. Da molto tempo anch’io coltivo il sogno di ricreare un centro storico senza asfalto, magari con i torrenti e I ponti in bella vista! Non credo però che I costi per un buon intervento possanno essere contenuti, considerando anche le necessarie opere complementari quali ad esempio quelle di difesa idraulica a monte. Ritengo tuttavia che le nostre classi di amministratori, a maggior ragione se vi sono tecnici prestati alla politica, debbano consegnare ai Cittadini un’idea ambiziosa di lungo periodo dell’aspetto della Città che, se buona e condivisa, sara certamente perseverata da Chi verrà dopo. In Italia vi sono moltissimi esempi di centri storici ripristinati con accorgimenti moderni ma sul solco della tradizione storico-edilizia del luogo.

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